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Silenzio dalla Repubblica delle Lettere


Tesi a scrivere qualcosa che piaccia, che venda, che susciti plausi e stima, ammirazione ed elargizioni spesso dimentichiamo la vera funzione della scrittura. Ci parliamo addosso senza avere nulla da dire, e passiamo il tempo che avremmo dovuto dedicare a una silenziosa riflessione, a invidiarci reciprocamente i miseri successi personali. L’idea che piano piano mi sono costruito è che, esclusi gli usi professionali, la scrittura letteraria non possa essere intesa come un mestiere vero e proprio, quello del romanziere o del poeta nell’immaginario popolare, ma piuttosto un richiamo proteso a incontrare uomini e donne dotati di una sensibilità e di un immaginario simili ai nostri. Arroccati nei confini individuali, lanciamo sordi richiami nella speranza che raggiungano un’ombra gemella. È così che mi è giunto questo libro.

L’intellighenzia


Razzolamerda a parte, sono convinto che tanto gli influencer quanto i sodali siano convinti della propria onestà intellettuale. Ritengano cioè, di stare dalla parte della ragione; di possedere una visione sulle cose e sul mondo più giusta, più vera rispetto a tutti gli altri. Anche Hitler, per citarne uno, probabilmente era convinto di essere nel giusto. Forse il fatto che in Italia ci siano molti centri di potere non è del tutto negativo: la chiamano democrazia… Io la chiamo ipocrisia di merda.

Vendere racconti


Poiché il Natale rientra cronologicamente nella dinamica del racconto, anche se non è un racconto natalizio, ho chiesto se potevano pubblicarlo attorno alla data fatidica. Mi hanno accontentato, concedendomi proprio la settimana che porta al Natale. Insomma, finora non posso dire d’essermi trovato male. Tanto che… stavo pensando di farne un mestiere.