Quella sottile linea beige


Quella sottile linea beige

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merda d'artista

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Tra apocalittici e demotivati

Negli scantinati silenziosi e male illuminati in cui di norma si rifugiano gli oscuri figuri che prendono il nome di scrittori si sta combattendo una battaglia. Dura da anni, decenni forse, e ha fatto vittime illustri. Da un lato campeggiano i fautori di una scrittura autorale e ispirata; dall’altra serrano le fila i creatori di mondi, i tessitori di storie. Che siate schierati tra gli uni o gli altri è bene che vi rendiate conto che il campo di battaglia si estende fino alla vostra scrivania.

«Se la cultura è un fatto aristocratico, la gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di una interiorità che si affina e si oppone alla volgarità della folla […], allora il solo pensiero di una cultura condivisa da tutti, prodotta in modo che si adatti a tutti, e elaborata sulla misura di tutti, è un mostruoso controsenso».[1]

Cultura di massa, è così che i nobili guardiani della vera poetica etichettano tutto ciò che non è allineato a un certo canone. E storcono il naso quando, passando davanti alla vetrina di una libreria, osservano esposta tanta carta da macero. Che la vera cultura sia un valore riservato a una certa categoria sociale lo pensano e lo dichiarano apertamente senza alcun imbarazzo. Dal loro punto di vista, se con cultura si intende la coltivazione di cognizioni intellettuali acquisite con lo studio e l’esperienza e poi rielaborate nell’intimità della propria riflessione «così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo [di una] personalità morale»[2], potrebbero perfino avere ragione.

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Scrivere in prima persona


Scrivere in prima persona

regista

Chi è il regista della tua storia?

Dopo il caloroso riscontro che Scrivere in prima o in terza persona e Scrivere in terza persona hanno ottenuto negli anni dai lettori che sono passati e ancora passano da questo blog, mi sono finalmente deciso a imbastire un ennesimo articolo sulle “persone”: non quelle che scrivono né quelle che leggono, quelle che narrano. Infatti, se vogliamo, tutta la questione che ruota attorno alla prima, alla terza e, per amore di completezza, alla seconda persona si può riassumere in una semplice domanda: da quale punto di vista mi viene narrata questa storia?

Nel caso della prima persona la risposta è piuttosto ovvia: il mio. Ovvero, il personaggio racconta la propria storia. Potremmo quindi concludere qui questo evidentemente breve articolo di scrittura creativa, ma temo che le cose siano più complicate di così. O meglio, non credo ci sia nulla di complicato nel decidere da quale prospettiva narrare una storia, solo non pare essere così semplice come in realtà è, visto che ogni anno (entrambi gli articoli precedentemente citati sono stati scritti nel 2015) vagonate di curiosi approdano su questo blog in cerca di risposte. Proviamo quindi a procedere per gradi.

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Le preposizioni proprie: Tra (fra)


Le preposizioni proprie: Tra (fra)

Tra - Fra

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa settimana, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

Tra (fra)

L’unica ragione per scegliere tra le due è evitare l’accumulazione di suoni cacofonici o sgradevoli; ad esempio «fra tre anni» è preferibile rispetto a «tra tre anni». Del resto:

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Una scrittura onesta


Una scrittura onesta

corporal_17

Come si realizza una scrittura onesta?

Quando mi sono avvicinato alla scrittura con l’intenzione di fare sul serio, cioè di scrivere a un livello professionale tale da essere pubblicato, la prima cosa su cui mi sono imbattuto – nei manuali di scrittura creativa, nei consigli di scrittori veterani, perfino nelle aspettative dei lettori forti – mi sono imbattuto in questa esigenza che la scrittura dovrebbe soddisfare: la propria onestà. Ancora oggi me ne domando il significato. Cosa significa applicare l’onestà ad un mestiere la cui stessa natura, la cui caratteristica fondante e caratterizzante è quella di mentire proprio per parlare della verità? Com’è fatta o come si realizza una scrittura onesta? Proverò a rispondere.

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9 validi motivi per non scrivere e 1 per farlo

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