Come una bambola

Leggende metropolitane

Nota (2026) – Questo articolo rifletteva il mio modo di vedere il mercato dei racconti nel 2015. Alcune convinzioni e alcune dinamiche editoriali sono cambiate nel tempo, ma ho scelto di conservarlo come testimonianza del percorso che mi ha portato fino a oggi.

La prossima settimana, quella di Natale per intenderci, sempre di giovedì – come la volta precedente –, uscirà il mio nuovo racconto: L’equivoco. È il secondo che invio al Gruppo Mondadori; è il secondo che mi pubblicano. Finora, per esperienza diretta, non posso che affermare: «Non mi hanno mai rifiutato una pubblicazione». Sto con i piedi per terra, tranquilli; solo che… be’ leggendo quel che si dice in giro per il web sull’argomento, cioè che pubblicare sia difficile; che pubblicare poi con una grossa casa editrice (è indubbio che al momento Mondadori sia davvero la più grossa) per un esordiente sia quasi impossibile; che i racconti non li legge e non li acquista più nessuno, eccetera eccetera, mi aspettavo di trovare le porte editoriali serrate a doppia mandata, di ricevere rifiuti su rifiuti, come racconta Stephen King in On writing, e invece… mi pubblicano, di nuovo. Alcune delle cose che si dicono sul web sono solo leggende. O forse sono io a essere fortunato?


Bart_le_frasi

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Finalmente siamo giunti alla parte cicciosa di questo nostro percorso. Molti di voi probabilmente penseranno, anche con ragione, che questo livello di ripasso è eccessivamente elementare: perché rivangare cose fatte già alle scuole elementari e medie? Per due buoni motivi: intanto perché leggo ciò che il web diffonde e mi pare ce ne sia un gran bisogno; poi perché il tempo passa e la memoria non migliora; infine… be’, perché potrebbero esserci molte cose che ignoravate. Da oggi, e nelle successive puntate di questi mini-ripassi, vedremo da quali categorie di parole sono composte le frasi che usiamo normalmente per narrare, in forma scritta, le nostre storie.


Cubo alfabetico

… nella normativa linguistica

«Molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti». 

[Luca Serianni]

L’Espresso delle 8 e 20

Il tedesco di origini romene Eugenio Coseriu, uno dei massimi linguisti del Novecento, nel 1952 pubblica un testo titolato: Sistema, norma e “parole”. In questo libro introduce un bizzarro paragone, quello dell’espresso delle h. 8,20. In esso, dice, si possono individuare alcuni elementi di sistema: «l’orario di partenza e di arrivo, ad esempio, o il numero delle fermate sono tratti costitutivi senza i quali non esisterebbe quel certo treno delle 8,20». Altri, invece, rientrano nella norma, come: «la disposizione dei vagoni, il loro numero, il loro colore e così via». Questi ultimi, sono elementi che ci aspettiamo di vedere rispettati se siamo frequentatori abituali di quel dato treno; se non lo siamo, la loro variazione non implica la «non-esistenza del treno».


Punteggiatura

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Torniamo, con questo post, a parlare dei segni paragrafemici non sintattici (cioè, privi della funzione specifica di sintassi, anche se in realtà lo sono tutti). Rimanevano le parentesi (tonde e quadre), l’apostrofo, l’asterisco e la sbarretta. So che si sono aperte delle scommesse, se riuscirò o meno a terminare con questo articolo il discorso sulla punteggiatura: vedremo…


Rifugio antiaereo

Da cinque anni percorro via Madama Cristina scrutando i nomi sui campanelli. La città non sembra più la stessa. La guerra ha raso al suolo molti edifici della mia infanzia. Io, però, sono sopravvissuta.

Preceduti dall’urlo delle sirene, ai fischi ogni tanto si aggiungeva il boato di un edificio che crollava giù. Ogni volta ero contenta non fosse il mio. Sotto le bombe, con Matteo, giocavamo a ricordare i nomi dei personaggi famosi. Sceglievamo una lettera dell’alfabeto e gareggiavamo: Romain Rolland, Glenn Miller, Vasilij Kandinskij… Lo facevo vincere sempre, il mio nipotino; vivere a quel modo era già una punizione severa.