Come lucciole in un barattolo

Come lucciole in un barattolo

IMG_1101

Questa settimana in edicola

Avevo solo dodici anni quando in una splendida sera di agosto, in vacanza nella nostra casa di campagna, mio padre mi aiutò a catturare con un barattolo di vetro alcune delle lucciole che, come tante stelle ondeggianti, si alzavano dall’erba alta del nostro campo. Diversamente da quello che mi aspettavo, acchiapparle non fu difficile. Col vasetto aperto ci sbracciammo ruotando su noi stessi. Quindi, ridendo come matti, coprimmo in fretta l’apertura con la mano. Attraverso il vetro, con sguardo meravigliato, osservavo quelle minuscole scintille pulsare di vita. Sembravano piccole fate fosforescenti. Chiudemmo il barattolo con il tappo e appoggiamo il vasetto sul mio comodino. Mi addormentai osservando le luci intermittenti fluttuare nel buio. Il mattino dopo quel barattolo conteneva solo minuscoli esserini scuri adagiati sul fondo. Per l’assenza d’aria erano tutti stecchiti. Assaporai il mio primo senso di colpa.

Continua a leggere

Lo spirito degli anni ‘80

maxresdefault

glianni80

Diario di un romanzo

*** Questo articolo è tratto dai miei appunti di “viaggio” sul romanzo in stesura. ***

Il concetto di viaggio, ci tengo a sottolinearlo, se associato alla figura del romanziere e alla stesura di un romanzo solo raramente riguarda una vera e propria escursione. In quel caso, di norma, si tratta di libri che hanno la forma dei diari di viaggio o guide turistiche. In tutti gli altri casi il viaggio è un volo pindarico alla scoperta del nucleo fondamentale di una storia, della sua vera essenza. Gli appunti che seguono sono molliche lungo il percorso.

______________________

Anni di plastica dominati dalla cultura dell’immagine, dal consumo di massa, dal mito dell’arricchimento facile, dalla televisione, dall’individualismo e dalla voluttà: come sono stati gli anni Ottanta?

Continua a leggere

Chiusura estiva

Young lady reading the book in the hammock on tropical beach at sunset

 

246132894

Annuncio importante

Anche quest’anno è arrivata l’estate. Non trovate che sia incredibile come giunga sempre nello stesso periodo? C’è da chiedersi come faccia… Non sbaglia un colpo. Non sarà un orologio svizzero, per carità. Qualche volta arriva un po’ prima, qualcun’altra un po’ dopo. Ma ogni anno, cascasse il mondo, ce la ritroviamo alle porte. Peggio di una suocera. Le giornate si scaldano; i temporali mutano in diluvi; la gente si sveste; le menti si assottigliano; si diventa più amichevoli, ma solo per scopare. … peggio di una suocera.

Avete programmi per questa estate? Per quanto mi riguarda, credo che mi dedicherò un po’ alla scrittura. Capirai, penserete, non fai altro tutto l’anno. Sì, è vero. Solo che in genere, quando lo faccio, penso a voi: gli articoli per il blog; i mini-ripassi di grammatica; le riflessioni sul mondo delle lettere… Quest’estate, invece, voglio dimenticarvi. Voglio scrivere qualcosa solo per me. Qualcosa che mi faccia bene, che mi faccia essere orgoglioso di restarmene tappato in casa mentre fuori il sole splende e tutti corrono in giro a divertirsi. Impresa mica facile…

Continua a leggere

Essi, esse, loro

grammatica_44

spiaggia-

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Questo che state per leggere è l’ultimo mini-ripasso prima della chiusura estiva (ne parleremo meglio mercoledì), quindi non cominciate a saltare sui banchi, a strappare il libro di grammatica e a esultare come bimbi gioiosi: la lezione deve ancora cominciare…

6a persona

Come per la terza, anche la sesta persona ha più di un pronome: essi, esse, loro e il riflessivo in tutto e per tutto identico a quello di 3a persona. Di norma è obbligatorio usare come soggetto loro (riferito a persona) in tutti i casi in cui per la terza sarebbero d’obbligo lui e lei: «le donne […] sono deboli, sono nate per peccare … povere loro!» [Deledda]. Si adopera anche con tutti e con i numerali: «c’erano tutti loro», «loro due» [esempi del Serianni]. È largamente preferito pure negli usi enfatici e in generale quando, nel parlato, si vuole esprimere il pronome: «questo è compito loro!».

Continua a leggere

Hot-line

Confidenze tra amiche

Hot line - Confidenze

Questa settimana in edicola

La mia vita prese una certa piega il giorno in cui Giorgio mi disse: «Sai, non credo di averti mai veramente amata». Eravamo di ritorno da una di quelle serate noiose a casa di amici. Le foglie amaranto di metà autunno cadevano attorno a noi formando una pioggia di petali dorati. Guidava lui.

«Dico sul serio, non credo di averti mai veramente amata».

Mi voltai a guardarlo. Giorgio osservava la strada con volto inespressivo. Non capivo se stesse parlando con me, di me, o magari di se stesso. Stavamo assieme da cinque anni. C’erano stati alti e bassi. Di recente, però, non avevamo litigato quasi per nulla. «E io, come dovrei reagire?».

«Non lo so, ma non credo sia giusto farti perdere tempo».

«Non sto perdendo tempo», balbettai confusa. «Almeno, non credo».

«Se stai con una persona che non ti ama, allora stai perdendo tempo», disse Giorgio, nel suo modo pedante. Poi, senza staccare gli occhi dalla strada, sfilò una sigaretta dal pacchetto e se l’accese. «Non credo sia giusto nei tuoi confronti, capisci? Sei ancora giovane: puoi rifarti una vita». Soffiò una lunga, nervosa, saggia spirale di fumo.

All’epoca avevo trentadue anni. Lavoravo part-time in uno dei tanti call-center. Vendevamo contratti telefonici, agevolazioni sulle tariffe dell’energia elettrica e olio di oliva extravergine. L’offerta cambiava a seconda delle stagioni. Guadagnavo 650 euro al mese.

«Cosa dovrei risponderti? Grazie?». Stava capitando tutto così in fretta che faticavo a rendermene conto.

«Non lo so. Dico solo che non credo sia giusto. Tutto qua. Non voglio farti perdere tempo. Per voi donne è importante, il tempo».

«Stiamo assieme da cinque anni e non vuoi farmi perdere tempo?».

«Sai, non dovresti scherzarci. Sono serio». Spirale di fumo.

«E quando l’avresti formulato questo pensiero, mentre eravamo a cena o appena saliti in macchina? Magari ci stai pensando da giorni…».

«Credo di pensarlo da sempre».

… continua sul numero 30/2016 di Confidenze

____________________

Note

Vince concorsi uno via l’altro e  pubblica anche lei con il Gruppo Editoriale Mondadori: sto parlando di Antonella Mecenero, alias Tenar. La cito perché un paio di settimane fa sul proprio blog ha posto ai propri lettori un interrogativo interessante: Gli uomini scrivono “da uomini” e le donne “da donne”? Vengo tirato in ballo, e non vedo quale occasione migliore della pubblicazione di un mio racconto per porre la questione alla vostra gradevole, gradita, graziosa attenzione.

Stateve buono, guagliù.

P.S. Mi sto guardando la serie Gomorra: il dialetto napoletano mi si è conficcato tra le meningi…

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 857 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: