Stupirsi, stupire, stupendo


Stupirsi, stupire, stupendo

Hu-Man Bar-Code

Quando stupire non è più un’opzione

Negli anni sessanta dello scorso secolo il più famoso rappresentante americano della Pop art,  Andy Warhol, stupiva il mondo affermando che: «Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti». La sua era una radiografia perfetta della società occidentale dell’epoca. Oggi non è più vero. Televisione, internet, reality show, social media, video-tube, blog: nel mucchio, non conta più un cazzo nessuno.

Siamo una generazione di individui omologati. Per uscire dal gruppo perfino Jack Frusciante ha dovuto adeguarsi. Oggi ci tatuiamo, foriamo, bruciamo, dilatiamo, facciamo iniezioni di botox, gonfiamo i muscoli e, naturalmente, apriamo blog in cui mettere in mostra la nostra stupefacente personalità. L’unica cosa che non facciamo è accorgerci di quanto tutte queste cose ci rendano identici.

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L’invisibilità del blogger-scrittore


L’invisibilità del blogger-scrittore

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Quando provare non comporta riuscire

The Invisible Man è un romanzo di fantascienza scritto da H.G. Wells nel 1881. Parla di un promettente fisico, Griffin, che ignorato dai suoi contemporanei si dedica anima e corpo a sviluppare una nuova tecnologia per ottenere il denaro e il rispetto che ritiene di meritare. Naturalmente la scoperta su cui lavora è l’invisibilità. Il romanzo, per quanto affascinante, non finisce bene.

Ora, se escludiamo per un attimo l’aspetto fantascientifico dal nostro discorso, non pare anche a voi che fare blogging per ottenere visibilità e credito, nella speranza di avere un giorno successo come scrittore, non abbia forse qualcosa in comune con questa storia? Io ritengo di sì, solo che l’invisibilità del blogger-scrittore dei giorni nostri non è data da una scoperta fantascientifica, ma dalla moltitudine di tutti gli altri che come me e voi ci provano ogni giorno.

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Le preposizioni proprie: Su


Le preposizioni proprie: Su

SU

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa settimana, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

Su

La preposizione su, come tutte le preposizioni, dà origine a numerosi valori semantici. Tra questi, un primo nucleo è rappresentato da quelle relazioni che esprimono una ʻposizione superioreʼ (ad esempio nelle relazioni di moto) o di ʻdominazioneʼ su di una conoscenza o campo[1]:

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Tu quoque, Catilina


Tu quoque, Catilina

morte di catilina

Fino a quando, Catilina, approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà una temerarietà che ha rotto i freni? Non ti hanno turbato il presidio notturno sul Palatino, le ronde che vigilano in città, la paura della gente, l’accorrere di tutti gli onesti, il riunirsi del Senato in questo luogo sorvegliatissimo, l’espressione, il volto dei presenti? Non ti accorgi che il tuo piano è stato scoperto? Non vedi che tutti sono a conoscenza della tua congiura, che la tengono sotto controllo? O ti illudi che qualcuno di noi ignori cos’hai fatto ieri notte e la notte ancora precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisioni hai preso?

Nella curia Ostilia, dai loro sacri scranni imbottiti di porpora, i patres riuniti in concilio ascoltano concentrati e allibiti un’accesa orazione rimbombare tra i marmi eretti dagli avi. L’uomo in piedi al centro dell’assembramento è il console Marco Tullio Cicerone. Seduto a lato, circondato da un vuoto solido, Lucio Sergio Catilina sopporta avvilito le accuse. Cominciata l’orazione i senatori presenti, quelli seduti attorno a Catilina, si alzano dai seggi e si spostano altrove. Rimasto solo, ad esso Cicerone si rivolge puntandogli il dito…

Che tempi! Che costumi! Il Senato conosce l’affare, il console lo vede, ma lui è vivo. È vivo? Addirittura si presenta in Senato…

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La funzione degli Archetipi


La funzione degli Archetipi

Dracula

Le regole del gioco

In letteratura l’archetipo è un modello da seguire, inteso come “primo esemplare” di una certa “cosa” da usare come metro e come guida per altre costruzioni simili. Il vampiro di Bram Stoker, Dracula, è forse il primo archetipo del suo genere e quando si scrivono altre storie sui vampiri o si introduce il personaggio del vampiro è inevitabile il confronto con esso. I personaggi però non sono gli unici ad avere degli archetipi, anche i romanzi hanno i loro.

In passato abbiamo già parlato del romanzo greco. Parlandone abbiamo visto come quel genere di romanzi – il termine romanzo è improprio perché molto più recente, ma con esso vogliamo solo indicare uno scritto in prosa che si distacca in modo netto dai poemi, che all’epoca andavano per la maggiore – fosse costruito sempre in un determinato modo: due giovani, belli e casti s’incontrano a una festa o fiera o cerimonia per la prima volta, dopo un colpo d’occhio, che basta a far scattare fra i due la scintilla dell’amore, entrambi sono assolutamente consapevoli di non voler vivere un solo secondo di più separati; ma, perché c’è sempre un ma, eventi esterni (il rapimento di lei, una guerra, la pestilenza, la rivalità fra le rispettive famiglie…) eventi esterni impediscono ai due di convolare a nozze. La storia che segue è un concatenarsi di avventure che hanno il solo scopo di riunirli. Quando ciò finalmente avviene, il lieto fine è d’obbligo: i due ragazzi, che sono ancora belli, giovani e casti esattamente come la prima volta che si sono incontrati, finalmente si sposano e il romanzo termina, solitamente, con un bel matrimonio.

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