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Come scrivere un dialogo

86 commenti

Pubblicato il 28 settembre 2016 da Salvatore


Come scrivere un dialogo

espacio-de-dialogo

Il discorso diretto con e senza didascalia

Molti possono essere i modi di costruire un dialogo ben congegnato. Parlarne in senso astratto risulta sempre piuttosto difficile, poiché molto dipende dalla sensibilità, dalla cultura letteraria e dalla capacità di osservazione dello scrittore. In passato avevo già affrontato in modo più accademico questo stesso discorso (Scrivere un dialogo che funziona), oggi quindi mi limiterò a un approccio più pragmatico. Illustrerò, cioè, come stendere un dialogo privo di didascalia – quell’insieme di locuzioni che hanno il compito di attribuire il discorso a un personaggio, i quali veicolano molto spesso anche gesti e azioni –; in un secondo tempo lo farcirò di sintagmi di legamento per donargli movimento. Vi va di osservare cosa succede nel passaggio da uno schema all’altro?

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Catene di pronomi

15 commenti

Pubblicato il 26 settembre 2016 da Salvatore


Catene di pronomi

catene di pronomi atoni

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Alcuni pronomi atoni hanno il vizietto di combinarsi tra loro formando così delle locuzioni, cioè delle catene di parole. Vediamoli.

Gruppi di pronomi atoni

Pare che davanti ai pronomi atoni lo, la, li, le e ne la i del pronome atono che li precede nella locuzione si trasformi in e: «mi lo» diventa «me lo», «ci ne» diventa «ce ne»: «Me lo racconti di nuovo?», «Ce ne interessa assai dei tuoi problemi». Inoltre, quando si combinano, le e gli diventano l’invariabile glie, il quale di norma si scrive unito al pronome successivo: «se incontro tua madre gliene dico di tutti i colori», «se incontro tuo padre glielo dico senz’altro». Nella letteratura del novecento era ancora possibile trovarli staccati: «ogni volta che le sue occupazioni glie lo permettevano» [Calvino, Racconti].

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Il romanzo al tempo dei Greci

32 commenti

Pubblicato il 21 settembre 2016 da Salvatore


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Il cronotopo del romanzo greco

Forse non tutti sanno che anche i greci, quelli dell’antica Grecia, scrivevano romanzi. Siamo abituati a immaginarceli presi dal loro filosofeggiare o intenti a comporre poemi, eppure di romanzi ce ne hanno tramandati cinque. Solo che loro non li chiamavano così – il termine romanzo [s.m. dal fr. ant. romanz, uso sostantivato dell’agg.] indicava in origine un componimento in lingua romanza, cioè derivante dal latino (francese, spagnolo, italiano, ecc.), sia in versi sia in prosa, che narrava avventure eroiche col fine di dilettare il lettore –, i greci anzi non davano alcun nome a questo tipo di componimento, perché giudicavano la “narrativa d’intrattenimento” così bassa da non essere nemmeno considerata letteratura d’evasione. Insomma fecero di tutto per dimenticarsene e per farci dimenticare che questo tipo di scritto è forse antico quanto la scrittura stessa (il romanzo Aḥīqār, nato in ambiente aramaico sotto l’influenza culturale assiro-babilonese, risale addirittura al 6° secolo a.C.; ma ce n’è uno ancora più antico, Sinuhe, narrazione egizia in prima persona risalente al XVIII secolo a.C.).

Eppure il romanzo, nell’antica Grecia, andava di gran moda – un po’ come oggi certa letteratura contemporanea che si pone il solo obbiettivo d’intrattenere il proprio lettore, e che viene comunemente definita (con disprezzo) “cultura di massa” – ed erano in molti a leggerlo e a scriverne, tanto da stabilire un canone. E come ogni canone che si rispetti, per rientrarvi ci sono elementi che devono essere comuni. La gestione del tempo e dello spazio, o per dirla alla Bachtin del cronotopo, è uno di questi. Oggi quindi sbirceremo tra le pagine del romanzo greco per osservare come essi gestissero questi due elementi.

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Altre forme atone

14 commenti

Pubblicato il 19 settembre 2016 da Salvatore


Altre forme atone

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Visto che la scorsa settimana vi siete gustati con piacere il guest post di Chiara Mazza sull’uso degli avverbi in campo amoroso, questa settimana si torna chini sotto il peso dei pronomi (atoni). Buona lettura.

La Lo-La delle forme atone

Non tutti sanno che il pronome atono lo, che è maschile, può avere anche valore neutrale e riferirsi a:

  • Un’intera frase precedente: «Andrai in vacanza?», gli chiese l’amico; «Non lo so», rispose Giulio. A questa funzione anaforica – lo abbiamo già detto lo scorso mini-ripasso – si ricorre in presenza di una completiva o di un’interrogativa indiretta anteposte alla reggente: «[…] che tale fosse lo dimostra il sacrificio di Isidoro Vittorelli» [Rèpaci].
  • A una frase successiva (uso cataforico), specie con verbi come sapere, capire, vedere, sentire: «Lo vedo anch’io, ve’, che ho addosso un gran sonno» [Manzoni, I promessi sposi].

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Lessico editoriale

79 commenti

Pubblicato il 14 settembre 2016 da Salvatore


vocabolario

Vocabolario critico per giovani autori

Aggettivazione s.f. [der. di aggettivare]. – Può essere minimalista o iperbolica, ma anche leziosa, sobria, sciatta, voluttuosa, abulica, perniciosa…

Amazon s. ingl. [antroponimo di derivazione mitologica]. – Antica divinità caucasica protettrice degli aspiranti scrittori (v. voce), tornata alla ribalta nella posterità.

Apocalittici s.m. e f. pl. [der. di apocalittico]. – 1. Che sostengono posizioni radicali verso gli aspiranti scrittori (v. voce); 2. Che si ritengono gli unici detentori della vera Cultura; 3. Che pur disprezzando aprioristicamente tutto ciò che è “di massa”, ne lumeggiano di nascosto i prodotti.

Aspirante, scrittore s.m. e f. ma anche agg. [voce di origine dotta (o quasi)]. – 1. Colui che aspira a una carica, a un ruolo, a una posizione all’interno della Repubblica delle Lettere; 2. Ce ne sono troppi, troppo scadenti; 3. Ne vengono pubblicati troppo pochi, ma comunque troppi.

Autoeditoria s.f. [neologismo, per incrocio di auto ed editoria]. – Chiedere a Marco Amato.

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Salvatore

Salvatore

Torinese dal 1977, ho praticato paracadutismo, pugilato e rafting. Ho scritto diversi racconti apparsi su alcuni periodici nazionali. Ho lavorato per quattordici anni in un ufficio di rappresentanza e ho diretto uno stabilimento industriale a Burgas, in Bulgaria. Adesso mi occupo di tutelare i familiari delle vittime della strada.

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