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Sostantivo: formazione del plurale (parte I)
Nei precedenti mini-ripassi abbiamo parlato del sostantivo, del genere, della formazione del femminile – senza risparmiarci le polemiche legate a questo tema e senza la pretesa d’essere in merito esaustivi. Sulla formazione del femminile ci si potrebbe scrivere un libro. Ad esempio ho risparmiato di farvi notare come i nomi di genere comuni (quelli che non indicano una distinzione di genere) sono più spesso attribuiti ad animali selvatici (volpe, balena, giraffa, ecc.), ma non agli animali domestici o d’allevamento (gatto/gatta, gallo/gallina, toro/vacca). Ora ci lasciamo alle spalle il genere (anche se solo in apparenza) per affrontare un’altro argomento legato ai sostantivi: quello del plurale.
Il sessismo della lingua italiana
«La constatazione di partenza è innegabile: parlare di fratellanza delle nazioni, chiedere a qualcuno quanti fratelli (s’intende dei due sessi) abbia, invocare il buonsenso dell’uomo della strada, scegliere di vivere in una città a misura d’uomo sono modi che rimandano a una visione del mondo concepita secondo un’ottica maschile».
Punteggiatura mobile
A chiunque scriva, anche tra i professionisti della penna, può capitare di avere dei dubbi sull’uso corretto dell’interpunzione; sulla scelta cioè di un segno al posto di un altro, o di nessuno in particolare.


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