Fabbricare idee

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“La volgarità di un’idea si misura dal suo bisogno di proselitismo”

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Un metodo alternativo per inventare storie

Osservando le ultime uscite nelle sale cinematografiche, mi convinco ogni giorno di più che le idee, quelle buone, sono merce sempre più rara. I film di maggiore successo sono quelli in cui si investono i maggiori fondi per finanziare effetti speciali via via più clamorosi, oppure remake di vecchie glorie che furono scritte da sceneggiatori che le storie le sapevano imbastire davvero. In ogni caso non mi pare ce ne siano di nuove all’orizzonte.

Per i libri il discorso non è molto diverso. Quanti serial killer o ispettori potranno mai esserci al mondo? Leggiamo rielaborazioni di rielaborazioni di rielaborazioni della stessa identica trama. Solo che a ogni passaggio questa appare un po’ più rarefatta, come se si assottigliasse per via del logorio di venire usata. Ci sembra di leggere cose già lette mille altre volte in altrettanti libri. Qualcuno dice che le trame possibili sono un numero finito, e che l’originalità va cercata in altri aspetti. Forse hanno ragione loro. Forse è per questo che amiamo tanto i classici.

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Alice

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Che tipo di lavoro mi caratterizza come persona? – pensò Alice Russo.

Se lo andava domandando da quasi due settimane. Ovvero da quando era rientrata al Collegio Universitario Russo-Milani di Torino. Il motivo non era la mancanza di volontà nello studio. In quello andava bene. Nemmeno i dubbi per le sue prospettive future. Al riguardo non aveva alcuna idea e non le importava nemmeno. No. Le sue esigenze erano molto più prosaiche e urgenti: doveva andare via di casa: ora!

In un senso più generale, era già “via di casa”. Occupava un alloggio al quarto piano nel dormitorio dell’Università. Un edificio in mattoni scuri rimodernato di recente tanto da sembrare un vero e proprio albergo; con molte stanze, alcune singole e altre doppie, bagni privati in ogni camera, una cucina a ogni piano, palestra, biblioteca e sale lettura. Il luogo ideale per concentrarsi nello studio. Questo le garantiva tutta la tranquillità e l’indipendenza che voleva; tutta la tranquillità e l’indipendenza che avrebbe potuto desiderare un qualsiasi altro studente.

Solo che… quella stanza non sarebbe dovuta toccare a lei. Quei posti erano riservati a chi veniva da fuori città. Magari pure da un’altra nazione, come nel caso della ragazza ucraina con cui era costretta a dividere gli spazi. Lei invece era una sorta di “abusiva” autorizzata. E questo non per meriti accademici, che pure c’erano, ma per…

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Ultime frasi

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Molti temono la morte, ma è la vita ad essere mostruosa.

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Domenica 02 giugno 2018 – ore 22,41

Alcune giornate sono buone, altre no. Se dovessi classificare questa, sarebbe un no! talmente netto e feroce da farmi dubitare di quello che sto facendo. Forse non è stata un’idea poi così brillante, quella di lasciare il lavoro per mettermi a scrivere un romanzo. Forse non sono bravo quanto pensavo di essere. Credere di avere talento è una delle più grandi illusioni della mia generazione. I nostri genitori pensavano di poter cambiare in meglio il mondo; noi, di poter cambiare in meglio il nostro status sociale. Forse avevamo torto entrambi. Se mentire agli altri è in generale una cosa già abbastanza brutta di suo, mentire a se stessi è toccare il fondo. E io l’ho toccato, cazzo. L’ho toccato.

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Lo Stile in letteratura

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“Lo stile è importante. Tanta gente urla la verità, ma senza stile è inutile” 

Charles Bukowski

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Come scrivere con stile e sopravvivere a esso

Di Stile si muore. Lo sanno bene i tanti autori che pur di suffragare la propria singolarità, scelgono di non svendersi alle occorrenze editoriali. Questo, a scapito delle vendite. In libreria un libro che non vende è out. E lo diventa in poche settimane; quasi subito. Un libro scritto con “stile” è quasi certo che non venderà. E un autore che non vende, è bello che morto. Se volete considerarvi scrittori quindi, vi conviene piazzare almeno 1200 copie del vostro prezioso manoscritto già alla sua prima edizione. Meno di così, e non siete niente; anzi, nessuno. Ma perché lo stile non vende? Soprattutto: cos’è lo stile?

“Quello che qualifica un buon libro non è la prima lettura, ma la rilettura.”¹

In Italia c’è questa idea: per dare l’impressione che si sia scritto qualcosa di “valore”, nessuno dev’essere in grado di capire cosa capperi si è scritto. Non almeno alla prima lettura. Se da un lato posso capirlo, frutto dei classici latini e della lunga storia della letteratura volgare che, per essere goduta, necessita di un’opera di traslazione o di traduzione vera e propria; dall’altro sono a chiedermi se non ci si possa sforzare di prendere in considerazione delle forme espressive letterarie che non si focalizzino solo sulla sintassi o l’uso improprio di vocaboli desueti e anacronistici. Sì perché, quando si parla di stile, viene quasi istintivo pensare a un “bello stile”; ovvero a una sintassi elegante, lemmi vezzosi e un uso generoso di termini antiquati o espressioni altisonanti.

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L’uomo senza legami

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E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l’uomo senza qualità. L’uomo senza qualità, Robert Musil

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L’amore al tempo dei social

Nel 1930 Robert Musil pubblicava a Berlino il primo dei due volumi de L’uomo senza qualità, un vastissimo romanzo diviso in tre parti. Il secondo volume uscirà nel 1933, mentre il terzo non uscì affatto. L’Uomo senza qualità, opera monumentale, al pari dell’Ulisse di Joyce e della Ricerca del tempo perduto di Proust è considerato uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale rimasto, ahimè, incompiuto. È ambientato nella capitale di un impero pluri-etnico immaginario chiamato Kakana, la quale non è dissimile dalla Vienna dell’autore, che è austriaco. Narra la vicenda esistenziale e spirituale di Ulrich – l’uomo ideale – il quale riassumendo in sé le qualità del secolo appena iniziato, il Novecento, vive un’esistenza priva di autentici interessi in modo quasi alienato dal mondo reale.

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