Le congiunzioni

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Lasciati alle spalle gli avverbi, oggi diamo una rapida sbirciata alle congiunzioni. La congiunzione è un meccanismo sintattico che ha lo scopo di collegare fra loro due o più parole, o gruppi di parole, o frasi di uno stesso periodo. Il tipo di collegamento distingue le congiunzioni in coordinative, dove il rapporto fra le parti collegate è di equivalenza («Giulio e Luigi stanno fuori a fumare»; «faceva molto freddo, eppure sono uscito» [Serianni]), e in subordinative dove, come indica lo stesso termine, le parti collegate sono in rapporto di dipendenza («Non ho mangiato perché non ho fame»).

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L’epidemia delle vaccinazioni obbligatorie

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“A volte i pensieri sono come delle infezioni, e alcuni diventano vere e proprie epidemie.”

– Wallace Stevens

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È davvero necessario vaccinare i bambini contro le malattie dell’infanzia?

Il Ministero della Salute, attraverso il “decreto legge prevenzione vaccinale”, ha indicato l’obbligatorietà alla vaccinazione di bambini da 0 a 6 anni per ben 10 diversi sieri. Affinché il bambino possa accedere all’anno scolastico 2018/19, tale vaccinazione deve essere dimostrata. Tuttavia, forse a causa di problemi logistici o forse a causa delle varie polemiche sorte attorno a questo argomento, al momento basta anche solo l’autocertificazione. Tra queste sono presenti l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite, l’anti-pertosse e l’anti-varicella. Il giro d’affari in Italia, ma i dati non sono certi perché le diverse campane ne danno letture discordanti, è di 317 milioni di euro (dato del 2015), ma nel mondo parrebbe aggirarsi attorno ai 25 miliardi di dollari. Tra il 2006 e il 2015, secondo uno studio dell’economista William Lazonick, tra le prime grandi società quotate in borsa, diciotto appartengono al settore farmaceutico. Secondo lo stesso studio, nel periodo preso in considerazione, queste case farmaceutiche hanno macinato utili pari a 525 miliardi di dollari; dei quali ben 516 sono stati ridistribuiti agli azionisti. Un giro d’affari immenso. Che si nutre, almeno in parte, di fondi statali. Ma cos’è un vaccino?

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Suicidio e sex symbol in ufficio

Guest-Post

Un guest-post di Alessandro Liggieri

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Dove si racconta come ridere in silenzio sia meglio dello Xanax.

Caro lettore, sento l’obbligo morale di spiegarti il motivo delle righe che seguono. L’amico di penna Salvatore Anfuso mi ha chiesto un post sul suicidio. Tutto ha avuto inizio per via dei ringraziamenti che gli ho scritto in privato, per aver pubblicato un post su come superare i pensieri suicidi, che ha toccato un mio nervo scoperto.

Ecco la sua risposta:

ti andrebbe di scrivere un guest-post in cui raccontare la tua esperienza? Anche in anonimato. Visto che, esporsi su certi argomenti, denudare certi vissuti, è comprensibilmente rischioso, difficile, forse anche pericoloso.

Siccome bisognerebbe poter dire ai bruchi che quel dolore che sentono, se prima non vengano schiacciati da qualche bambino in bicicletta, serve a diventare farfalle, ho deciso di raccontare l’esperienza di uno che il suicidio l’ha fatto ed è morto.

La richiesta di Salvatore è arrivata, per quegli strani sincronismi della vita, in un momento in cui mi sto molto interrogando su un mio compagno di viaggio, il pensiero del suicidio.

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Come superare pensieri suicidi

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“Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.”
— Albert Camus

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Analisi di un articolo apparso su VICE

Stavo cazzeggiando nell’attesa che mi assalisse la voglia di lavorare al romanzo quando, nel mio solito giro di social, quotidiani online, chat, controllo della posta elettronica, noto un titolo che attira la mia attenzione: Consigli per superare pensieri suicidi, secondo chi c’è passato. L’articolo è apparso su VICE il 29 agosto 2018. Poiché prima dell’estate avevo scritto qualche post sull’argomento, poiché io stesso quest’anno ho avuto un paio di settimane buie, poiché la mia ex ex ex si è suicidata a seguito di quella che i dottori avevano diagnosticato come una depressione maggiore, un titolo del genere era destinato ad attirare la mia curiosità.

Prima di conoscerla davvero, tutti facciamo sempre lo stesso errore. Scambiamo la “depressione”, ovvero una malattia cronica dell’umore, per svogliatezza, pigrizia, indolenza, fannullaggine. Avevo più o meno 27 anni – la nebbia dei ricordi mi impedisce d’essere più preciso – e stavamo insieme da circa due quando lei si arrampicò su un edificio alto cinque piani, voltò le spalle al suolo e si lanciò nel vuoto. Non sopravvisse alla caduta. Io, invece, mi sentii sollevato da un peso che gravava sulle mie spalle come se portassi in groppa una montagna. Per mesi le ero stato dietro. Avevamo seguito ogni tipo di terapia. Era stata ricoverata sia al reparto di igiene mentale dell’Amedeo di Savoia sia in una clinica privata, una sorta di grosso casermone in riva a un lago, nei pressi di Viverone.

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Come si pubblicavano i libri nell’antica Roma

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“Si pubblicano i libri che si sarebbe voluto scrivere,

per fare coi libri un discorso servendosi di chi lo sa fare meglio di noi.”

— Valentino Bompiani

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L’editoria ai tempi degli autori Latini

La prima idea di biblioteca ad uso pubblico, di cui fornire la città di Roma per il vantaggio dei suoi cittadini, venne a Gaio Giulio Cesare. Ci troviamo nella seconda metà del I secolo a.C. La guerra civile è ormai alle spalle. Il progetto comprendeva due biblioteche gemelle: una destinata ai testi greci e l’altra alla letteratura latina. Il compito di costruirle e organizzarle fu affidato a Marco Terenzio Varrone, il quale era l’autore di un testo intitolato Sulle biblioteche1. L’assassinio di Cesare nelle Idi di Marzo del 44 a.C. pose fine a tale ambizione. Per avere la prima biblioteca pubblica, i romani dovettero attendere Gaio Asinio Pollione.

Originario di Chieti (anticamente Teate), figlio di una nobile famiglia patrizia, Asinio Pollione è stato un politico, oratore e letterato romano; secondo per erudizione e proprietà di linguaggio, si dice, al solo Cicerone. Poiché non era originario di Roma, al pari di illustri contemporanei quali appunto Cicerone, Catone e via dicendo, Asinio Pollione era considerato un homines novi. Fu seguace di Giulio Cesare e combatté per lui a Farsalo, a Tapso e a Munda. Quattro anni dopo, nel 40 a.C., fu eletto console. L’anno successivo realizzò la prima biblioteca pubblica della storia di Roma2, restaurò l’Atrium Libertatis – l’archivio dei censori costruito sulla sella che univa il Campidoglio al Quirinale – e introdusse la pratica delle recitationes: le letture in pubblico di scritti in prosa o in versi.

Come si pubblicavano i libri nell’antica Roma? Esisteva una sorta di editoria, così come la conosciamo oggi? E come sopravvivevano gli autori romani?

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