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Diario di un romanzo

*** Questo articolo è tratto dai miei appunti di “viaggio” sul romanzo in stesura. ***

Il concetto di viaggio, ci tengo a sottolinearlo, se associato alla figura del romanziere e alla stesura di un romanzo solo raramente riguarda una vera e propria escursione. In quel caso, di norma, si tratta di libri che hanno la forma dei diari di viaggio o guide turistiche. In tutti gli altri casi il viaggio è un volo pindarico alla scoperta del nucleo fondamentale di una storia, della sua vera essenza. Gli appunti che seguono sono molliche lungo il percorso.

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«Al momento della nascita gli esseri umani sono dotati di generali potenzialità, che li rendono capaci di vivere una esperienza culturale, ma sicuramente non nascono già pronti per vivere in una cultura particolare».

Ralph L. Beals e Harry Hoijer, Introduzione all’antropologia culturale, il Mulino – 1987


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Prospettive fluide

Ci sono un paio di cose che da quando ho aperto questo blog credo di aver capito. Entrambe hanno a che fare con la conoscenza. Cioè con il meccanismo di apprendere qualcosa o su di sé o sugli altri. E infatti una delle due cose riguarda me, l’altra riguarda gli altri. La cosa che ho capito su di me, ed è una cosa che non avrei mai sospettato, è che non sono un opportunista. Una delle cose che ho capito sugli altri, e questa un po’ me l’aspettavo, è che molti, non tutti, neanche la maggior parte, ma comunque molti sono invece degli opportunisti. Ma qual è l’accezione con cui uso questa parola: opportunista? Sono costretto a fare un giro largo. Spero avrete la pazienza di passeggiare un po’ con me mentre cerco di spiegarmi.


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dopo una panoramica generale sul mondo dei pronomi, radiografata lo scorso lunedì, vediamo adesso come si adoperano. Per questo mini-ripasso ci soffermeremo sulla prima e seconda persona; forse anche sulla terza, se c’è tempo. Buona lettura.

Io e tu

Io e tu si usano sempre come soggetti. Mentre per io non ci sono dubbi su chi sia il soggetto, con tu ci si può riferire anche a un interlocutore generico: «in tal caso il costrutto corrisponde a una frase col si impersonale o passivante» [Serianni]. Esempio: «dalle tre finestre e dalla ringhiera si guardava in un cortile stretto e profondo come una torre, di cui non vedevi la fine» [De Marchi, Demetrio Pianelli]. In questa frase di De Marchi, «non vedevi» riassume la locuzione: “di cui non si vedeva”.