Tag: Alessandro Manzoni

I “classici” di oggi


La memoria, diceva Umberto Eco, ha due funzioni principali. La prima è di contenere. Ovvero fare da contenitore a ricordi non solo propri, ma anche appartenenti a componenti della propria famiglia, della cerchia di amicizie e conoscenze, e della comunità a cui si appartiene. La memoria, come contenitore, ci permette di possedere un’identità. Senza identità saremmo come lo smemorato di Collegno: conteso da due mogli e incapace di scegliere quale vita vivere. La storia, in questo senso, è uno strumento della memoria collettiva. La seconda funzione è quella di filtrare. Sarebbe infatti impossibile contenere tutti i ricordi, tutte le informazioni, nostre e altrui, che andiamo via via accumulando nel corso della vita. Finiremmo per somigliare a quei soggetti affetti dalla sindrome di Asperger: capaci di memorizzare fin nei minimi particolari le molte sfaccettature di un soggetto, ad esempio la pianta di una città, ma incapaci di vivere. Filtrare le memorie, selezionarne alcune e scartare le altre, è quindi una funzione indispensabile per poter vivere pienamente. In questo senso, i classici, sono il risultato di entrambe queste operazioni.

Continua nel Blog…

Scrivere in prima persona


Dopo il caloroso riscontro che Scrivere in prima o in terza persona e Come scrivere in terza persona hanno ottenuto negli anni dai lettori che sono passati e ancora passano da questo blog, mi sono finalmente deciso a imbastire un ennesimo articolo sulle “persone”: non quelle che scrivono né quelle che leggono, quelle che narrano. Infatti, se vogliamo, tutta la questione che ruota attorno alla prima, alla terza e, per amore di completezza, alla seconda persona si può riassumere in una semplice domanda: da quale punto di vista mi viene narrata questa storia?

L’esitazione corre sul filo dei tre punti…


Senza lasciarci sfuggire l’opportunità di citare il caro, vecchio e ormai defunto Zygmunt Bauman a proposito della società dell’incertezza – la nostra – ovvero: «La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun’altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza», non possiamo evitare di segnalare quanto la funzione allusiva dei tre puntini di sospensione sia perfettamente rappresentativa dell’epoca che stiamo attraversando.

Come progettare un romanzo


Le storie narrate nei romanzi sono prodotti di finzione. Possono essere ispirate a storie vere, ma vengono plasmate e modificate per risultare verosimili. Questo vuol dire che i romanzi sono interpretazioni della realtà. Una buona trama ha una struttura solida, un significato preciso ed è portatrice di un messaggio universale che in realtà la vita vera non ha.

Lessico editoriale


Vocabolario critico per giovani autori:

Aggettivazione s.f. [der. di aggettivare]. – Può essere minimalista o iperbolica, ma anche leziosa, sobria, sciatta, voluttuosa, abulica, perniciosa…

Canone s.m. [dal lat. canon -ŏnis, originariamente un regolo da artigiani]. – 1. Tutto ciò che è storicamente bello, secondo l’élite; 2. Tutto ciò che è esteticamente bello, secondo l’élite; 3. Tutto ciò che non è brutto, secondo l’élite.

Manzoni, Alessandro s.m. [antroponimo]. – Viveva nei pressi di Como, sulle rive di un lago… non so altro, prof.

Razzolamerda s. m. e f. [voc. di origine lett.]. – 1. Protagonista principale di un romanzo di David Foster Wallace; 2. Protagonista principale della Repubblica delle Lettere, nel ruolo di cooptato; 3. È per loro che i posteri smetteranno di scrivere (ma non di leggere).

…continua

Pronomi atoni


Alcune grammatiche sconsigliano l’uso di gli e le in riferimento a cose inanimate. Noi siamo dell’opinione che il loro utilizzo nell’uso parlato sia opportunamente diffuso: «Questo orologio non funziona più: che gli hai fatto?». Nell’uso scritto, benché l’utilizzo di gli o le non sia esplicitamente un errore, l’unica alternativa non è il ricorso al pronome esso ma a un diverso giro di frase.

Il partitivo e le preposizioni articolate


Di tanto in tanto una preposizione e un articolo s’incontrano, si piacciono e fanno comunella. Dal loro incontro nascono le preposizioni articolate.