Aisha Salam e il deserto del Khalim

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Le tre e ventisette. Fosforescenti, dalla radiosveglia sul mio comodino le cifre si proiettano direttamente nell’oscuro pozzo delle mie pupille. Ho un gran sonno ma non riesco a tenere gli occhi chiusi. Ci provo naturalmente. Sono giorni che mi costringo a dormire. Ogni volta mi ritrovo da qualche parte su una spiaggia del Mozambico. La risacca dovrebbe rilassarmi, e invece mi sento agitato. Una guardia che parla solo portoghese mi tiene in riga con un fucile, costringendomi a scrivere pessima narrativa commerciale. Nel sogno, almeno, so scrivere e procedo spedito.

L’ultima volta che sono riuscito ad addormentarmi per più di qualche minuto, Aaron Mayer era stato pestato a sangue e chiuso in una cella. Shona, la ragazzina di colore che il tedesco voleva corteggiare, era stata trovata sulla spiaggia: nuda e priva di vita. In tutta sincerità non credo sia stato Mayer, ma non si può mai dire… Per fortuna è solo un sogno. Maledettamente reale, certo, ma comunque un sogno.

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Come scrivere un dialogo

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Impertinenze private

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Impertinenze private

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Le interviste impossibili

Al mondo, a quanto pare, c’è perfino chi s’interroga riguardo un individuo abbietto, egocentrico, permaloso, puntiglioso e pedante quale in effetti io sono. Non solo se ne interroga, ma finisce pure per leggerne l’intervista cui con molto poco tatto Nadia Banaudi mi ha costretto. A proposito delle interviste Ambrose Bierce diceva:

«Così si definisce in campo giornalistico una forma di confessione in cui la volgare impudenza presta orecchio alla vanità e all’ambizione.»

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Catene di pronomi

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Catene di pronomi

catene di pronomi atoni

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Alcuni pronomi atoni hanno il vizietto di combinarsi tra loro formando così delle locuzioni, cioè delle catene di parole. Vediamoli.

Gruppi di pronomi atoni

Pare che davanti ai pronomi atoni lo, la, li, le e ne la i del pronome atono che li precede nella locuzione si trasformi in e: «mi lo» diventa «me lo», «ci ne» diventa «ce ne»: «Me lo racconti di nuovo?», «Ce ne interessa assai dei tuoi problemi». Inoltre, quando si combinano, le e gli diventano l’invariabile glie, il quale di norma si scrive unito al pronome successivo: «se incontro tua madre gliene dico di tutti i colori», «se incontro tuo padre glielo dico senz’altro». Nella letteratura del novecento era ancora possibile trovarli staccati: «ogni volta che le sue occupazioni glie lo permettevano» [Calvino, Racconti].

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Aisha Salam e il deserto del Khalim

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[…] Ripresero a camminare, ignorando che all’ombra di una palma, acquattata in un anfratto del terreno, una gatta dal pelo biondo con concentrata attenzione insisteva nell’osservarli.

Le ultime parole si stamparono sul foglio con dolente riserva. Gregory McGuffin, alias Calogero Serratore, mai avrebbe pensato di poter scrivere nella propria vita tanta narrativa dozzinale. Oltre l’ampia vetrata del bungalow il sole si stava già tuffando nel pacifico Oceano Indiano, alle spalle di un promontorio. Il soldato di guardia, vedendolo inattivo e spinto probabilmente dalla speranza di potersi a sua volta ritirare, gli si avvicinò titubante.

«Ter terminado a sua tarefa?». A tracolla tratteneva un vecchio kalashnikov eroso dalla salsedine.

«Oh sì, certo, finito». Gregory sfilò il foglio dalla Remington, recuperata chissà dove, e lo depose sul mucchietto che si era andato accumulando lì a fianco.

Il soldato allungò le mani sul prezioso bottino. «Você tem sido bom», disse, «tu oggi vivi ancora».

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