Altre forme atone

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Visto che la scorsa settimana vi siete gustati con piacere il guest post di Chiara Mazza sull’uso degli avverbi in campo amoroso, questa settimana si torna chini sotto il peso dei pronomi (atoni). Buona lettura.

La Lo-La delle forme atone

Non tutti sanno che il pronome atono lo, che è maschile, può avere anche valore neutrale e riferirsi a:

  • Un’intera frase precedente: «Andrai in vacanza?», gli chiese l’amico; «Non lo so», rispose Giulio. A questa funzione anaforica – lo abbiamo già detto lo scorso mini-ripasso – si ricorre in presenza di una completiva o di un’interrogativa indiretta anteposte alla reggente: «[…] che tale fosse lo dimostra il sacrificio di Isidoro Vittorelli» [Rèpaci].
  • A una frase successiva (uso cataforico), specie con verbi come sapere, capire, vedere, sentire: «Lo vedo anch’io, ve’, che ho addosso un gran sonno» [Manzoni, I promessi sposi].

I puristi dell’Ottocento consideravano errato l’uso di lo con verbi quali essere, parere, sembrare, divenire – «è avaro, anche se non lo sembra» – consigliandone l’omissione («è avaro, anche se non sembra»). Per la loro sensibilità, ci ricorda il Serianni, il costrutto peccava di francesismo (sbaglio o in linguistica si dà sempre del francesismo sconsiderato a tutte le locuzioni che ci suonano scorrette? – N.d.R.), «giacché lo andrebbe usato solo in funzione di complemento oggetto». Ma si obbiettò che «il tipo “lo è” è molto antico e soprattutto trova riscontro con altri pronomi personali».

Anche il femminile la ha funzione di oggetto neutro in locuzioni correnti combinandosi con altri pronomi: «darsela a gambe», «non me la sento», «la vuoi smettere?», «la sa lunga», «se la vide davanti», «ce la caveremo», ecc. [esempi del Fornaciari].

Le funzioni di Ci e Vi

Oltre che pronomi di 4a e 5a persona, ci e vi svolgono anche altre funzioni:

  • Avverbi di luogo: «ci siamo e ci resteremo», «vi andremo il prima possibile» [esempi del Serianni]. Molto comune è l’uso pleonastico del ci: «mi provai a mangiare, ma per la gola non ci andava giù il cibo» [Panzini]. Con la 3a e 6a persona del verbo essere ci e vi hanno un attenuato valore locativo: «c’è aria di chiuso qua dentro», «vi sono ancora molte cose da fare». In alcuni casi esserci assume il significato di esistere: «c’era una volta…». Nel parlato sono abituali frasi in cui l’informazione è messa in evidenza da una frase esistenziale che regge una proposizione subordinata: «c’è una signora che ti cerca». Infine, nell’italiano antico c’è si diceva “vi ha”.
  • Pronomi dimostrativi con valore neutro: «non ci penso», «ci conto», «ci credo», «questo non c’entra»; spesso adoperato per riprendere un nome citato all’inizio di una frase: «con queste scarpe non ci cammino». Con il ci ci si può riferire anche a esseri animati, purché corrisponda a un dimostrativo o a un personale costruito con le preposizioni con, su, da, in: «Enzo voleva […] conoscere gente, andarci d’accordo» [Bianciardi]; «è una persona seria, puoi contarci» [Serianni]; «da buon mussulmano, credo in Dio. A torto o a ragione, ci credo» [Fallaci]. Non è invece accettabile l’uso di ci come complemento di termine riferito alla 3a o 6a persona: «ci dico», dove sarebbe invece preferita la formula: «gli dico», «le dico», «dico loro».
  • Con valore indeterminato in numerose espressioni idiomatiche in cui, combinato spesso con altri pronomi atoni, ci è un semplice rinforzo semantico: «ci restai male», avercela con qualcuno», «tra te e lui ce ne corre». Ricordate quando vi ho parlato di ci anteposto all’ausiliare avere? Alla domanda: «Hai il biglietto?», si risponde: «Sì» oppure «Sì, ce l’ho». Rispondere semplicemente: «L’ho» non è possibile. Quindi ci posto davanti all’ausiliare avere è quasi obbligatorio. Avevo già parlato della difficoltà grafica di rendere la presenza di ci davanti all’ausiliare avere, per l’approfondimento vi rimando a quel post.

Ma che differenza c’è tra ci e vi? La prima è la forma più colloquiale, e in genere si preferisce. Inoltre ci è anche l’unica forma possibile in molte espressioni idiomatiche. L’uso di vi, invece, è abituale in tutti quei contesti che richiedono un certo livello di formalità. «Così, risulterebbe innaturale dire, ad esempio: “il congresso si apre domani: ci prenderà parte anche il ministro”» [Serianni]. Ma sostituendo a ci il pronome vi tutto torna orecchiabile.

Ne

«Ne, conformemente al significato primario del latino ĬNDE da cui deriva (“di lì”), ha prima di tutto valore di avverbio di luogo: “entrò in casa e ne uscì dopo qualche minuto”. In molti casi ha però valore pronominale» [Serianni] che può rappresentare:

  • Un pronome personale di 3a o 6a persona o un pronome dimostrativo preceduti entrambi dalle preposizioni di o da senza distinzione di genere o numero: «si accostò alla sorella e ne (= di lei) sfiorò la mano» [Serianni]. Rientra in questo gruppo, in riferimento a una certa quantità, l’uso di ne come partitivo: «lo destò domandandogli dell’acqua, e ne bevve molta» [Foscolo].
  • In molte locuzioni cristallizzate, in cui il valore di ne, locativo o pronominale, appare attenuato. Come nel caso di espressioni tipo: «aversene a male», «volerne» (nel senso di ʻprovare risentimentoʼ), «valerne la pena», «non poterne più»; in frasi ellittiche in cui si sottintende un sostantivo: «farne di cotte e di crude», «dirne di tutti i colori», «vederne delle belle», «saperne una più del diavolo», «prenderne di santa ragione»; con verbi intransitivi in cui ne, combinandosi con i pronomi atoni mi, ti, si, ci, vi, dà luogo a forme più espressive: «andarsene», «starsene», «tornarsene», ecc.

Un uso arcaico di ne è quello in cui si sostituisce a ci come pronome atono di 4a persona: «Tacqui che un giovin ne seguiva al tempio» [F. M. Piave, Rigoletto].

Si

La prima funzione del pronome si è quella con valore riflessivo: «si lava due volte al giorno»; ma si ricorre a si anche in altri usi:

  • Nei costrutti impersonali: «come si dice?», «qui si mangia bene» [entrambi del Serianni].
  • In costrutti con valore passivo: «questa compressa si prende una volta al giorno» [Serianni].
  • Nella coniugazione di verbi intransitivi pronominali: «pentirsi»; e in usi intensivo-affettivi: «s’è scolato tutta la bottiglia».

Quando la frase contiene un si riflessivo non si adopera un altro si con valore diverso, ma si ricorre a ci: «ci si lava anche le orecchie, ragazzino!».

Conclusioni

Dunque, questa mattina vi siete ricordati di lavarvi le orecchie? Besos.

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Note

Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET – 2006

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14 Comments on “Altre forme atone

  1. Oscar Wilde disse “life is too short to learn german”. Chissà se aveva provato a studiare anche l’italiano?
    Questo è uno dei casi in cui la grammatica è più complicata dell’uso. Mettetevi nei panni di un povero straniero che deve capire l’uso dei pronomi atoni senza averne acquisito prima l’orecchio 😛
    E’ un po’ come per me col “doch” 😛

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