Di recente è uscito un libro che ha fatto drizzare le orecchie a tutti i fan di David Foster Wallace. In effetti era da un po’ che cercavo del materiale che parlasse di lui. Resta sempre una certa curiosità morbosa quando uno degli scrittori americani più apprezzati e discussi del secolo, dopo J. D. Salinger e pochi altri, pubblica un libro come Infinite Jest e poi si impicca a soli 46 anni di età. Il re pallido di Claremont ha lasciato un vuoto difficile da colmare e una grossa nostalgia per qualcosa di divertente che i suoi ammiratori non potranno più fare: leggere altri suoi libri. Così, quando mi è capitato di scorgere tra le novità editoriali del momento il libro scritto da sua moglie, Karen Green, ho pensato fosse fatta. Il titolo molto poetico di questo lavoro è Il ramo spezzato, pubblicato da Baldini+Castoldi in edizione limitata e numerata (io ho la copia 0267).

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Non è un addio, naturalmente. I contenuti del blog resteranno on-line a disposizione di quanti, passando di qui, li riterranno ancora utili al proprio cammino. Nei prossimi giorni e settimane, inoltre, appariranno degli articoli che avevo già programmato prima delle vacanze; fin quando non si estingueranno da soli. Non escludo, peraltro, di tornare a scrivere qualcosa, di tanto in tanto, se ne avrò il tempo e qualcosa di intelligente da dire. Pensandoci, se tutti si sforzassero di scrivere solo avendo delle cose davvero intelligenti da comunicare, forse in Italia ci sarebbero molti meno “scrittori” e molti più lettori. Ma tant’è…


Alcune volte è colpa della mancanza di lucidità. Altre, di un’abitudine protratta nel tempo. Ad ogni modo i problemi in cui ci si imbatte, quando si inizia a lavorare a un romanzo, possono arrivare a sorprenderti per la loro semplicità. Ma semplicità non significa facilità nel risolverli.