Ciao,
è online un nuovo articolo. È il guest-post di Alessandro, un caro amico. Parla di cose di cui forse non toccano il tuo interesse, o di cui hai paura, o che rievoca ricordi difficili; ma lo fa con la sua solita ironia che strappa le risate. Se ti va di leggerlo, fai un salto nel blog.


Questa mia convinzione non è il frutto di un’affermazione campata in aria, ma nasce dall’analisi metodica, scientificissima e quotidiana di un campione di moltimila scrittori. A breve pubblicherò il risultato della ricerca sul prestigioso periodico “Chi”, ma ho deciso di anticipare un breve abstract qui sul blog di Salvatore, che gentilmente ha contribuito a finanziare la mia ricerca, una ricerca scomoda, ma che andava fatta.


Questo articolo è un guest post apparso originariamente sul blog Pennablu! il 25 agosto 2014. Rileggerlo mi ha fatto impressione, per due motivi: il primo è che è scritto in modo osceno, e questo mi fa riflettere su quanta strada abbia fatto nel frattempo; il secondo è che a distanza di quasi tre anni non è ancora cambiato nulla. Lascio a voi ogni speculazione in merito.


Le storie narrate nei romanzi sono prodotti di finzione. Possono essere ispirate a storie vere, ma vengono plasmate e modificate per risultare verosimili. Questo vuol dire che i romanzi sono interpretazioni della realtà. Una buona trama ha una struttura solida, un significato preciso ed è portatrice di un messaggio universale che in realtà la vita vera non ha.


Diciamo che ci hai sempre un po’ pensato: per anni hai raccolto in quaderni e fogli sparsi ragionamenti, astrazioni contenenti verità vere sulla vita e sul mondo, e magari anche qualche dialogo, qualche accenno di racconto, tutte cose perfette per essere infilate in un romanzo; hai letto, principalmente i classici, quelli fondamentali, senza cui non puoi entrare nel novero degli autori. E però ti sei occupato di altro, rimandando: hai studiato, cominciato a lavorare e vissuto un po’ di vita vera – quella che è la materia prima dello scrittore, tanto quanto il marmo per uno scultore – e ti sei detto che lo avresti sentito, quando il momento fosse arrivato. Che un giorno il genio in te si sarebbe svegliato e avresti inondato il mondo di tutte le parole trattenute fino a quel momento.