Glossario latino


Da sempre affascinato dal mondo romano, ho pensato di raccogliere in un glossario alcuni termini, cariche, poteri e peculiarità gerarchiche latine nella prospettiva di adoperarle, prima o poi, per scriverci qualcosa: un romanzo o un racconto, non saprei. Poiché in genere si parla di mille anni di storia e di conoscenze piuttosto voluminose, conservate in tomoni, su cui andare a scartabellare ogni volta che l’interesse mi si rinnova, ho pensato che raccoglierle in un glossario, facendo una volta sola il lavoro sporco (perché poi inevitabilmente ci si dimentica di ciò che si è letto), fosse cosa un po’ più pratica e criteriata.

Il racket è un bene


Quando si dice che tutto ha un prezzo, si sottintende che tutti abbiano qualcosa da vendere. Anche la mafia ha qualcosa da vendere[1]. Cos’è che vende la mafia? Qual è il bene commercializzato dalle organizzazioni malavitose siciliane? «In un contesto storico, quello siciliano o meridionale, in cui difetta la fiducia»[2] anche la protezione è un bene che può essere acquistato o venduto.

Imprenditoria mafiosa


Tra il XIX e la prima metà del XX secolo in Sicilia era diffusa la figura del gabellotto. Egli non era un mezzadro, vale a dire un contadino che associandosi con un proprietario terriero – solitamente appartenente alla classe nobiliare – divideva con esso i frutti del suo lavoro; il gabellotto apparteneva alla piccola borghesia imprenditoriale, e il terreno su cui lucrava era preso in affitto. La leggenda vuole che questi gabellotti, contadini ignoranti ma furbissimi, approfittando dell’incapacità dei nobili di gestire i propri feudi siano riusciti col tempo a soppiantarli. Quello che la leggenda invece tralascia di menzionare è il modo in cui questo è avvenuto: con «polvere e piombo»

Il fascino del lato oscuro


Nel lungo studio delle organizzazioni mafiose, in particolare quella palermitana, e nella cospicua produzione sia letteraria sia cinematografica su questo fenomeno si può notare una caratteristica comune, di cui sia Leonardo Sciascia sia Roberto Saviano sono stati di volta in volta accusati, vale a dire di provare un sentimento di ammirazione verso il coraggio e il vivere prepotente di cui gli affiliati alle associazioni malavitose si rivestono nell’immaginario comune.

Tre parole chiave


Si legge in un fortunato saggio di Leonardo Sciascia, La storia della Mafia, che il primo vocabolario siciliano in cui compare questa parola è quello del Traina: «importata in Sicilia dai piemontesi, cioè dai funzionari e soldati venuti in Sicilia dopo Garibaldi, ma proveniente forse dalla Toscana dove maffia (due effe) vuol dire miseria e smàferi vuol dire sgherri»[1] – era il 1868.