lavanderia-automatica

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Sono seduto all’interno di una lavanderia a gettoni. Quella all’angolo tra via Cigna e via Cecchi, a Torino. Attendo che il ciclo dei colorati finisca. Nell’attesa sto leggendo “Se una notte d’inverno un viaggiatore…”, edizione Oscar Mondadori, anno 2015. Sono a pagina 28.

È notte. Io il bucato lo faccio solo a tarda sera. Non è inverno però, come per il viaggiatore di Calvino; è estate e fa caldo, un caldo proibitivo. Il bucato nella lavatrice ruota con indolenza e la luce al neon ogni tanto saltella.


Elisione

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta precedente abbiamo parlato della distinzione tra semiconsonanti e semivocali, di come si formano i dittonghi e i trittonghi e del fenomeno dello iato. Oggi parliamo di raddoppiamenti fonetici e grafemici (le doppie), di prostesi e d’elisione (una delle cose su cui gli aspiranti scrittori sbagliano spesso).


consonanti doppie

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta precedente abbiamo parlato delle vocali: cosa sono, come si formano e come si sono evolute dal latino ai giorni nostri. Adesso parliamo di consonanti.

Consonanti

Diversamente dalle vocali, le consonanti per essere prodotte presuppongono, a un certo punto del canale espiatorio, un ostacolo. Tale ostacolo può comportare la chiusura del canale (occlusive), o il suo restringimento (costrittive). Una classe intermedia è rappresentata dalle affricate, cioè dal risultato della fusione di un’occlusiva con una costrittiva. Inoltre, una consonante viene definita anche dal luogo dell’articolazione, cioè della posizione in cui la lingua si articola per produrre il suono (bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari, alveopalatali, palatali, velari), e dai tratti distintivi (sordo/sonoro, orale/nasale).


Giulio Mozzi

Impressioni d’un Corso Fondamentale di Narrazione

Nota (2026) – Questo articolo fu scritto nel 2015, in un preciso contesto culturale e personale. Il riferimento a Giulio Mozzi non va inteso come un attacco alla persona, ma come una metafora del rapporto tra chi scrive e le figure autorevoli del mondo editoriale. L’invito, allora come oggi, è a non trasformare il giudizio di alcun maestro, editor o scrittore in un limite alla propria voce.

La prima cosa che gli dissi fu: «Mi sono iscritto al tuo corso fondamentale di narrazione per via dell’aggettivo, altrimenti non credo l’avrei preso in considerazione». Era chiaro che fossi ironico.

Egli incrociò le braccia sul petto, tirò indietro il busto accomodandolo contro lo schienale della sedia e, con uno sguardo caustico e un modo lievemente pedante, rispose: «Fondamentale, perché il corso tratta delle fondamenta della narrazione».

«Quindi è un sostantivo?»

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