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Otto anni dopo

Abstract textured number 8 with warm center light

Lo so, sono passati quasi otto anni dall’ultima volta.
Otto anni in cui mi sono capitate così tante cose da non aver avuto né il tempo né la voglia di appuntarle su questo blog. La vita è così: ti coglie giovane e ti restituisce vecchio. E infatti, rispetto a otto anni fa, ci vedo meno bene da entrambi gli occhi, sono mezzo sordo dall’orecchio sinistro e ho cominciato a perdere i capelli. Guardarmi allo specchio e scoprire, da un giorno all’altro, d’essere diventato più stempiato di quanto ricordassi è stato uno shock. Ho cominciato a perderli al centro, proprio sopra la fronte. La cosa buffa è che non sono spariti del tutto, ma si vede che sono più diradati di quanto lo fossero solo pochi anni fa. Datemi retta: questi otto anni hanno pesato come una vita intera, tracciando calanchi sulle mie speranze. Finché non sei arrivata tu: Ulpia.

Ma procediamo con calma.

STOP!


Non è un addio, naturalmente. I contenuti del blog resteranno on-line a disposizione di quanti, passando di qui, li riterranno ancora utili al proprio cammino. Nei prossimi giorni e settimane, inoltre, appariranno degli articoli che avevo già programmato prima delle vacanze; fin quando non si estingueranno da soli. Non escludo, peraltro, di tornare a scrivere qualcosa, di tanto in tanto, se ne avrò il tempo e qualcosa di intelligente da dire. Pensandoci, se tutti si sforzassero di scrivere solo avendo delle cose davvero intelligenti da comunicare, forse in Italia ci sarebbero molti meno “scrittori” e molti più lettori. Ma tant’è…

L’invisibilità del blogger-scrittore


Non pare anche a voi che fare blogging per ottenere visibilità e credito, nella speranza di avere un giorno successo come scrittore, non abbia forse qualcosa in comune con questa storia? Io ritengo di sì, solo che l’invisibilità del blogger-scrittore dei giorni nostri non è data da una scoperta fantascientifica, ma dalla moltitudine di tutti gli altri che come me e voi ci provano ogni giorno.

I postulanti


Un’amica, una cara lettrice che mi segue sia sul blog sia su FaceBook, qualche settimana fa, dopo aver letto l’ennesimo spezzone, ha sentito l’esigenza di scrivermi in privato: voleva scusarsi per aver contribuito lei stessa, in tempi non sospetti, a questa fiumana di messaggi che ogni giorno affolla la mia casella di posta elettronica o la chat di FaceBook (più raramente Twitter o Linkedin). Ma non è l’unica. Ricorderete che esattamente un anno fa vi avevo parlato di quella ragazzina che mi aveva spedito una foto del proprio banco, con inciso sopra il precedente slogan del mio blog: “Sbaglia. Fallo senza remore. Ma con la consapevolezza che il passato non si può modificare”. Anche lei, qualche mese fa, ha sentito il bisogno di scusarsi per avermi stalkerato a lungo via mail, chat e whatsapp (nella firma delle mie mail compare infatti il mio numero di cellulare, per cui aggiungermi su whatsapp è un attimo).

Coniglio in salmì


Ad ogni modo, vi racconto tutto questo solo per rassicurarvi del fatto che a voi, care lungimiranti e intelligenti cavie, non succederà nulla di simile. Si spera… E poi di cosa vi lamentate? Non fate forse da cavia per un sacco di aziende? Non passate forse il vostro tempo a guardare spot pubblicitari in televisione, facendo zapping quando qualcosa non vi interessa, o restando fermi, occhi a palla, quando la réclame presenta un prodotto di vostro gusto? Siete delle cavie da sempre. È il vostro status di consumatori a trasformarvi automaticamente in cavie. Prima siete cavie e poi, come conseguenza, diventate consumatori. In pratica vi autocannibalizzate… Ma non è solo marketing. Siete cavie anche quando si parla di argomenti che riguardano la società. Non guardate forse i telegiornali a cena? Dunque, se fate da cavie a me almeno io sono disposto a farvi i miei complimenti…