Questa mia convinzione non è il frutto di un’affermazione campata in aria, ma nasce dall’analisi metodica, scientificissima e quotidiana di un campione di moltimila scrittori. A breve pubblicherò il risultato della ricerca sul prestigioso periodico “Chi”, ma ho deciso di anticipare un breve abstract qui sul blog di Salvatore, che gentilmente ha contribuito a finanziare la mia ricerca, una ricerca scomoda, ma che andava fatta.


Questo articolo è un guest post apparso originariamente sul blog Pennablu! il 25 agosto 2014. Rileggerlo mi ha fatto impressione, per due motivi: il primo è che è scritto in modo osceno, e questo mi fa riflettere su quanta strada abbia fatto nel frattempo; il secondo è che a distanza di quasi tre anni non è ancora cambiato nulla. Lascio a voi ogni speculazione in merito.


Le storie narrate nei romanzi sono prodotti di finzione. Possono essere ispirate a storie vere, ma vengono plasmate e modificate per risultare verosimili. Questo vuol dire che i romanzi sono interpretazioni della realtà. Una buona trama ha una struttura solida, un significato preciso ed è portatrice di un messaggio universale che in realtà la vita vera non ha.