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L’invisibilità del blogger-scrittore


Non pare anche a voi che fare blogging per ottenere visibilità e credito, nella speranza di avere un giorno successo come scrittore, non abbia forse qualcosa in comune con questa storia? Io ritengo di sì, solo che l’invisibilità del blogger-scrittore dei giorni nostri non è data da una scoperta fantascientifica, ma dalla moltitudine di tutti gli altri che come me e voi ci provano ogni giorno.

Intervista col fantasma


C’è una cosa che ho sempre voluto fare da quando ho aperto questo blog, ed è intervistare un/una ghost writer. I motivi sono tanti, e sono riassumibili nelle domande che leggerete a breve qui di seguito. Il problema, però, era riuscire ad acchiapparne uno: si sa che i fantasmi sono per loro natura sfuggenti. E per quanto in giro ci siano ormai una valanga di persone che si promuovono come tali, almeno tanti quanto gli editor freelance, ero sicuro che per la mia intervista non avrei mai voluto rivolgermi a nessuno di loro. Il motivo è semplice: c’è qualcosa di sacro e misterioso nella scelta dell’anonimato; ancor di più in uno scrittore che decide di cedere la propria opera restando nell’ombra. Ed era svelare questo mistero la cosa che tanto mi premeva di questa intervista. Va da sé che se uno scrittore si promuove come ghost è perché nell’ombra non ci vuole stare.

Furto d’autore


È in qualche modo piacevole constatare come, in un paese quale l’Italia in cui appare sempre più evidente che leggere è un’opzione a perdere, e in un’epoca storica in cui la vita media di un romanzo, anche di un buon romanzo, non supera i sei mesi di vita sugli scaffali delle librerie, constatare come una coraggiosa casa editrice romana, la Bibliotheca Edizioni s.r.l., decida di ripescare un mio vecchio – ma ancora molto letto – post del 10 aprile 2015 (questo), in cui spiego come scrivere un dialogo che funziona, per riproporlo papale papale nel proprio blog, all’interno di un post dedicato proprio ai dialoghi.

Marketing editoriale


Marketing editoriale Veline, calciatori e ghost writer Questa riflessione parte da un post di Marina Guarneri, pubblicato sul suo blog un paio di settimane fa. Parlava dell’ultimo libro di Ligabue – Scusate il disordine – uscito credo la scorsa estate, ma in… Continua a leggere

Intellighenzia e pregiudizi


Nei primi decenni dell’Ottocento un medico e antropologo americano, Samuel George Morton, è interessato a indagare una teoria definita: poligenetica. Egli cioè si domanda se l’umanità possa essere considerata parte di un’unica specie, o sia invece costituita da più “atti creativi”. Per farlo decide di riempire centinai di crani di diversa provenienza – caucasici, mongoli, etiopi, nativi americani, eccetera – con dei semini, così da misurarne scientificamente il volume. I dati raccolti parrebbero avvalorare la tesi iniziale, cioè che ci siano delle differenze anatomiche legate alla provenienza del cranio. Morton e buona parte dell’intellighenzia del suo tempo concordano quindi nell’interpretare questi dati in chiave, come oggi la definiremmo, razziale.