L’uomo senza legami

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E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l’uomo senza qualità. L’uomo senza qualità, Robert Musil

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L’amore al tempo dei social

Nel 1930 Robert Musil pubblicava a Berlino il primo dei due volumi de L’uomo senza qualità, un vastissimo romanzo diviso in tre parti. Il secondo volume uscirà nel 1933, mentre il terzo non uscì affatto. L’Uomo senza qualità, opera monumentale, al pari dell’Ulisse di Joyce e della Ricerca del tempo perduto di Proust è considerato uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale rimasto, ahimè, incompiuto. È ambientato nella capitale di un impero pluri-etnico immaginario chiamato Kakana, la quale non è dissimile dalla Vienna dell’autore, che è austriaco. Narra la vicenda esistenziale e spirituale di Ulrich – l’uomo ideale – il quale riassumendo in sé le qualità del secolo appena iniziato, il Novecento, vive un’esistenza priva di autentici interessi in modo quasi alienato dal mondo reale.

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Singletudine

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singletudine s. f. [der. da single su modello di solitudine • 1990]. – Nel linguaggio giornalistico, condizione di chi vive solo e/o non coltiva un rapporto sentimentale stabile.

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Lo chiamano amore

Siamo costantemente alla ricerca di qualcosa che ci completi. Qualcosa che ci definisca come individui e ci faccia sentire sicuri, soddisfatti, felici. Per questo motivo compriamo oggetti costosi che in realtà non ci servono: automobili veloci, cellulari potenti, vestiti alla moda, accessori firmati, appartamenti lussuosi… Per permetterceli, competiamo fra di noi nel tentativo di ottenere un posto di lavoro ben pagato anziché appagante. E visto che tutte queste cose non ci danno la soddisfazione che speravamo di raggiungere, siamo costretti a fare paragoni con gli altri.

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Come raggiungere il massimo dell’efficienza nella scrittura

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L’organizzazione della giornata per un aspirante scrittore (disoccupato)

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Quando si dice: “Il mattino ha l’oro in bocca”, una delle cose che non ti dicono mai è che, di conseguenza, devi anche svegliarti presto. C’è da dire che in Bulgaria la mia sveglia era puntata alle 5 del mattino, e non andavo mai a letto prima della mezzanotte. Sia come sia, ogni scrittore ha una fascia oraria in cui rende di più; in cui la sua materia grigia, per parafrasare Hercule Poirot, è capace di maggiore concentrazione. La concentrazione nella scrittura, come nella vita lavorativa in genere, è tutto. Quella che la maggior parte degli aspiranti scrittori, o degli scrittori “paraculi”, chiama impropriamente ispirazione, non è altro che uno stato di serenità mentale e di benessere generale tale da permetterti di calarti completamente in quello che stai facendo: concentrazione appunto.

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L’importanza di scrivere tutti i giorni

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Corri, ragazzo, corri!

Dopo essermi lasciato alle spalle l’esperienza di direttore di stabilimento in Bulgaria, sono tornato all’agio delle mura domestiche. Il mondo che osservo, così familiare fino a non molto tempo fa, mi pare cambiato. Spingo lo sguardo oltre la finestra: tutto sembra uguale, eppure tutto appare diverso. Sono sicuro che l’unico cambiamento che è avvenuto, è avvenuto dentro di me. E questo mi dona un grande senso di appagamento. Se esistesse una morale dei tempi, quella dei nostri giorni trova certamente il suo focus proprio nel mutamento: “Sempre diversi, mai uguali”. È ciò che sembrano esprimere tutti, ogni giorno della loro vita. E le nuove generazioni più d’ogni altro. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

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Considera l’o’o

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In libreria da oggi

«Avevi promesso!» disse il piccolo Abe: braccia incrociate, sguardo infuocato.

Il vecchio Corbin Keep, che dalla finestra sulla veranda fissava i margini della palude da ormai cinque minuti buoni, parve non sentirlo. Era tutto proteso verso le fronde degli alberi. Il mento alto, i lineamenti tesi.

«Avevi promesso…» ripeté Abe, un po’ meno convinto.

Corbin mosse impercettibilmente il viso nella direzione della sua voce. Scorse il nipote con la coda dell’occhio, e ne fu sorpreso.

«Come dici?»

«La storia,» precisò Abe, «avevi promesso».

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