Non è un addio, naturalmente. I contenuti del blog resteranno on-line a disposizione di quanti, passando di qui, li riterranno ancora utili al proprio cammino. Nei prossimi giorni e settimane, inoltre, appariranno degli articoli che avevo già programmato prima delle vacanze; fin quando non si estingueranno da soli. Non escludo, peraltro, di tornare a scrivere qualcosa, di tanto in tanto, se ne avrò il tempo e qualcosa di intelligente da dire. Pensandoci, se tutti si sforzassero di scrivere solo avendo delle cose davvero intelligenti da comunicare, forse in Italia ci sarebbero molti meno “scrittori” e molti più lettori. Ma tant’è…


I confini di questa realtà posticcia sono definiti da quell’idea secondo cui ai fatti si sostituiscono le interpretazioni. Non è solo una questione di prospettiva – o di soggettivismo: «il ‘soggetto’ non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione»[3] – ma di bisogni, poiché sono proprio essi a interpretare il nostro mondo. L’illusione, la finzione, è creata dalla necessità. Questo per dire che il postmodernismo non è follia; esso risponde a una esigenza.


[…] Ma in un mondo in cui si è visto e fatto tutto; un mondo in cui l’unico approccio possibile è di tipo superficiale – perché, come dice Baricco, non si possono leggere tutti i libri scritti nel mondo e in ogni epoca –; un mondo in cui anche l’arte ha perso il contatto con lo stile perché un computer e una stampante 3D posso creare oggetti perfetti come nessuna mano umana è in grado di fare; in un mondo così, anche il contenuto evapora e con esso l’intreccio e lo stile.