L’invisibilità del blogger-scrittore

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Quando provare non comporta riuscire

The Invisible Man è un romanzo di fantascienza scritto da H.G. Wells nel 1881. Parla di un promettente fisico, Griffin, che ignorato dai suoi contemporanei si dedica anima e corpo a sviluppare una nuova tecnologia per ottenere il denaro e il rispetto che ritiene di meritare. Naturalmente la scoperta su cui lavora è l’invisibilità. Il romanzo, per quanto affascinante, non finisce bene.

Ora, se escludiamo per un attimo l’aspetto fantascientifico dal nostro discorso, non pare anche a voi che fare blogging per ottenere visibilità e credito, nella speranza di avere un giorno successo come scrittore, non abbia forse qualcosa in comune con questa storia? Io ritengo di sì, solo che l’invisibilità del blogger-scrittore dei giorni nostri non è data da una scoperta fantascientifica, ma dalla moltitudine di tutti gli altri che come me e voi ci provano ogni giorno.

Sì, lo so. Io ci sono riuscito. È questo che state pensando se mi seguite da un po’. Ho una media di visite da fare invidia ai blogger più accaniti. Ho un riscontro costante di attenzioni nei commenti e nei contatti. Ho pubblicato con Mondadori e potrei continuare a farlo se volessi, solo che non mi va. Infatti non è di me che parlerò in questo post, ma di tutti quei blogger che scrivono e scrivono e non ottengono mai nulla. Dunque, caro scrittore-blogger, è a te che mi sto rivolgendo.

Decidi di fare lo scrittore. Capisci che per riuscirci, oltre a scrivere da dio e a essere dotato di un originale punto di vista, devi anche farti conoscere. Apri quindi un blog, un profilo su Facebook e uno su Twitter. Scrivi, e lo fai bene, inventandoti ogni giorno un argomento di cui parlare. Lo fai con convinzione. Lo fai con costanza. Lo fai con passione, addirittura. Poi guardi le statistiche di visita e i commenti di chi ti segue… e non ne trovi.

Non ti preoccupi. Dici a te stesso che quella sensazione di vuoto che provi ogni giorno aprendo il tuo blog è dovuta esclusivamente al fatto di avere iniziato da poco. Ogni giorno quindi ti svegli prima. Ogni giorno, prima di correre in ufficio per lavorare, scrivi. Ogni giorno inventi un nuovo contenuto con cui stupire il mondo. Ogni giorno controlli le medie e i commenti ai tuoi articoli. Ogni giorno riscopri che quella stessa identica sensazione di isolamento che hai provato fino ad ora non è ancora mutata. È solo un po’ più soffocante.

Racconti a te stesso che è ancora presto. L’uomo non è andato sulla luna solo perché lo ha deciso. Scrivi di più. Pensi di più. Ti impegni di più. Ci credi di più. Ma il risultato, però, non cambia. Ti guardi intorno e sei sempre solo. La solitudine non è quella sensazione che si avverte in mezzo a una folla, ma quella che si prova dentro quando si desidera essere notati senza che questo avvenga.

A questo punto potresti avere in mano un ottimo spunto per una storia: la tua. A seconda dei gusti e della sensibilità potresti trasformarla in qualcosa di surreale, fantascientifico, horror o qualsiasi altra cosa ti venga in mente. Ma tanto già lo sai che non interesserebbe a nessuno.

Io trasformerei il personaggio in un uomo isolato dal mondo per sua stessa volontà. Un uomo che si è isolato dagli altri, più nella mente che nel fisico, ma che non riesce a rendersene conto e quindi continua a cercare un contatto che non arriva; e non arriverà mai perché lui per primo non vuole realmente contatti. Lo trovi interessante?

Ora, dai pure a questa storia il significato che ti pare, però rimane una storia. Bella da scrivere e forse da leggere, ma nella realtà l’isolamento rimane. L’isolamento che avverti ogni volta che dai uno sguardo alle tue statistiche. Ogni giorno pubblichi articoli e storie e denunce senza ottenerne alcun riscontro. Questa, in fondo, è una storia drammatica; è una storia vera, come quelle che ho pubblicato io sui rotocalchi. Confortati con l’idea di essere nella media. Uno nel mucchio. E come te, mille. Come si dice: per uno che ce la fa…

Eppure non è così. Io non ce l’ho fatta. Chi ha più visite di me, e ce ne sono, nemmeno lui ce l’ha fatta. Non è la quantità like a fare di te uno scrittore. Non sono i commenti, i riconoscimenti o le medie statistiche a darti l’autorità e il riconoscimento che vai cercando. Anch’io non ottengo nulla. Al di là delle medie, dei commenti, delle mail, dei racconti pubblicati su un settimanale cartaceo, al di là di tutto non c’è altro. Nessuno verrà a propormi un contratto editoriale solo per aver letto qualche mio articolo o racconto su questo blog. Non succederà. Non succede.

A nessuno importa niente. L’unica cosa che importa all’editoria è solo ciò che può essere venduto. Ma io questo lo so, l’ho sempre saputo. Non è per questo che scrivo su queste pagine. Lo faccio perché mi piace farlo; perché mi piace confrontarmi con te. Ma tu? sì, tu! ne sei altrettanto consapevole?

È quello che scrivi a fare di te uno scrittore, non la quantità di lettori che ti leggono. Allora scrivi, giovane blogger. Urla al mondo la tua indignazione. Mostra a tutta quell’umanità silente il fondo delle tue corde vocali. Ma ricorda: non è il mondo a chiedertelo; sei tu a volerlo.

109 Comments on “L’invisibilità del blogger-scrittore

  1. molto spesso mi è capitato di fare questi pensieri. mi è capitato di chiedermi: a quale scopo? perché il punto è proprio questo. a quale scopo? se lo scopo ce l’hai chiaro scriverai andando in quella direzione. forse quello a cui aspiro io è essere diversa, in un mondo in cui siamo un po’ tutti diversi e spesso..un po’ tutti uguali. e quindi? quindi a me capita di svegliarmi nel cuore della notte e segnarmi delle frasi sul telefono. mi capita perché forse ci penso troppo ma quelle frasi, quei pensieri, me li segno perché forse è questo il mio scopo..

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    • Ciao Claudia, benvenuta nel blog. Il tuo commento casca a fagiolo, come si dice. Non perderti il post di venerdì, perché parlerò proprio di quella diversità che citi. 😉

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  2. Vero! Si deve scrivere per il piacere di scrivere, per il piacere di esprimersi e di fermare, da qualche parte, parole che altrimenti si perderebbero. Ieri c’erano: diari, quaderni, fogli sparsi; oggi ci sono anche i blogg. Le statistiche possono darci i valori numerici di follower e like, ma ci dicono, in realtà, chi è interessato a seguire quanto si pubblica? Spesso si segue per essere seguiti. Spesso si hanno tanti follower ma pochi, quasi sempre gli stessi, interagiscono veramente con il blogger. Per me il blogg può essere un mezzo di comunicazione più efficace e più gestibile, ad esempio, di una pagina di facebook, nella quale a volte abbondano commenti penosi se non aggressivi. Certamente nel mondo blogg vivono più scrittori che lettori, se non ci si lascia prendere dalla frustrazione, è un surrogato di popolarità

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  3. Io ho pienamente raggiunto il mio obiettivo, il mio blog è talmente invisibile che praticamente non esiste 😛

    P.S. comunque preferivo la versione fantascientifica 😉

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  4. Se non altro, impegnarsi a fondo in questa impresa di aprire un blog e mantenerlo in vita è un grande esercizio… io lo ho aperto su consiglio di altri, non perché lo ho desiderato, convinta che sarebbe stato inutile. Ma, appena ho scritto il primo post, è cambiato tutto! Ho sentito che serviva a me e solo a me: non per farmi conoscere dagli editori, ma per mettermi alla prova, lasciar trasparire quella parte di me che lasciavo sempre nascosta e che il mondo reale attorno a me non ha mai conosciuto né voluto conoscere. Ora lo faccio per passione. Già l’essere entrato a far parte di una comunità di persone che amano la scrittura, leggere post di altri e commentarli ti fa sentire meno solo.

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  5. Quando ho aperto il blog l’ho pensato come un cassetto in cui depositare i pensieri sparpagliati, poi ci ho preso gusto, ho dato un occhio in giro e visto che quelli degli altri erano organizzati molto meglio, accorgendomi di quanto lo fossi poco io. Ma giuro l’ansia delle visite mi è venuta solo negli ultimi tempi e non mi piace affatto, come non mi piace l’ansia in generale. Mi piace chi mi legge e non lascia traccia, e diventa un puntino nella cartina della penisola, mischiandosi al tutto, mantenendo la propria invisibilità. Mi piace chi commenta e anche se sbaglia una virgola, una lettera trova la spinta di farlo e mi piace si senta libero di smettere quando vuole, perché la libertà di pensiero è tutto.
    Scrivere in un blog è come tenere la finestra aperta e cantare a voce alta con la gente che passa sotto, offre una possibilità, come tutto nella vita, sta a noi farla diventare “la possibilità”. Io sono felice del mio blog, è il mio figlio digitale e la mia natura è fare da mamma e prendermi cura delle cose, non so come ho fatto a vivere senza fino a ora e senza tutti voi, mi siete entrati sotto pelle.
    E il tuo blog è bello e completo e ti somiglia molto, quindi smetti di lagnarti e scrivi che non vedo l’ora.

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  6. E io che pensavo parlassi di me… Però il dubbio l’avevo: blogger sì, invisibile anche, ma scrittore no, per fortuna no.

    Come al solito, comunque, si devia verso altre considerazioni per non guardare in faccia la realtà: scrittori da queste parti non ce ne sono. Al massimo urlatori di indignazioni, gente che mostra le corde vocali, come concludi giustamente tu. E allora perché non darsi al canto, Italian’s got talent…

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  7. Devo dire che l’analisi è corretta, in linea generale. Triste eh? Certo che se il blogging, il web, diventano “casa”, se non ci sono alternative di espressività nella vita di tutti i giorni, cavoli, altro che solitudine e alienamento. Il rischio è di essere attori su un palcoscenico che si trasforma in gabbia. Cala il sipario, gli spettatori vanno a casa e tu sei sempre lì, solo, ad aspettare la prossima replica, speranzoso, mentre fuori la vita procede implacabile.
    La mia piccola esperienza, per quel che vale, ha come tratti riconoscibili alcune delle cose che hai evidenziato. Non nego di aver aperto il blog in attesa di essere notato da una casa editrice, un occhio allo schermo e la mano fiduciosa sui manoscritti protetti da una sorta di placenta fatta di sogni e speranze in attesa di nascere. Poi l’editore è arrivato e sostanzialmente non è cambiato nulla, non è colpa di nessuno, sono consapevole di non essere altro che un racconta storie da intrattenimento, tutto lì. Quello che posso dire è che vivo tutto questo mondo virtuale con molta leggerezza e divertimento, così deve essere. Con alcuni blogger ci sono scambi proficui in termini di comunicazione e di piacere nel confronto di esperienze diverse, in molti casi assisti a teatrini assurdi o ti ritrovi a ridacchiare con la mano sulla bocca sotto a pulpiti di cartapesta. Leggi di certi blogger e ti domandi:” ma questi cosa fanno nella vita? Tutto questo essere tronfi e così sicuri di possedere la verità è frutto di pazzia o di traumi infantili in cerca di riscatto?”
    Nulla di male nell’esporsi, niente di sbagliato nel cercare visibilità, ma come nella vita di tutti i giorni ci deve essere moderazione, buona educazione, apertura, desiderio di scambio. Il web è una grossa opportunità, riesce persino a dare risonanza agli imbecilli, quindi figurati se non sono grato per la possibilità che offre hahahahaha, prima dicevo la mia soltanto ai quattro mentecatti come me che frequento.
    Ci vuole pazienza, bisogna essere consapevoli, è necessario dire ma anche ascoltare, tutto prima o poi arriva se ci sono contenuti. Con la giusta predisposizione d’animo, alla mal parata almeno ti sei divertito e hai fatto una bella esperienza, se ti costruisci un immaginario da genio incompreso coltivi soltanto rancore e tormento, in questo caso, come direbbe un fine dicitore, sono stracazzi.
    Bell’articolo Salvatore, come sempre, o quasi sempre 😀

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  8. Io non sono né blogger né scrittore, sono salva? 😀
    Non sono blogger perché io e il calendario editoriale spesso siamo schiacciati dal resto degli impegni, quelli che pagano mutuo e bollette. Non sono scrittore perché le mie “sono solo canzonette”. Penso che un po’ di sana umiltà debba essere alla base di qualsiasi attività e prendo le distanze molto velocemente quando avviso un certo profumo di arroganza e presunzione. Lo posso forse giustificare in uno scrittore affermato da 20 anni in classifica (per quanto potremmo ragionare anche su questo), ma su un blogger non ancora pubblicato proprio no. Della serie: scendi dallo sgabello, ha solo tre gambe, sicuro che ti fai male.
    Poi, in alcuni casi, ho avuto modo di riscontrare che dietro a certi atteggiamenti c’erano seri problemi nella vita “reale”, che tra le righe del blog non potevano trasparire (ovvero si erano costruiti un “personaggio” che a lungo andare stanca).

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    • Sì, è vero e non è un problema relegato al solo ambito dei blog. C’è gente che ha problemi nella vita privata e che, per forza di cose, deve cercare delle valvole di sfogo, rincorrere un sogno di riscatto, cercare di apparire almeno nella finzione diverso da quello che si è. Credo che nel molto piccolo (e spero nel molto limitato) un po’ tutti noi ci ricadiamo in questa “trappola”. Mettiamola così: colpa della realtà allucinata e postmoderna in cui ci tocca vivere.

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      • Certo, ma un conto è utilizzare la scrittura creativa anche come terapeutica e aprire un blog anche per poter scampare alla rigidità del lavoro d’ufficio, un’altra cosa è utilizzare entrambe per mazziare a spron battuto i lettori, i commentatori e i “colleghi” blogger. I famosi “leoni da tastiera” che poi quando te li ritrovi in carne e ossa assomigliano di più all’ippopotamo.

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  9. Chissà perché per un attimo mi è tornato alla mente un vecchio film The Net. Racconta la storia di una donna che lavora e vive completamente isolata dal resto del mondo, i suoi soli contatti sono on line e quando alla fine qualcuno decide di farla “sparire” perché ha scoperto qualcosa di scottante, basta farla sparire dalla rete! Poi siccome nessuno l’ha mai vista in faccia nessuno crede che lei esista ancora.
    Un film di un tempo in cui non eravamo neanche ancora così connessi come oggi. Forse mi è venuto in mente perché ho immaginato il blogger scrittore intento a scrivere dietro il suo pc che non esce mai dal guscio ed esiste solo nella rete (che poi non lo considera neanche…) una vera tragedia!
    Ma forse il trucco è non farsi ossessionare né dal blog, né dalla scrittura, seguire la passione di fare qualcosa ma senza diventarne schiavi. E soprattutto ogni tanto uscire dal web e correre fuori a vivere.

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  10. Come hai scritto, il problema è sul fine che ha il tuo blog. Vuoi visibilità? Vai a fare il saltimbanco per strada, se scali a mani nude il campanile della chiesa del tuo paese vedi che finisci sul giornale, ti intervistano e tu zac, parli subito del tuo libro.
    Vuoi conoscere gente che ha la passione per la scrittura, raccontare qualcosa che non si presta a diventare un romanzo o un racconto, sperimentare, divertirti con le parole? Allora il blog è la cosa che fa per te.
    In entrambi i casi, però, essere uno scrittore è un’altra cosa.

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  11. Bravo Pietro, infatti Salvatore tenta di schermirsi ma è di fatto uno scrittore, a differenza di molti di noi. Anche bravo.Ho detto tenta perché credo sia un po’ paraculo, simpatico e assolutamente piacevole con questo suo giocare con la parola scritta e i concetti.

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  12. Grazie, Pietro. Credo, però, che dipenda anche dalla valenza semantica che dai alla parola scrittore. Per intenderci, chi compila la lista della spesa sta di fatto scrivendo, ma non è uno scrittore. Chi prende appunti su un quaderno, pensieri sparsi o lezione universitaria, sta di fatto scrivendo ma non è uno scrittore. Il medico che scrive la prescrizione al proprio paziente anche lui sta scrivendo, ma non è uno scrittore. Il giornalista scrive, ma nella maggior parte dei casi non è o non si definisce scrittore. Chi è o cos’è uno scrittore, allora? Uno scrittore è uno che vive del mestiere che fa: raccontare storie in forma scritta; e, al limite, uno che è riconosciuto come tale dalla comunità. Io, per concludere, non vivo di scrittura e, tranne pochi amici zelanti, non sono riconosciuto dalla comunità come scrittore. Oltretutto, forse perché io stesso do a questa parola una valenza forte, per me anche chi scrive davvero narrativa pubblicandola con una casa editrice difficilmente si può definire scrittore. Facciamo così, ribaltiamo il concetto: diciamo che di scrittori non ce ne sono, tranne pochi: tre o quattro per generazione. Mi pare l’approccio più saggio.

    Altro discorso è quello che tu fai di incoraggiare chi magari ha una certa predisposizione per la parola scritta ma non trova il coraggio per trasformarla in un mestiere. Al riguardo si potrebbe essere molto cinici: «tanto di scrittori ce n’è già molti, uno in meno viene persino comodo…». Quello che voglio dire è che tanto il mondo gira su se stesso ugualmente. Che io diventi o meno uno scrittore non cambia niente per nessuno, forse nemmeno per me.

    Torna a trovarmi. 🙂

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  13. Cit.
    “Oltretutto, forse perché io stesso do a questa parola una valenza forte, per me anche chi scrive davvero narrativa pubblicandola con una casa editrice difficilmente si può definire scrittore.”

    Esattamente, quando mi definisco scribacchino mi viene imputato il peccato di falsa modestia, vallo a far capire che amo troppo la letteratura e ho troppo rispetto dei miei miti letterari per usare altri termini 😉

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  14. Fanno di te uno scrittore le storie che pubblichi. I libri che pubblichi, anzi. Io ho voluto ridurre la mia presenza nel blog perché mi stava succhiando troppo tempo, non solo per scrivere, ma anche per vivere.
    Molti sono diventati scrittori in epoca moderna senza avere un blog. Però un blog ti permette di non arrivare alla tua prima pubblicazione da perfetto sconosciuto.

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    • Non sono sicuro che un blog faccia la differenza, da un punto di vista del marketing; se dovessi rifletterci, probabilmente arriverei a ipotizzare che possa essere addirittura contro producente. Nel senso che quello che scrivi può essere usato contro di te… Tuttavia può fare una certa differenza nel prendere confidenza con la parola scritta. In fondo non ti dicono che devi scrivere tutti i giorni? Ecco, con un blog è possibile.

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        • In modi che non puoi immaginare. Le parole sono interpretabili e la tua competenza, la tua voglia di scrivere, di andare a fondo negli argomenti non può sempre essere a tutto tondo e al 100%. Quindi capiterà prima o poi che tu scriva qualche minchiata; minchiata che nel momento in cui l’hai scritta ti sembrava sensata ma poi i tempi cambiano. E stai sicuro che se per caso diventi in qualche modo noto, ci sarà qualcuno che ripescherà quel tuo post – magari scavando di proposito – e ti farà rimpiangere di averlo scritto. Quante volte l’abbiamo visto fare? Pensaci… C’è un motivo se gli scrittori tendono a non esporsi con un blog o una pagina facebook; e se ce l’hanno, la fanno gestire a qualcun altro, così posso sempre dire: “Non sono responsabile di quello che scrive il mio staf”…

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  15. C’è un equivoco di fondo che spinge molti scrittori o aspiranti scrittori ad aprire un blog: sono convinti di rivolgersi a venditori di libri (editori) e compratori di libri (massa di lettori). In realtà, i blog che parlano di scrittura attirano e interessano altri scrittori o aspiranti scrittori. Quindi, se l’obiettivo era ottenere visibilità nel panorama letterario, opportunità di pubblicazione con un grande editore, creare una schiera di acquirenti per i propri libri, be’ il fallimento è quasi (perché il destino stupisce sempre) scontato.
    Più sano e utile è avere semplicemente lo scopo di confrontarsi con altri scrittori o aspiranti scrittori, far palestra di scrittura in gruppo, perché in quel caso un’evoluzione personale è sicura. E poi ti fai anche qualche nuovo amico 🙂

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    • Sono d’accordo con te. Non solo, ma la maggior parte degli aspiranti scrittori che seguono il tuo blog si dividono fondamentalmente in due categorie: quelli che ti criticano a priori per invidia o per screditarti e quelli che, invece, ti apprezzano a priori perché si aspettano di essere ricambiati. Gli unici che si salvano da questa dinamica sono quei pochi con cui riesci a instaurare una sincera sintonia. 😉

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    • Questo è ciò che dicono molti: se parli di scrittura, attiri altri scrittori. Sì, è vero. Ma allora di cosa dovrebbe parlare uno scrittore nel suo blog? Quesito che mi sono posto e a cui ho cercato di rispondere nel mio blog. Secondo me per l’attività di scrittore non esiste un tipo di blog unico, ma ognuno deve trovare la sua strada.

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      • Probabilmente uno scrittore che si vuole rivolgere solo ai propri lettori (anche quelli potenziali) dovrebbe parlare esclusivamente dei propri romanzi/libri. Evitando accuratamente articoli sulla scrittura creativa; a meno che non abbiano scritto un manuale di scrittura creativa.

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        • Salvatore ti ha risposto come ti avrei risposto io e faccio un’aggiunta: uno scrittore che parla ai propri lettori dovrebbe averli già e non cercarli attraverso il blog perché la cosa funziona esattamente al contrario. Io leggo un libro, mi piace, cerco informazioni sull’autore in rete e trovo il suo blog sul quale curiosare tra i suoi scritti e i suoi post. Non ho mai comprato un libro dopo aver letto il blog dello scrittore perché senza conoscerlo e apprezzarlo prima non l’avrei cercato.

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            • Immagino che uno scrittore che non abbia ancora pubblicato, nel proprio blog dovrebbe parlare dei propri interessi; gli stessi che, si presume, porteranno alla stesura del/dei romanzi.

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              • Sì, questo è stato già detto da varie persone e ho anche spiegato nel mio post di tempo fa che non sono interessato a parlare dei miei interessi. I miei interessi hanno poco a che fare con ciò che scrivo. E troverei noioso sia leggere sia scrivere di ciò che voglio trattare nelle mie storie.
                Tu qui parli dei tuoi interessi?

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                • C’ho provato con un certo successo in Diario di un romanzo. Il mio problema è che i miei interessi cambiano abbastanza rapidamente. 😛

                  Comunque il mio scopo come blogger non è quello di farmi pubblicità come scrittore, anche se indubbiamente succede, ma di fare dei test, sperimentare delle soluzioni. E queste cose è bene che non giungano troppo all’attenzione del lettore finale. Il vantaggio di rivolgersi a degli aspiranti scrittori o scrittori veri e propri è che dall’altra parte hai un pubblico presumibilmente competente.

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                • Secondo me, se vuoi parlare al pubblico dei tuoi libri devi avere dei libri (uno almeno) di cui parlare. Quindi il blog viene dopo il libro. Se il libro non c’è ai lettori non importa quali siano i tuoi interessi personali, nemmeno se portano a ciò che vorresti scrivere e di fatto non esiste ancora.
                  Se parli del libro che non c’è, di quello che stai scrivendo e di come lo stai scrivendo, allora sii consapevole che importerà solo ad altri scrittori.
                  A un lettore di Neil Gaiman frega poco dei dieci modi di scrivere un dialogo (quello interessa a chi vuole scrivere) mentre leggerà volentieri le novità sulle prossime uscite o curiosità sui libri che ha già letto. Neil Gaiman, in quanto autore affermato, può rivolgersi sia ai suoi lettori che agli scrittori. Noi no. Questa è la mia opinione.

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                  • Fondamentalmente concordo, anche se riconosco delle eccezioni. Ad esempio, Carolina Cutolo, che a suo tempo ho intervistato, aveva un blog molto seguito dal quale alla fine è nato Pornoromantica, se non ricordo male un romanzo che ha avuto un discreto successo. Non credo che avesse aperto il blog per aprire la strada al libro; semmai il contrario: a aperto un blog per parlare dei suoi “interessi”. Visto il grande seguito ottenuto, un editore gli propose di trasformare i contenuti in un romanzo, più o meno. Non conosco la storia nel dettaglio. Le eccezioni esistono, ma non mi focalizzerei su queste. Quasi sempre sono casuali.

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  16. Intanto m’hai spoilerato Wells e non so se te lo perdono… poi sono arrivato qua per la tua bella battutina su Ferruccio Gianola (non su di lui ma sul suo blog..vedi come scrivo? Ma posso fa lo scrittore seconde te?.. ) e bene o male ho letto un centinaio di commenti prima che toccasse a me.. comunque io scrivo, per me ovvio, il blog è il mio bloc notes, il mio smartphone al semaforo, il foglietto volante, l’idea che preme, la lettera che non vuoi spedire… ovviamente se non vieni a leggere i miei tre anni di blog sul mio blogroll non sarai mai ospite.. 😉

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    • Ti manca di citare il post-it, ma non so se il tablet resta appiccicato al parabrezza della smart. E poi basta con questa compravendita di visite nei blog dei sodali di turno. XD

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  17. Il fatto è che ci sono un sacco di illusi in giro, convinti che avere un blog sia il modo per farsi notare dagli editori o per farsi un nome come autore. La colpa è dei vari guru che si spendono nel diffondere ricette miracolose ma non fanno i conti con la realtà. Ho visto nascere un sacco di blog di scrittori (passami il termine) che sono durati solo pochi mesi, proprio perché nascevano con gli scopi sbagliati e senza la passione necessaria a sostenerli nel tempo. A me sembra che ci sia in giro un sacco di gente che ha comprato la frusta prima di avere il cavallo, non so se mi spiego.
    Che poi avere un blog aiuti un autore è ineggabile, ma è un altro discorso.

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  18. Ho avuto in passato molte occasioni per non essere invisibile. Per un motivo o per l’altro non le ho colte (forse il motivo è sempre uno).
    Diciamo che sono sempre stato una persona molto consapevole. Diciamo che non me ne frega niente e quel che faccio lo faccio per me e modo mio. Anzi ora che mi ci fai fatto pensare mi sa che vado a scriverlo in un post, se più tardi ancora ne ho voglia, o anche no.

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  19. Che dire? Hai fotografato una realtà diffusa, in cui anch’io mi riconosco, e che mi porta alla tua stessa conclusione: solo scrivere è importante per scrivere. Il resto è piacevole, è amichevole, è magari anche utile, ma non alla scrittura. Il tempo vola, e se non sai distribuirlo in base alle tue vere priorità ne sei doppiamente danneggiato, prima perché speri in qualcosa che non esiste (quasi mai), poi perché ti resta meno tempo per scrivere. Detto questo, trovarsi online per condividere qualcosa è bello. L’importante è non attribuirgli un ruolo che non ha.

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  20. Hai dato voce a quella miriade di aspiranti blogger – scrittori che imperversa ovunque. Tra loro, ci sono anche io… decisa a recuperare e tenermi stretta la dimensione del piacere insita nell’atto creativo. Grazie a te 😊

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  21. Io penso spesso che, alla fine, non importa. O piuttosto, non mi importa vendere, non mi importa la visibilità. Richiede troppo impegno e le mie energie preferisco usarle per studiare e scrivere.
    Mi piace scrivere. È una cosa che viene da dentro, un’esigenza profonda.
    Non sono assidua come blogger; a volte lascio il blog a languire per mesi.
    Come scrittrice, sono anarchica; non c’è verso di farmi aderire a un programma.
    Però torno sempre sul blog e su Medium e sugli altri canali attraverso i quali comunico. È più forte di me. Ogni tanto, quando ho qualcosa da dire, quando ho qualcosa da condividere, scrivo. Attraverso gli strumenti del web. E se qualcuno legge, mi rende felice. Se no, è lo stesso.

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    • Ciao Valentina, benvenuta nel mio blog e grazie per il tuo commento. Ognuno è mosso da obbiettivi e stimoli diversi; ciò che conta, a mio avviso, è che questi non siano semplicemente un paravento dietro cui nascondersi. Lo dico in senso generale. A presto.

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  22. È una lucid analisi: alla fine, questo è un bellissimo passatempo ma, se anche vi fosse una remota possibilità che si evolvesse in altro, il rischio che così si sciupasse non andrebbe mai sottovalutato.

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  23. una presa di coscienza non facile e anche per questo necessaria. Ho appena aperto il mio nuovo blog, il terzo (gli altri due vecchi e abbandonati anni fa), il primo nel mare magnum del web, senza una community di supporto. L’ho fatto per un’esigenza vera e quasi fisica, per sublimare tutti i miei stati d’animo per cui la corsa (nuovo passatempo) non basta.
    Ci tengo a fare le cose bene e ho voluto iniziare con un post-intervista che ha richiesto molto lavoro e impegno. L’ho fatto per me ed è stato una grande soddisfazione. Vedremo se la visibilità e quel che può portare arriveranno, l’importante è non pretenderla

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    • Più che altro mi chiedo se abbia un senso. Sono passati due anni e mezzo da quando ho aperto questo blog, e non posso dire che non abbia avuto un crescente di lettori e di visite. Ma alla fine?

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  24. Capitata qui non so come,, leggo e approvo.
    Sì, sono consapevole di scrivere per il solo piacere di farlo e di condividere con alcuni amici di rete che mi leggono ( bontà loro) e consapevole di non essere una scrittrice. Quasi mi arrabbio quando qualcuno mi invita a scrivere
    un libro: sarebbe una immane fatica e finirebbe il divertimento. Almeno credo.
    Detto questo…
    Nella blogsfera è interessante, ma difficile seguire uno scrittore anche blogger perché di solito (non ti conosco quindi non mi riferisco assolutamente a te) è solo interessato a se stesso e ai suoi scritti. E il blog, si sa, è condivisione reciproca.
    Mi scuso per il lungo commento
    Mariro’

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  25. Ma è bello litigare con gli scrittori, significa entrare davvero nel libro e nella loro testa.
    L ultimo di Baricco che ho letto è La sposa giovane. Ora se consideri che io sono una insegnante puoi comprendere come sia complicato non litigare con uno che salta dalla prima alla terza persona così, solo per farti scimunire e usa una punteggiatura a cavolo riuscendo a fare, di una storia esile e banale, qualcosa che comunque si legge ( e si compra) grazie a pennellate buttate qua e là di bellezza filosofica. Sarà piacione ma la sua scrittura è sempre più irriverente. Tre volte all’alba è il suo capolavoro dell’irriverenza. (Però, che lettura!)

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  26. Ho appena postato il mio primo post che parla del perchè un autore dovrebbe scrivere un romanzo. Scoraggiante.Ma del resto si sa che l’opera d’ingegno raramente paga. Ci provo già con la musica e il risultato è uguale. Tutti sono inondati da stimoli e a nessuno importa ciò fai. Ma l’importante è che piaccia farlo. Complimenti per l’articolo. E’ il primo che leggo, farò un giro nel resto del blog!

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