È successo.
Dopo nove anni, innumerevoli revisioni (in realtà no, ma che ne sa l’intelligenza artificiale), qualche crisi esistenziale e un numero imprecisato di improperi, ULPIA è finalmente in libreria. Ci sono eventi che sembrano impossibili fino al momento in cui accadono. Pare che nessuno abbia ancora chiesto l’intervento delle autorità, sebbene me lo aspetti da un momento all’altro. Per otto anni ho raccontato a chiunque fosse disposto ad ascoltarmi che stavo scrivendo un romanzo. Per un anno ho raccontato a chiunque fosse disposto ad ascoltarmi che un editore lo aveva intercettato per la pubblicazione. E adesso, finalmente, a chiunque sia disposto ad ascoltarmi, e per i successivi nove anni, posso raccontare che il romanzo è davvero uscito in libreria: una tragedia personale, prima che letteraria.


Ci sono persone che trascorrono un’intera esistenza alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Ulpia, a tredici anni, neppure lei sa quale sia il suo. Non conosce il padre, ignora chi sia sua madre ed è cresciuta in un lupanare nella Roma imperiale del III sec. d.C. Non possiede un nome gentilizio né un indizio che le permetta di rivendicarne uno. Eppure, a distanza di quasi duemila anni, questa ragazzina ha finalmente una casa tutta sua: ulpiaromanzo.it. Certo, non è esattamente il genere di sistemazione che avrebbe potuto immaginare, ma come si dice: a caval donato.

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«Avevi promesso!» disse il piccolo Abe: braccia incrociate, sguardo infuocato.

Il vecchio Corbin Keep, che dalla finestra sulla veranda fissava i margini della palude da ormai cinque minuti buoni, parve non sentirlo. Era tutto proteso verso le fronde degli alberi. Il mento alto, i lineamenti tesi.

«Avevi promesso…» ripeté Abe, un po’ meno convinto.

Corbin mosse impercettibilmente il viso nella direzione della sua voce. Scorse il nipote con la coda dell’occhio, e ne fu sorpreso.

«Come dici?»

«La storia,» precisò Abe, «avevi promesso».


Alcune sere d’autunno sanno essere interminabili. Soprattutto quando te ne stai chiusa in casa, in attesa che qualcosa succeda. Ma a starsene sola le probabilità che questo avvenga, che la tua vita improvvisamente prenda una nuova piega, non sono favorevoli. Cosa potrebbe mai accadere? Il principe azzurro non bussa alla tua porta; quasi mai…


Quindi quando lei mi disse: «Non ho più voglia di perdere tempo», mentre in macchina la riaccompagnavo a casa dopo una prima cena meravigliosa, non me ne stupii affatto. Sembrava quasi logico. E fu così che le risposi: «Nemmeno io».

… continua sul numero 41/2016 di Confidenze