Salire su quel pullman due giorni fa ad Hank era sembrata la scelta giusta. In quel momento un tour mondiale con Atticus Fetch, calcando i sacri palchi del rock, con accanto la bellissima Faith sembrava l’unica cosa che potesse ancora dare un senso alla sua vita. E poi c’era il musical naturalmente, di cui stava ancora stendendo la sceneggiatura. E senza Faith, la sua sensualissima musa, da quel paroliere cazzone ormai spompato che era farcela non sarebbe stato possibile. Allora perché ogni volta che chiudeva gli occhi, anche se la sua biondissima ragazzona californiana gli si stringeva addosso in un caldo, arrapante abbraccio, sognava ancora lei: Karen?


Nella curia Ostilia, dai loro sacri scranni imbottiti di porpora, i patres riuniti in concilio ascoltano concentrati e allibiti un’accesa orazione rimbombare tra i marmi eretti dagli avi. L’uomo in piedi al centro dell’assembramento è il console Marco Tullio Cicerone. Seduto a lato, circondato da un vuoto solido, Lucio Sergio Catilina sopporta avvilito le accuse. Cominciata l’orazione i senatori presenti, quelli seduti attorno a Catilina, si alzano dai seggi e si spostano altrove. Rimasto solo, ad esso Cicerone si rivolge puntandogli il dito…


Così Dame Elisabeth Olsen aveva preso l’abitudine di considerare ogni nuovo pasto un nuovo giorno. Non sapeva cosa le facesse supporre che ciò avvenisse una sola volta nell’arco della giornata. Per quanto ne sapeva potevano tranquillamente essere due: pranzo e cena. Ma quando si nutriva, quando svuotava quelle fanciulle della loro linfa vitale, si sentiva sazia per molto, molto tempo. Questa era la sensazione, e come tale l’accoglieva. Poi però la fame faceva ritorno. Prepotente. Irresistibile. E una nuova giovane donna compariva nel complesso.