Dopo le congiunzioni e i connettivi siamo giunti alle interiezioni. Il termine indica una parola invariabile per genere e numero che esprime una «reazione improvvisa dell’animo»[1] (gioia, rabbia, sorpresa, dolore, ecc.) o manifesta un’intenzione precisa (un ordine, un saluto, una preghiera, ecc.). Nel colloquio orale è spesso accompagnata da un gesto («Alt!», disse la guardia parando la mano); in quello scritto è spesso graficamente seguita da un punto esclamativo o interrogativo – quando si vuole indicare meraviglia, perplessità, incredulità («Eh?») – oppure da tre puntini, se si vuole indicare incertezza o esitazione: «Mah…».


«Negli studi linguistici più recenti, le congiunzioni tendono a confluire nella più vasta categoria dei connettivi, […]. I connettivi sono, a loro volta, parte dei cosiddetti segnali discorsivi».


Lasciati alle spalle gli avverbi, oggi diamo una rapida sbirciata alle congiunzioni. La congiunzione è un meccanismo sintattico che ha lo scopo di collegare fra loro due o più parole, o gruppi di parole, o frasi di uno stesso periodo. Il tipo di collegamento distingue le congiunzioni in coordinative, dove il rapporto fra le parti collegate è di equivalenza («Giulio e Luigi stanno fuori a fumare»; «faceva molto freddo, eppure sono uscito» [Serianni]), e in subordinative dove, come indica lo stesso termine, le parti collegate sono in rapporto di dipendenza («Non ho mangiato perché non ho fame»).


Riprendiamo questi nostri ormai consueti mini-ripassi di grammatica del lunedì dopo una sosta durata ben due mesi. Non vi chiederò se vi sono mancati né se vi sono mancato io: la risposta è scontata. Se non ricordo male l’ultima volta abbiamo parlato di avveri interrogativi. Ricordate ancora cosa sono gli avverbi, giusto? L’avverbio è una parte immodificabile del discorso che serve a modificare, specificare, determinare il significato di una frase. Si chiamano avverbi perché in genere precedono il verbo, ma non è sempre vero. Anzi, non lo è quasi mai. Per maggiori dettagli vi rimando alla prima lezione, mentre oggi concludiamo il nostro excursus con gli avverbi presentativi.


Lo scorso lunedì abbiamo parlato di avverbi di giudizio: quelli di affermazione e di negazione; oggi invece vediamo gli avverbi interrogativi e esclamativi. Essi introducono una interrogativa diretta: «quando pensi di arrivare?». Si possono distinguere in avverbi interrogativi di luogo: «dove stai andando?»; avverbi interrogativi di tempo: «quando arriva papà?»; avverbi interrogativi di modo: «come ci sei riuscito?»; avverbi interrogativi di misura: «Quanto è lungo il ponte di Brooklyn?»; avverbi interrogativi di causa: «Perché gli hanno sparato?».