Visto, si stampi!

L’istante in cui un manoscritto diventa libro
Esistono tre parole capaci di fotografare un romanzo mentre assume la sua forma definitiva. Come un lepidottero che abbandona l’esuvia, il «Visto, si stampi!» rappresenta il momento esatto in cui un manoscritto, ancora capace di evolvere, smette di poterlo fare, diventando un fotogramma nello spazio-tempo: perpetuo, immutabile e assoluto. Non è un’esclamazione trionfale – Eureka! – ma un atto notarile che pone fine a qualsiasi revisione, congelando l’oggetto libro nel suo istante infinito. È normale provare un po’ di apprensione prima di comandarlo.
Vedere Ulpia assumere il suo aspetto finale, infatti, non mi ha emozionato come avrei supposto. Il «Visto, si stampi!» è una locuzione che sa essere feroce nella sua granitica solennità. Ciò che Calvino scriveva nelle sue Lezioni americane (1988), a proposito della pagina bianca, vale anche per la nostra espressione: un attimo prima è ancora tutto possibile, ma una volta emessa si è condannati a quella sola forma. E tuttavia, è proprio quando il libro completa la propria metamorfosi che può cominciare a volare da un lettore all’altro, prendendo definitivamente vita. Assumendo una forma immutabile, diventa libero di muoversi nel mondo.
Ma cosa significa, concretamente, dare il «Visto, si stampi!»? Si potrebbe presumere, sbagliando, che la responsabilità preminente dell’autore riguardi semplicemente il contenuto, ovvero il testo in sé. Tuttavia, sono molti gli elementi che contribuiscono a formare l’oggetto finito. Ad esempio, l’impaginazione. Ad esempio, la copertina. Ad esempio, la quarta di copertina. E poi la biografia, i ringraziamenti, le dediche, gli eserghi, eventuali genealogie, mappe, immagini se ci sono. Il libro è un contenitore: tutto ciò che contiene, in ultimo, ricade nella responsabilità dell’autore. E quando l’autore dà la sua ingiunzione risolutiva, è a tutto questo che essa si applica.
Responsabilità che responsabilmente mi sono assunto. Come un buon pater familias – restando nell’ambito della romanità – ho lasciato, infine, che la figlia che avevo allevato per ben otto anni, Ulpia – Cresciuta in un lupanare, spiccasse il volo per giungere imminente nelle librerie italiane dal 2 novembre venturo, ma già preordinabile dal sito dell’editore, FoxandSparrows Edizioni, da oggi: 23 ottobre. E poiché concludere siffatto articolo pare arduo, non posso che appellarmi alle antiche Muse; e più di tutte, lei: Svelami, Storia, l’infausta ventura dell’Ulpia fulva: nata lupa, fatta libro.
Che, resti tra noi, è implicito invito ad acquistare il romanzo: LINK


Complimenti, é sempre bello veder nascere un proprio libro. In bocca al lupo per tutto
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Grazie Giulia! 🫶
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