Considera l’o’o


Considera l’o’o

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In libreria da oggi

«Avevi promesso!» disse il piccolo Abe: braccia incrociate, sguardo infuocato.

Il vecchio Corbin Keep, che dalla finestra sulla veranda fissava i margini della palude da ormai cinque minuti buoni, parve non sentirlo. Era tutto proteso verso le fronde degli alberi. Il mento alto, i lineamenti tesi.

«Avevi promesso…» ripeté Abe, un po’ meno convinto.

Corbin mosse impercettibilmente il viso nella direzione della sua voce. Scorse il nipote con la coda dell’occhio, e ne fu sorpreso.

«Come dici?»

«La storia,» precisò Abe, «avevi promesso».

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STOP!


STOP!

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Il tempo è scaduto

Quando il giornalista gli chiese perché nei suoi romanzi parlasse sempre e solo di amore e di morte, Louis-Ferdinand Céline rispose: «Che altro conta?». Non voglio apparire ridicolo affermando che Céline avesse torto, tuttavia esiste un argomento immensamente di più importante dell’amore e della morte, e ad essi comunque legato: il tempo!

Oggi di tutta la letteratura greca ricordiamo soprattutto i poemi di Omero. Nell’Odissea Omero fa qualcosa di così moderno da renderlo imparagonabile ai suoi contemporanei e a molti altri autori dopo di lui. Del romanzo greco ho già parlato, quindi non ci tornerò. Basti dire che quando Ulisse parte da Itaca alla volta di Troia è già un uomo maturo; non vecchio, si badi, ma maturo: pieno di esperienza. La guerra dura dieci anni, al termine della quale Ulisse si rimette in viaggio per tornare a casa. Il destino, o più precisamente, gli dei lo costringono però a un lungo vagabondaggio; da cui l’espressione: «Le vacanze, quest’anno, sono state una vera odissea!».

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L’invisibilità del blogger-scrittore


L’invisibilità del blogger-scrittore

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Quando provare non comporta riuscire

The Invisible Man è un romanzo di fantascienza scritto da H.G. Wells nel 1881. Parla di un promettente fisico, Griffin, che ignorato dai suoi contemporanei si dedica anima e corpo a sviluppare una nuova tecnologia per ottenere il denaro e il rispetto che ritiene di meritare. Naturalmente la scoperta su cui lavora è l’invisibilità. Il romanzo, per quanto affascinante, non finisce bene.

Ora, se escludiamo per un attimo l’aspetto fantascientifico dal nostro discorso, non pare anche a voi che fare blogging per ottenere visibilità e credito, nella speranza di avere un giorno successo come scrittore, non abbia forse qualcosa in comune con questa storia? Io ritengo di sì, solo che l’invisibilità del blogger-scrittore dei giorni nostri non è data da una scoperta fantascientifica, ma dalla moltitudine di tutti gli altri che come me e voi ci provano ogni giorno.

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Grammar-nazi


Grammar-nazi

 

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Scegli la vita; scegli la grammatica

Scegliete la grammatica. Scegliete un sostantivo; scegliete una preposizione articolata; scegliete la sostantivazione dell’aggettivo; scegliete un superlativo del cazzo; scegliete pronomi, avverbi, articoli determinativi e indeterminativi. Scegliete la buona scrittura, il refuso controllato e la sintassi lineare; scegliete un predicato verbale; scegliete un’ortografia pulita; scegliete gli aggettivi singolativi; scegliete uno stile semplice e locuzioni coordinate; scegliete un discorso in tre parti e riempitelo di retorica; scegliete una punteggiatura corretta e domandatevi a che serva il punto e virgola; scegliete di sedervi in poltrona a spappolarvi il cervello con un romanzo russo, di rispondete a un quiz sul congiuntivo mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in una squallida biblioteca di periferia ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete votato per rappresentarvi; scegliete un futuro anteriore; scegliete la grammatica. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la grammatica: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando si è aspiranti scrittori?
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Lessico editoriale


vocabolario

Vocabolario critico per giovani autori

Aggettivazione s.f. [der. di aggettivare]. – Può essere minimalista o iperbolica, ma anche leziosa, sobria, sciatta, voluttuosa, abulica, perniciosa…

Amazon s. ingl. [antroponimo di derivazione mitologica]. – Antica divinità caucasica protettrice degli aspiranti scrittori (v. voce), tornata alla ribalta nella posterità.

Apocalittici s.m. e f. pl. [der. di apocalittico]. – 1. Che sostengono posizioni radicali verso gli aspiranti scrittori (v. voce); 2. Che si ritengono gli unici detentori della vera Cultura; 3. Che pur disprezzando aprioristicamente tutto ciò che è “di massa”, ne lumeggiano di nascosto i prodotti.

Aspirante, scrittore s.m. e f. ma anche agg. [voce di origine dotta (o quasi)]. – 1. Colui che aspira a una carica, a un ruolo, a una posizione all’interno della Repubblica delle Lettere; 2. Ce ne sono troppi, troppo scadenti; 3. Ne vengono pubblicati troppo pochi, ma comunque troppi.

Autoeditoria s.f. [neologismo, per incrocio di auto ed editoria]. – Chiedere a Marco Amato.

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L’intellighenzia


 

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Cerco un centro di gravità permanente

La figura dello scrittore, in Italia, pare non poter essere scissa da quella dell’intellettuale. Che qualcuno possa semplicemente essere bravo a inventare storie e a raccontarle, senza per questo avere qualcosa di profondo o trasversale da dire sul mondo, la vita o se stesso, come idea sembra non riuscire ad attecchire. In Italia se vuoi essere considerato uno scrittore, devi per forza avere un’opinione sui maggiori fatti di attualità, una posizione precisa verso la Sacra Madre Chiesa, una visione originale della famiglia, l’eutanasia, l’immigrazione, il ruolo della donna, i centri di potere, la giustizia o la sua parvenza. In Italia se vuoi essere preso sul serio, devi prenderti sul serio. Se non ci credete, provate a dare un’occhiata agli articoli apparsi su Nazione Indiana a cavallo tra il ’04 e il ’05: se volete essere considerati scrittori, è con la maestria e le opinioni di quegli scrittori lì che dovete confrontarvi: siete sicuri di riuscire a reggerne il paragone?

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6 domande frequenti sul corretto uso della virgola


6 domande frequenti sul corretto uso della virgola

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Come si usa la virgola?

Sul corretto uso della virgola spesso si possiedono idee confuse. L’ambiguità di utilizzo è dovuta a molteplici cause; in particolare all’abitudine di far corrispondere questo segno grafico con le pause di lettura, quelle che vengono naturali prendendo fiato mentre si legge a voce alta. C’è, inoltre, una tendenza, contemporanea, a usare la virgola per mettere in rilievo alcuni elementi del discorso, indipendentemente, dalla loro relazione sintattica con il resto della frase…

Alcuni dubbi sono più diffusi di altri. Prendendo l’idea dal saggio di Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, ho pensato di raccogliere le domande più frequenti sul corretto uso della virgola in un breve elenco numerato. Naturalmente tentando di darne anche le risposte.

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Come scrivere un dialogo che funziona


Come scrivere un dialogo che funziona

Dialoghi che funzionano

… il sintagma di legamento va evitato

Vi avverto subito: questo è un post con delle pretese. Per questo motivo me ne tenevo felicemente alla larga. Ogni volta che ne scorgevo il titolo nella mia breve lista di “post da scrivere”… be’, semplicemente chiudevo il file. Arriva, però, un momento nella vita di un uomo in cui quello che devi fare, lo devi proprio fare. Oggi, quindi, con grande rammarico, parlerò di: dialoghi che funzionano.

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Piccola storia antica delle droghe


Piccola storia antica delle droghe

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Bacco, perbacco!

“L’inclinazione frenetica 
dell’uomo per tutte le sostanze,
salutari o rischiose,
che esaltano la sua personalità,
 testimonia della sua grandezza.”

– Charles Baudelaire

Quello che separa l’edonismo, la magia, la religione e la medicina è un confine labile. Ossessioni, sventure, malattie e malocchi in principio sono la stessa cosa: un castigo che si cerca di scongiurare con un sacrificio. Le prime ostie furono sostanze psicoattive non diverse dalla canapa, dal vino o da certi funghi. Le prime droghe comparvero non per caso, ma come estrema difesa del mondo vegetale da quello animale. Vatti a immaginare che questo fu poi allo stesso tempo la ventura e la sventura di flora (e fauna).

Quando le piccole comunità di cacciatori-raccoglitori scoprirono che alcune piante potevano con vantaggio essere coltivate, il loro mondo cambiò per sempre. Da nomadi divennero stanziali. Le abitudini, gli usi, i costumi e i rituali cambiarono con essi. Anche il sistema di credenze dovette adeguarsi. Queste comunità di uomini, in principio piccole e poi via via sempre più grandi, dovettero imparare a riaffermare la propria identità culturale facendo esperienza con qualche tipo di sostanza psicoattiva. In termini tecnici ciò si chiama verità rivelata.

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Scrivere per obiettivi


Scrivere per obiettivi

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La strategia della  gratificazione

Alla fine della sua lettura, questo articolo avrà decine di commenti; forse più di un centinaio. Come faccio a saperlo? Lo so perché è già successo: molte volte, con molti altri post. La certezza, o il presentimento di una sua elevata probabilità, mi stimola a procedere nella stesura. I commenti, come sanno coloro che tengono aggiornato con costanza il proprio blog, sono sempre fonte di gratificazione; tale a volte da spingere il blogger a svilupparne una vera e propria dipendenza. Anche non essere letti innesca lo stesso meccanismo, seppure in senso inverso. Tutto questo rientra in un processo che per semplicità chiamerò riflesso condizionato.

Ora, l’obbiettivo di scrivere un post è quello di essere letti e commentati da più persone possibili. La gratificazione si ottiene se questo accade davvero. Possiamo non essere d’accordo e dire che l’obbiettivo dovrebbe in realtà essere quello di comunicare informazioni valide e oneste ai propri lettori, e concorderei con voi se fosse questo l’argomento dell’articolo ma… assecondatemi. Se accade, se il post viene letto e commentato da molte persone, abbiamo un rinforzo positivo. Se non accade, abbiamo un rinforzo negativo. Si viene cioè a creare un collegamento automatico tra un’azione e la sua conseguenza statisticamente più scontata. La stessa cosa si può forse dire del riuscire a portare a termine la stesura di un romanzo…

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