L’anno scorso l’ho voluto ricordare con una delle sue canzoni più belle: Io scriverò. L’anno prima ho invece parlato della sua morte e dell’incidente d’auto che se l’è portato via. Quest’anno, invece, avevo voglia di fare due chiacchiere con lui, e allora… perché no? Ne è uscita questa cosa qui. Spero vi piaccia.


Sono in cucina. È sera e sto scrivendo. Suona il campanello; lo ignoro. Ignoro sempre il campanello, o il telefono, o il citofono, quando scrivo. Ma il campanello insiste. Scrivere con un campanello che insiste è impossibile. Quindi mi avvio alla porta e la spalanco.

La figura che sta in piedi sul pianerottolo è sorpresa. Immagino si aspetti che gli inquilini di norma, prima di aprire, chiedano chi è. Tuttavia non è l’unica a esserlo: sono sorpreso anch’io…


Sono le sette e ventitré di mattina. I primi cronisti, ancora assonnati, vengono respinti uno dopo l’altro dai poliziotti di turno nell’atrio. Un uomo, ammanettato, attende solo in una stanza. Nell’ufficio attiguo l’ispettore sta consultando il suo superiore.