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Post postmodernismo


I confini di questa realtà posticcia sono definiti da quell’idea secondo cui ai fatti si sostituiscono le interpretazioni. Non è solo una questione di prospettiva – o di soggettivismo: «il ‘soggetto’ non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione»[3] – ma di bisogni, poiché sono proprio essi a interpretare il nostro mondo. L’illusione, la finzione, è creata dalla necessità. Questo per dire che il postmodernismo non è follia; esso risponde a una esigenza.

Coniglio in salmì


Ad ogni modo, vi racconto tutto questo solo per rassicurarvi del fatto che a voi, care lungimiranti e intelligenti cavie, non succederà nulla di simile. Si spera… E poi di cosa vi lamentate? Non fate forse da cavia per un sacco di aziende? Non passate forse il vostro tempo a guardare spot pubblicitari in televisione, facendo zapping quando qualcosa non vi interessa, o restando fermi, occhi a palla, quando la réclame presenta un prodotto di vostro gusto? Siete delle cavie da sempre. È il vostro status di consumatori a trasformarvi automaticamente in cavie. Prima siete cavie e poi, come conseguenza, diventate consumatori. In pratica vi autocannibalizzate… Ma non è solo marketing. Siete cavie anche quando si parla di argomenti che riguardano la società. Non guardate forse i telegiornali a cena? Dunque, se fate da cavie a me almeno io sono disposto a farvi i miei complimenti…

Parte del tutto


La copertina, tuttavia, è la prima superficie del libro che il lettore guarda, sfiora, annusa… La copertina non custodisce solo il contenuto del libro: essa crea un primo contatto intimo con il lettore. Poggiata sul comodino, accanto al letto, la copertina è l’ultima cosa che vediamo prima di addormentarci; è la prima quando ci svegliamo; è la prima porzione di un libro che tocchiamo. Sfiorare una copertina di un libro è come sfiorare la pelle di una donna (o di un uomo, se è di vostro gusto…). Il suo ruolo, quindi, può, e forse deve, essere maggiore di quello relegato a semplice strillone.

Koyaanisqatsi


Era il 1982. Nelle sale cinematografiche viene proiettato questo film. Ricade sotto la dicitura di genere: documentario. Niente di più falso, Koyaanisqatsi è un’opera d’arte postmoderna. Se dopo la visione non ne sei ancora convinto, caro follower – e mi chiedo a questo punto che mi segui a fare allora –, ti basti andare a guardare chi è l’autore della colonna sonora che accompagna il film per tutta la sua durata (1 ora e 22 minuti): Philip Glass. Il regista è Godfrey Reggio. Il film è il risultato di 6 anni di riprese e montaggi.

Chiamami Monteiro


Ai fischi, preceduti dall’urlo delle sirene, ogni tanto si aggiungeva il boato di un edificio che crollava giù. Ogni volta ero contenta non fosse il mio. Sotto le bombe, con Matteo, giocavamo a ricordare i nomi dei personaggi famosi. Sceglievamo un lettera dell’alfabeto e gareggiavamo: Romain Rolland, Glenn Miller, Vasilij Kandinskij… Lo facevo vincere sempre, il mio nipotino; vivere a quel modo era già una punizione severa.

Festina lente


Calvino dà valore alla rapidità dell’esecuzione; egli considera un’opera ben riuscita come simile a una freccia: cioè, che punta dritto al bersaglio. La rapidità, per Calvino, è uno dei valore della narrativa nel nuovo millennio. Egli tuttavia confonde la rapidità con la brevità. Nell’estratto (la seconda lezione) elogia la tradizione della novella italiana e del racconto breve (short story) americano. E, per sottolineare il concetto, ci regala una favola: