Le preposizioni proprie: A


Le preposizioni proprie: A

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa volta, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

A

La preposizione a, può dare luogo a un primo gruppo di relazioni che esprime il rapporto di «destinazione del punto o della linea di arrivo di un’azione»[1]. Se ne traggono i seguenti complementi:

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Imprenditoria mafiosa


Imprenditoria mafiosa

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Dai gabellotti alle multinazionali del crimine

Tra il XIX e la prima metà del XX secolo in Sicilia era diffusa la figura del gabellotto. Egli non era un mezzadro, vale a dire un contadino che associandosi con un proprietario terriero – solitamente appartenente alla classe nobiliare – divideva con esso i frutti del suo lavoro; il gabellotto apparteneva alla piccola borghesia imprenditoriale, e il terreno su cui lucrava era preso in affitto. La leggenda vuole che questi gabellotti, contadini ignoranti ma furbissimi, approfittando dell’incapacità dei nobili di gestire i propri feudi siano riusciti col tempo a soppiantarli. Quello che la leggenda invece tralascia di menzionare è il modo in cui questo è avvenuto: con «polvere e piombo»[1].

Questo cosa centra con la figura del mafioso e con le multinazionali del crimine, interessate all’accumulazione capitalistica e al narcotraffico? L’immagine che il mafioso ha sempre voluto dare di sé è quella di un povero campagnolo ignorante: «Parlo poco perché so poco»[2]. Ma la figura del gabellotto in realtà corrisponde a quella di «un cavaliere, più volte milionario, impegnato tra l’altro nella Londra del 1922, con altri “industriali” dello zolfo, con i dirigenti della Montecatini, con il Gotha dell’industria chimica mondiale, nelle trattative per la costituzione del cartello internazionale dell’acido solforico»[3].

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Furto d’autore


Furto d’autore

bibliotheka

Anche le case editrici rubano

E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti,
camuffati bene o male, da intellettuali e santi,
io vi odio a voi romani tutti quanti.

–  Alberto Fortis

È in qualche modo piacevole constatare come, in un paese quale l’Italia in cui appare sempre più evidente che leggere è un’opzione a perdere e in un’epoca storica in cui la vita media di un romanzo, anche di un buon romanzo, non supera i sei mesi di vita sugli scaffali delle librerie, constatare come una coraggiosa casa editrice romana, la Bibliotheca Edizioni s.r.l., decida di ripescare un mio vecchio – ma ancora molto letto – post del 10 aprile 2015 (questo), in cui spiego come scrivere un dialogo che funziona, per riproporlo papale papale nel proprio blog.

Il loro post s’intitola: 10 modi per convincere una casa editrice a pubblicare il tuo manoscritto. Se ne può scaricare perfino una versione in pdf, iscrivendosi alla loro mail-list. Uno di questi dieci modi riguarda i dialoghi, o meglio, il modo di scriverli. Non posso che sentirmi onorato del fatto che quanto io abbia da dire su di essi è, a loro parere, un modo vincente per convincere una casa editrice a pubblicare un manoscritto. Che io sia un fenomeno nello scrivere dialoghi, o quantomeno post che ne parlano, era già ben noto ai miei tanti follower che mi seguono ormai da anni. Proprio una di loro, o dovrei dire una di voi, un paio di settimane fa ha ritenuto opportuno scrivermi in privato per farmi notare questa strana somiglianza: tra i miei e i loro contenuti.

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Le preposizioni proprie: Di


Le preposizioni proprie: Di

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa volta, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

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Il fascino del lato oscuro


Il fascino del lato oscuro

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L’ammirazione di chi non ha il coraggio di peccare

Enrico Onofrio sostiene che in Sicilia per mafioso s’intende qualcuno che ha coraggio e sa darne prova.

«Briganti che si aggirano abitualmente per le campagne dell’isola, lasciando fama delle proprie prodezze. Il più famigerato è Antonino Leone. Furono uccisi per vendetta privata, o per invidia di mestiere, Valvo, Rinaldi, Di Pasquale, Lo Cicero, Capraro di Sciacca. Questi fu ucciso dalla pubblica forza dopo che, abbandonato dai suoi compagni, sostenne da solo due ore di combattimento contro un gran numero di soldati. Valvo fu assalito in una casa dove trovavasi con la sua amante e morì combattendo. Di Pasquale fu ucciso da Leone per odio personale. Botindari trovasi ora in prigione. Egli resistette per parecchie ore contro gli assalitori; abbandonato dai compagni continuò a combattere; ferito gravemente si diede alla fuga, corse più di due miglia, dopo le quali cadde a terra sfinito. Uomini di tale audacia s’impongono facilmente a popolazioni di intere campagne… Il brigante siciliano veste cacciatora e calzoni di velluto, è armato di fucili moderni e di rivoltelle delle migliori fabbriche, porta seco una grandissima quantità di munizioni ed un perfetto cannocchiale per poter distinguere l’appressarsi del nemico. Il suo compito si riduce ormai al sequestro di ricchi proprietari. Il sequestrato è generalmente trattato nel modo più cortese ed è fornito a tavola di laute vivande».[1]

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