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Vendere racconti a una rivista cartacea


Charles Bukowski, Erskine Caldwell, John Cheever, Junot Díaz, James T. Farrell, Joseph Heller, J. D. Salinger, Tennessee Williams, Richard Wright, Truman Capote, Norman Mailer: ciascuno di loro ha spinto i primi passi nel mondo dell’editoria pubblicando il primo racconto su Story, un magazine newyorkese fondato nel 1931 da Whit Burnett e la sua prima moglie, Martha Foley; naturalmente dietro compenso. Nomi leggendari della letteratura nord-americana, concorderete con me. Ad esempio uno dei primi romanzi che ho visto leggere a mia madre, quando da bambino cominciavo con fatica a tradurre le mie prime parole scritte e quindi i titoli dei libri che circolavano per casa, è stato I duri non ballano di Norman Mailer; lo ricordo come fosse oggi.

Hot-line


La mia vita prese una certa piega il giorno in cui Giorgio mi disse: «Sai, non credo di averti mai veramente amata». Eravamo di ritorno da una di quelle serate noiose a casa di amici. Le foglie amaranto di metà autunno cadevano attorno a noi formando una pioggia di petali dorati. Guidava lui.

«Dico sul serio, non credo di averti mai veramente amata».

Pubblicare su una rivista


Insomma, pubblicare è come vivere: c’è la gioia e ci sono i dolori. La prima è quasi sempre al singolare, i secondi quasi sempre al plurale. Ma se non ci fossero entrambi, forse di vivere non ne avremmo la voglia.

Rose rosse a mezzanotte


“Alcune cose pensi possano accadere solo nei film, o nei libri, o alla tua vicina di scrivania che in amore è sempre stata più fortunata. Non pensi mai, invece, possa capitare proprio a te di ritrovarti a fissare con incredulità il bigliettino di un ammiratore segreto.
… sul numero 05/2016 di Confidenze.

La grande nevicata


Fu la più eccezionale nevicata mai vista a Torino nell’ultimo secolo; era il 1985 e io ero solo una bambina di dieci anni che gioiva a guardare i fiocchi scivolare lentamente sullo sfondo di un cielo ardesia. I nostri legami familiari si stavano dissipando, e io non riuscivo a pensare ad altro che a quanto sarebbe stato brutto il Natale anche quell’anno.

Vendere racconti


Poiché il Natale rientra cronologicamente nella dinamica del racconto, anche se non è un racconto natalizio, ho chiesto se potevano pubblicarlo attorno alla data fatidica. Mi hanno accontentato, concedendomi proprio la settimana che porta al Natale. Insomma, finora non posso dire d’essermi trovato male. Tanto che… stavo pensando di farne un mestiere.