Lessico editoriale


vocabolario

Vocabolario critico per giovani autori

Aggettivazione s.f. [der. di aggettivare]. – Può essere minimalista o iperbolica, ma anche leziosa, sobria, sciatta, voluttuosa, abulica, perniciosa…

Amazon s. ingl. [antroponimo di derivazione mitologica]. – Antica divinità caucasica protettrice degli aspiranti scrittori (v. voce), tornata alla ribalta nella posterità.

Apocalittici s.m. e f. pl. [der. di apocalittico]. – 1. Che sostengono posizioni radicali verso gli aspiranti scrittori (v. voce); 2. Che si ritengono gli unici detentori della vera Cultura; 3. Che pur disprezzando aprioristicamente tutto ciò che è “di massa”, ne lumeggiano di nascosto i prodotti.

Aspirante, scrittore s.m. e f. ma anche agg. [voce di origine dotta (o quasi)]. – 1. Colui che aspira a una carica, a un ruolo, a una posizione all’interno della Repubblica delle Lettere; 2. Ce ne sono troppi, troppo scadenti; 3. Ne vengono pubblicati troppo pochi, ma comunque troppi.

Autoeditoria s.f. [neologismo, per incrocio di auto ed editoria]. – Chiedere a Marco Amato.

Continua a leggere

L’intellighenzia


 

630

Cerco un centro di gravità permanente

La figura dello scrittore, in Italia, pare non poter essere scissa da quella dell’intellettuale. Che qualcuno possa semplicemente essere bravo a inventare storie e a raccontarle, senza per questo avere qualcosa di profondo o trasversale da dire sul mondo, la vita o se stesso, come idea sembra non riuscire ad attecchire. In Italia se vuoi essere considerato uno scrittore, devi per forza avere un’opinione sui maggiori fatti di attualità, una posizione precisa verso la Sacra Madre Chiesa, una visione originale della famiglia, l’eutanasia, l’immigrazione, il ruolo della donna, i centri di potere, la giustizia o la sua parvenza. In Italia se vuoi essere preso sul serio, devi prenderti sul serio. Se non ci credete, provate a dare un’occhiata agli articoli apparsi su Nazione Indiana a cavallo tra il ’04 e il ’05: se volete essere considerati scrittori, è con la maestria e le opinioni di quegli scrittori lì che dovete confrontarvi: siete sicuri di riuscire a reggerne il paragone?

Continua a leggere

10 motivi per cui ho deciso di chiudere il blog prima dell’estate

La coscienza del libro


La coscienza del libro

delve-into-the-ongoing-sensual-series-you-wont-be-able-to-get-enough-of

Tutta una questione di evoluzione

Dare una definizione univoca e universalmente condivisa di coscienza è tanto complicato quanto dare una definizione univoca e universalmente condivisa di bellezza. Abbiamo capito, e forse lo sapevamo già istintivamente, che è la coscienza a distinguerci dagli altri animali. Sapersi riconoscere allo specchio è, ad esempio, il primo segnale del fatto che una coscienza in effetti la si possiede. I cani non si riconoscono allo specchio; i gatti neppure. Scimmie antropomorfe come gli scimpanzé, i gorilla e i babbuini invece sì. Eppure guardando un cane negli occhi possiamo realmente affermare che egli non sia cosciente di sé, dei suoi padroni e del mondo che lo circonda? E quanta differenza c’è tra la coscienza umana e quella di un babbuino, nonostante quest’ultimo allo specchio riconosca se stesso esattamente come facciamo noi?

In un certo senso ciò dipende dalla quantità di coscienza. Un polipo, ad esempio, è in grado di riconoscere un granchio – il suo piatto preferito – chiuso all’interno di un barattolo sigillato da un coperchio; è in grado di capire che per arrivare al bocconcino deve prima svitare il tappo ed è in grado i compiere tutti i gesti necessari affinché questo avvenga. Eppure il polipo allo specchio non pare riconoscersi; e sfido chiunque di voi, pur possedendo le capacità linguistiche per farlo, a instaurare una discussione filosofica o teologica con lui. Insomma, probabilmente più si è coscienti più si è vicini allo stato che normalmente definiamo “umano”. Ma siamo sicuri che sia solo una questione di quantità? Tutti gli esseri umani hanno lo stesso livello di coscienza?

Continua a leggere

Avverbi interrogativi e esclamativi


Avverbi interrogativi e esclamativi

Avverbi interrogativi

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Lo scorso lunedì abbiamo parlato di avverbi di giudizio: quelli di affermazione e di negazione; oggi invece vediamo gli avverbi interrogativi e esclamativi. Essi introducono una interrogativa diretta: «quando pensi di arrivare?». Si possono distinguere in avverbi interrogativi di luogo: «dove stai andando?»; avverbi interrogativi di tempo: «quando arriva papà?»; avverbi interrogativi di modo: «come ci sei riuscito?»; avverbi interrogativi di misura: «Quanto è lungo il ponte di Brooklyn?»; avverbi interrogativi di causa: «Perché gli hanno sparato?».

Continua a leggere

Scrivere è una malattia mentale


Scrivere è una malattia mentale

Guest-Post

Un guest post di Alessandro Liggieri

Salve sono il Dott. Storytelling, laureato in metafisica empirica ad Oxford e mi occupo del recupero di soggetti mentalmente disturbati, con specializzazione in scrittori.

Partiamo da una constatazione di fatto: scrivere è una malattia. Se non ci credete, basta leggere “Frenologia e conformazione del cranio degli scrittori” di Cesare Lombroso.

Questa mia convinzione non è il frutto di un’affermazione campata in aria, ma nasce dall’analisi metodica, scientificissima e quotidiana di un campione di moltimila scrittori. A breve pubblicherò il risultato della ricerca sul prestigioso periodico “Chi”, ma ho deciso di anticipare un breve abstract qui sul blog di Salvatore, che gentilmente ha contribuito a finanziare la mia ricerca, una ricerca scomoda, ma che andava fatta.

Ho rinchiuso degli scrittori in una stanza e in quella accanto ho chiuso dei soggetti affetti da ludopatia, la malattia di bruciare la pensione di povera nonna ai giochi d’azzardo. Ho dotato entrambe i gruppi solamente di una scrivania, una sedia ed un computer ed i risultati sono stati interessanti. Entrambi si dimenticano della realtà che li circondano e passano ore davanti al display, spinti da una coazione a ripetere gli stessi identici gesti in modo compulsivo e senza soluzione di continuità. La cosa ancora più interessante è che, mostrando le due stanze ad osservatori neutrali, nessuno ha saputo indicare con certezza chi fossero gli scrittori e chi i ludopati.

Continua a leggere

Conoscere gli scrittori è un bene?


Conoscere gli scrittori è un bene?

1396.jpg

Strategie di marketing

Non bisognerebbe conoscere mai l’autore di un libro che ti è piaciuto molto. Quei pochi che ho incontrato di persona erano… sono, persone sgradevoli. E la domanda che mi pongo sempre più spesso è: «Ma se incontrassero se stessi, cosa penserebbero di loro?» La risposta a questa domanda è quasi scontata, visto che nella maggioranza dei casi non ci sopportiamo a vicenda. Non sopportiamo l’aspirante scrittore che ci tempesta con il suo bisogno di attenzioni, che ci contesta nei commenti per mettersi in mostra, che dà vita a prodotti narrativi di dubbio gusto e qualità, ma solo perché ci ricorda troppo da vicino noi stessi. Quello che lui sta facendo, noi l’abbiamo già fatto. Quello che pensa, quello che scrive… ci siamo già passati. L’odio viscerale, il fastidio non li si prova per una persona che ci è del tutto indifferente. Questi sentimenti li riserviamo a noi stessi. E gli altri, come diceva Osho, sono solo il nostro riflesso.

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: