Le preposizioni proprie: Con


Le preposizioni proprie: Con

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa settimana, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

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La preposizione con, come tutte le preposizioni, dà origine a numerosi valori semantici. La relazione semantica che stabilisce tra i due componenti che mette in relazione è simile a quella prodotta dalla congiunzione coordinativa e[1]. Essa ha valore di ʻaggiuntaʼ: «Franco parte con Marco» (comitativo); «Franco parla con Mario» (reciproco); «l’uomo è andato al cinema col cappello» (modale); «con la guerra Franco si è arricchito» (subordinativo); «l’uomo col cappello è andato al cinema» (modificatore); «Franco ha rotto il vetro col martello» (strumentale) [esempi del Serianni].

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Glossario latino


Glossario latino

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Gerarchie, cariche e peculiarità della Roma Antica

Da sempre affascinato dal mondo romano, ho pensato di raccogliere in un glossario alcuni termini, cariche, poteri e peculiarità gerarchiche latine nella prospettiva di adoperarle, prima o poi, per scriverci qualcosa: un romanzo o un racconto, non saprei. Poiché in genere si parla di mille anni di storia e di conoscenze piuttosto voluminose, conservate in tomoni, su cui andare a scartabellare ogni volta che l’interesse mi si rinnova, ho pensato che raccoglierle in un glossario, facendo una volta sola il lavoro sporco (perché poi inevitabilmente ci si dimentica di ciò che si è letto), fosse cosa un po’ più pratica e criteriata.

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Come costruire un personaggio credibile


Come costruire un personaggio credibile

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Prediligere le caratteristiche materiali o psicologiche?

L’errore più comune, quando si comincia a progettare un personaggio, è iniziare col chiedersi cosa egli pensa. Nel ricco e imbolsito occidente siamo tutti figli di Freud. La schizofrenia della società postmoderna (in cui vegetiamo) ci spinge a ignorare il dato materiale; ad esso preferiamo quello rarefatto dell’identità psicologica. In una scheda personaggio, di quelle precostituite, che ho avuto fra le mani per qualche tempo, del personaggio mi si chiedeva la personalità. La personalità? Proprio così: la Personalità!

Personalità è un vocabolo che deriva dal tardo latino personalĭtas, il quale, a sua volta, deriva da personalis: personale. Esso indica qualcosa di caratteristico di una singola persona. In campo psicologico sta a indicare quella determinata struttura mentale che, sviluppatasi attraverso «dinamiche formative e influenze sociali»[1] combinate con fattori genetici, l’individuo riconosce come propria e attraverso di essa esprime se stesso secondo il suo modo di interagire con l’ambiente, stabilire le proprie priorità e regolare il proprio comportamento. Facile, no? Adesso, nei commenti, vorrei che mi descriveste in due-tre righe la vostra personalità. Se non ci riuscite con voi stessi, come pensate di cavarvela con un personaggio che neanche conoscete?

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Le preposizioni proprie: In


Le preposizioni proprie: In

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa volta, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

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La preposizione in, come tutte le preposizioni, dà origine a numerosi valori semantici. Un primo nucleo semantico riguarda le «inclusioni stative»[1], vale a dire il ʻriporre dentroʼ lo ʻstare in luogoʼ, che trova espressione delle relazioni:

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Il profumo della speranza


Il profumo della speranza

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Quando Dame Elisabeth Olsen avvertiva su di sé i morsi della fame, una nuova giovane creatura veniva introdotta nella sua cripta – così era arrivata a definire il luogo in cui viveva segregata. Non aveva idea di come lui conoscesse il momento esatto in cui l’appetenza faceva la sua puntuale comparsa. Ma che ci riuscisse era un fatto.

Erano sempre giovani donne appena sbocciate: forme già adulte ma ancora acerbe. Apparivano completamente denudate; forse infreddolite, spaventate… certamente tremanti. Poteva avvertire l’odore della loro paura dal sepolcro in cui studiava gli antichi tomi: una sensazione inebriante, che non faceva altro che aumentarne il desiderio. Col tempo aveva imparato a trattenersi, a ritardare l’inevitabile. Non si accontentava più di nutrirsi del loro sangue; svuotarle come otri un tempo zeppi di vita. Aveva imparato a giocarci.

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