Collage postmoderno di Roma antica con Colosseo, statua romana, mappe e geometrie rosse e nere

Perché Roma?

Illustrazione realizzata con l'IA

Roma come macchina narrativa e politica

Tutti nel mondo hanno due patrie: la propria e Roma.
— Henry James

A me non interessava un fondale.
Templi, colonne, toghe, legionari, sandali, marmi… È una Roma cinematografica, quella che spesso si incontra in molti romanzi storici: può creare atmosfera, fa scenografia, ma è irrilevante dal punto di vista narrativo. Non era quello che cercavo io; io cercavo un sistema dinamico. Ogni romanzo, infatti, è prima di tutto un meccanismo che produce conflitti. Gli eventi non nascono dal nulla, ma dall’interazione tra individui, istituzioni, interessi economici, rapporti di forza e idee. Da questo punto di vista, Roma rappresenta probabilmente uno dei contesti narrativi più ricchi mai esistiti.

L’Impero romano era un organismo composto da decine di popoli, centinaia di città, migliaia di magistrati, centinaia di migliaia di legionari e circa 60 milioni di individui che lo abitavano: tutti collegati da una rete amministrativa sorprendentemente efficiente. Un editto emanato a Roma poteva modificare la vita di un mercante di Palmira, un contadino della Gallia o un veterano stanziato sul vallo di Adriano. Una carestia in Egitto poteva provocare tumulti nella capitale. La morte di un governatore di provincia poteva alterare gli equilibri politici di un’intera regione. Ogni decisione produceva conseguenze lontane nello spazio e nel tempo.

Per uno scrittore questo significa una cosa molto semplice: ogni personaggio, anche il più umile, può trovarsi coinvolto in dinamiche enormemente più grandi di quanto potrebbe avvenire, ad esempio, nell’Italia contemporanea, e senza che il lettore avverta alcuna forzatura: è il sistema stesso a giustificarlo. Roma era una società straordinariamente stratificata. Senatori, patrizi, cavalieri, plebei, liberti, schiavi, mercanti, militari, sacerdoti, funzionari imperiali, pellegrini, briganti, filosofi: ogni gruppo obbediva a regole proprie, perseguiva interessi diversi e osservava il mondo da prospettive spesso incompatibili. Questo significa che un medesimo evento poteva assumere significati completamente differenti a seconda di chi lo viveva.

Per questo motivo non ho mai pensato a Roma come al semplice luogo in cui ambientare Ulpia, come ho già raccontato altrove. Sarebbe stato riduttivo. Roma è il dispositivo che rende possibile il romanzo. Se la sostituissi con un’altra città, oltre alla trama principale, anche gran parte delle dinamiche narrative secondarie cesserebbero di essere possibili. Non perché mancherebbero in un’altra ambientazione gli edifici o i costumi, ma perché verrebbe meno quella concentrazione irripetibile di potere politico, economico, militare, religioso e culturale che rende ogni scelta individuale, una scelta potenzialmente collettiva capace di modificare il destino di milioni di persone.

È anche per questo che considero Roma un personaggio, sebbene non nel senso in cui spesso si usa questa espressione. Non perché abbia un’anima o una personalità, bensì perché esercita una pressione indiretta sui personaggi proprio grazie alla sua stratificazione. I personaggi di Ulpia credono di agire liberamente, ma quasi sempre stanno reagendo a decisioni prese da qualcun altro: un decreto, una nomina, una riforma fiscale, una guerra, una congiura di palazzo. Roma non parla: costringe gli altri a parlare. Roma non agisce: costringe gli altri ad agire.

Roma non è stata solo la città più potente della storia, la città sopra la collina; Roma, per secoli, è stato uno dei palcoscenici della storia tra i più straordinari immaginati dall’uomo. L’ha usato perfino Shakespeare… Non offre semplicemente uno scenario nel quale raccontare una storia; produce storie quasi indipendentemente dalla volontà dello scrittore. E quando un’ambientazione è capace di fare questo, smette di essere un’ambientazione e diventa il motore stesso del racconto.

E voi, quale ambientazione amate in genere? Ne avete una preferita?

3 Comments on “Perché Roma?”

  1. Pingback: Cos’è un’ucronia? – Il Blog

  2. Scegliere di ambientare un racconto in un tempo diverso da quello che conosciamo e viviamo è sempre affascinante, tuttavia per farlo occorre un grande lavoro di ricerca, non a caso i romanzi storici sono spesso dei “tomi” che sfidano il lettore più esperto. Nei miei scritti uso sempre la contemporaneità perché è quella da cui traggo ispirazione ma adoro i racconti che parlano delle civiltà passate: da li arriviamo tutti.
    Buona giornata. Giulia

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    • Ciao Giulia, grazie per il tuo commento! Hai ragione, la ricerca è fondamentale quando si sceglie un’ambientazione storica, anche perché il rischio di commettere anacronismi è sempre dietro l’angolo. Ma credo che la differenza tra noi sia soprattutto nel tipo di storie che ci interessa raccontare. Tu trovi nella contemporaneità una vicinanza con il lettore che ti permette di affrontare temi universali; io ho trovato nella Roma antica un sistema politico, sociale e culturale talmente complesso da diventare esso stesso un motore narrativo. In fondo, però, credo che cerchiamo entrambi la stessa cosa: raccontare gli esseri umani, con le loro ambizioni, contraddizioni e debolezze. Che lo facciano indossando una toga o un paio di jeans, poco importa! 😄

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