
Il gusto della composizione geometrica
Io possiedo una mente limitata, e quindi razionale. Diversamente da Leopardi, non riesco a cogliere l’infinito ma solo piccole porzioni finite di esso. E di queste, ciò che davvero amo è il dettaglio, o meglio: la sua precisione.
La predilezione per le forme geometriche, per le simmetrie, per le serie e, potrei aggiungere, per l’ordine, l’esattezza, la precisione, la concretezza si scontra con il limite della misura.
«Alle volte cerco di concentrarmi sulla storia che vorrei scrivere,» scriveva Calvino, «e m’accorgo che quello che m’interessa è un’altra cosa». Ciò che metteva a disagio Calvino, e anche me, è il rapporto tra un argomento definito e la vastità quasi infinita di possibili variabili e alternative: «È un’ossessione divorante, distruttrice, che basta a bloccarmi. Per combatterla, cerco di limitare il campo di quel che devo dire, poi a dividerlo in campi ancor più limitati, poi a suddividerli ancora, e così via. E allora mi prede un’altra vertigine, quella del dettaglio».






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