Da qualche anno si è diffusa la sensazione che qualcosa stia cambiando. Molte persone lamentano una crescente difficoltà a concentrarsi, a leggere testi lunghi, a seguire ragionamenti complessi o a mantenere l’attenzione per periodi di tempo prolungati. La spiegazione più immediata è anche la più pessimistica: ci staremmo progressivamente rincitrullendo. La ricerca, tuttavia, suggerisce una conclusione diversa: non stiamo diventando meno intelligenti; stiamo addestrando il nostro cervello a svolgere compiti diversi da quelli che per secoli hanno caratterizzato il nostro rapporto con la lettura. Il cervello è un organo straordinariamente adattabile. Rafforza le capacità che utilizziamo con maggiore frequenza e riduce l’efficienza di quelle che esercitiamo sempre meno. In altre parole, diventa bravo in ciò che gli chiediamo di fare ogni giorno e meno in tutto il resto.

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È capitato a tutti almeno una volta nella vita di prendere una decisione d’impulso, istintiva, viscerale, magari con fare un po’ sborone, come direbbe qualcuno, pensando di essere dalla parte giusta della barricata, il lato forte di un’alleanza che non è più tale, per poi vedere le sorti esattamente ribaltate rispetto a come ce l’eravamo immaginate. È questo che deve aver pensato Federico Motta la mattina del 18 maggio 2017, quando le code davanti ai botteghini del Lingotto Fiere, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino (di Torino!), diventavano prima una serpaia disordinata, poi una fiumana indistinta, quindi un’oceano sconfinato di voci, volti, colori.


In un articolo pubblicato su La Stampa on line il 10/01/2017, Mimmo Candito ci allarma circa la percentuale di analfabeti funzionali circolanti in Italia: il 70%, ma più probabilmente l’80.