Tag: Postmoderno

La struttura a imbuto

Collage postmoderno con una ragazza davanti a un grande imbuto, tra rovine e frammenti della Roma antica

Il primo capitolo di Ulpia ha un difetto imperdonabile: Ulpia non c’è.
Per quasi trenta pagine il romanzo che porta il suo nome si occupa d’altro. Un giovane patrizio naviga la Cloaca Maxima. Il Tevere ha appena restituito Roma a se stessa dopo averla ricoperta di merda e limo. I libri sibillini sono scomparsi. Un albino attraversa mezza città cercando di non farsi notare. Nelle viscere dell’Esquilino un uomo cieco medita di rovesciare un impero. Nessuno sente la mancanza della protagonista. Roma meno di tutti. Mi piace pensare che le città abbiano questa forma di maleducazione. Non sanno di trovarsi dentro un romanzo, ignorano chi campeggi sulla copertina e continuano a occuparsi dei fatti propri. Se Ulpia non fosse mai nata, il Tevere sarebbe esondato lo stesso? Gli schiavi sarebbero rimasti schiavi? I senatori avrebbero continuato a complottare? Le prostitute a lavorare e qualcuno avrebbe ugualmente trovato il modo di scaricare sull’ultima ruota dell’amministrazione pubblica l’ispezione di una fogna? Certo che sì: chi mai potrebbe pensare il contrario? È da questa indifferenza che nasce la struttura a imbuto di Ulpia.

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Cos’è un’ucronia?

Ucronia romana rappresentata da un antico orologio spezzato tra Roma imperiale e una realtà alternativa

Quando parlo di Ulpia, capita spesso che qualcuno la definisca una ucronia.
Ucronia [s.f., dal greco ou = “non” e chronos = “tempo”] – letteralmente “nessun tempo”, indica un genere letterario basato sull’ipotesi che la storia abbia seguito un percorso diverso da quello reale. È comprensibile. Nel romanzo c’è un Impero Romano diverso da quello che conosciamo, una storia che ha preso una direzione differente dalla nostra e un presente costruito sulle conseguenze di una deviazione avvenuta nella finzione narrativa tre secoli prima. A prima vista, quindi, Ulpia sembra rispettare pienamente il canone. Eppure questa definizione, per quanto corretta, descrive soltanto la superficie dell’opera. L’ucronia, nel suo significato più classico, nasce infatti da un punto di divergenza: un momento preciso in cui la storia cambia strada rispetto al percorso storico e da cui si sviluppano conseguenze alternative. È una struttura narrativa rigorosa, quasi scientifica, perché parte da una domanda semplice: cosa sarebbe accaduto se, ad esempio, Cesare non avesse attraversato il Rubicone? Da quel momento l’autore segue gli effetti della variazione introdotta, sforzandosi comunque di restare rigorosamente aderente al realismo storico, e osservando come una singola modifica possa alterare equilibri politici, sociali e culturali.

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Post postmodernismo


I confini di questa realtà posticcia sono definiti da quell’idea secondo cui ai fatti si sostituiscono le interpretazioni. Non è solo una questione di prospettiva – o di soggettivismo: «il ‘soggetto’ non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione»[3] – ma di bisogni, poiché sono proprio essi a interpretare il nostro mondo. L’illusione, la finzione, è creata dalla necessità. Questo per dire che il postmodernismo non è follia; esso risponde a una esigenza.

Coniglio in salmì


Ad ogni modo, vi racconto tutto questo solo per rassicurarvi del fatto che a voi, care lungimiranti e intelligenti cavie, non succederà nulla di simile. Si spera… E poi di cosa vi lamentate? Non fate forse da cavia per un sacco di aziende? Non passate forse il vostro tempo a guardare spot pubblicitari in televisione, facendo zapping quando qualcosa non vi interessa, o restando fermi, occhi a palla, quando la réclame presenta un prodotto di vostro gusto? Siete delle cavie da sempre. È il vostro status di consumatori a trasformarvi automaticamente in cavie. Prima siete cavie e poi, come conseguenza, diventate consumatori. In pratica vi autocannibalizzate… Ma non è solo marketing. Siete cavie anche quando si parla di argomenti che riguardano la società. Non guardate forse i telegiornali a cena? Dunque, se fate da cavie a me almeno io sono disposto a farvi i miei complimenti…

Parte del tutto


La copertina, tuttavia, è la prima superficie del libro che il lettore guarda, sfiora, annusa… La copertina non custodisce solo il contenuto del libro: essa crea un primo contatto intimo con il lettore. Poggiata sul comodino, accanto al letto, la copertina è l’ultima cosa che vediamo prima di addormentarci; è la prima quando ci svegliamo; è la prima porzione di un libro che tocchiamo. Sfiorare una copertina di un libro è come sfiorare la pelle di una donna (o di un uomo, se è di vostro gusto…). Il suo ruolo, quindi, può, e forse deve, essere maggiore di quello relegato a semplice strillone.