Alexei Ravski

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta scorsa abbiamo cominciato a introdurre l’articolo: quali sono, come si usano e che differenza ci sia tra un articolo determinativo e un articolo indeterminativo. Oggi approfondiamo il discorso osservando come si adoperano davanti ai nomi stranieri, alle sigle, ai titoli e via dicendo.

Davanti ai nomi stranieri

«Con i forestierismi si usa, in generale, l’articolo che si troverebbe in una parola italiana iniziante con lo stesso suono: il jazzman, il chador (come il giallo, il ciambellano), ma lo champagne, lo smoking (come lo sciame, lo smottamento)».

Luca Serianni, Ivi p. 165


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Quando venni al mondo la seconda guerra mondiale era finita da pochi mesi. Era il sei ottobre del ’45. La gente faceva un gran parlare di giustizia. L’Italia era un paese in fermento, pronto ai cambiamenti. Gli uomini scampati alla miseria e alle bombe volevano arricchirsi. Giù in Calabria, però, la guerra era stato solo un episodio marginale e il nostro mondo era rimasto quello di sempre. Di tutto questo non conservo grande memoria. I miei primi ricordi risalgono alla scuola materna. Andavamo dalla suore Francescane e frequentavo il primo anno quando presi coscienza che mia madre non c’era. Seppi in seguito che era morta mettendomi alla luce.

Di lei non ricordo nulla. Guardo le fotografie e riconosco nei suoi lineamenti, nei suoi occhi, nella forma della sua bocca me stessa. Mi dissero che si chiamava Antonietta. Per me è solo una sconosciuta che mi assomiglia. Ne provo un grande trasporto però. Un affetto di cui non comprendo l’origine. Era una donna bella, mia madre. Era una donna raffinata, elegante, emancipata. Era una donna solenne. Avrei voluto conoscerla.

… continua sul numero 015/2016 di Confidenze

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Note

Tengo molto a questo racconto, perché diversamente dagli altri è stato in parte tratto dalla biografia di mia madre. Quando dico “tratto”, intendo letteralmente. Il mese scorso sono andato a trovarla e, conservate con cura materna dentro una busta gialla, mi ha consegnato un plico di cose che ho scritto da ragazzo. In mezzo a queste c’è finita anche la sua biografia. Mia madre l’aveva redatta di proprio pugno almeno due decenni fa. Da questa biografia ho tratto l‘ambientazione per il racconto.

La cosa che mi ha colpito, però, è il modo in cui una donna con solo la prima media sia riuscita a rendere così bene la propria storia. Ad esempio, la prima frase del racconto è interamente sua: «Quando venni al mondo la seconda guerra mondiale era finita da pochi mesi». È un incipit da scrittore professionista. Il resto del testo, pur con delle ingenuità, è in linea con questo stile. Quindi non ho potuto che chiedermi: ce l’ho nel sangue, la scrittura?


pterodattile

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Abbiamo finalmente svoltato, chiudendo alle nostre spalle la lunga epopea del sostantivo – con tutta la sua carica di polemiche, di eccezioni, ecc. – durata ben sei mini-ripassi (praticamente un mese e mezzo), ed entrando finalmente in quella – si spera più breve – dell’articolo.

L’articolo

«L’articolo è una parte del discorso che si associa al nome, con cui concorda in genere e numero, per qualificarlo in vario modo»

Luca Serianni, Ivi p. 161

Ci sono due qualità di articoli: il determinativo e l’indeterminativo. L’articolo determinativo può abbinarsi a una preposizione semplice formando così una preposizione articolata. Mentre il latino non prevedeva l’articolo, nell’italiano esso c’è e si mette davanti al sostantivo. In alcuni casi, per locuzioni cristallizzate, per espressioni abitudinarie del linguaggio parlato o per espressioni giornalistiche l’articolo può apparire spaiato dal soggetto: “un due pezzi” (un costume a due pezzi), “la due ruote” (la motocicletta), ecc. Infine l’articolo si usa anche con i nomi propri: la Scala, il Manzoni, l’Antonello, ecc.


Pesce d'aprile

Una richiesta d’aiuto

In genere ricevo molte mail, molti messaggi in cui mi viene chiesto un parere, un’opinione, o più semplicemente la correzione di un qualche racconto allegato. Spesso queste richieste vengono dalle mie lettrici, dalle lettrici di questo blog o di Confidenze. In alcuni casi anche da colleghe di scrittura. C’è anche una piccola percentuale di uomini che si spingono a chiedere il mio parere, ma gli uomini mal sopportano le correzioni, i giudizi, le tirate d’orecchie. Più raramente mi capita che qualcuno arrivi a chiedere esplicitamente il mio aiuto non nel giudicare o corregge un proprio prodotto di narrativa, ma su delucidazioni o spiegazioni riguardanti questioni più tecniche. È questo il caso.

Verso la fine di febbraio ricevo il messaggio di una ragazza che sta preparando una tesi. Questa ragazza si chiama Serena e mi chiede ragguagli tecnici sullo spazio e sul tempo in narrativa, offrendomi così l’opportunità di sperimentare una cosa che volevo tentare da tempo. Le ho chiesto quindi il permesso di copiare alcuni stralci dello scambio che ne è seguito e di postarli qui, sul mio blog:


Writer

Si nasce o si diventa scrittori?

Chiariamolo subito: scrittori non si nasce, si diventa. La risposta era già evidente nel titolo, ma preferisco comunque approfondire un po’ di più. Ritenere che scrittori si nasca crea due ordini di problemi. Il primo è che se si nasce scrittori, allora si nasce anche chirurghi, massaie, poliziotti, avvocati, giuristi, scienziati… Potremmo andare avanti per pagine e pagine. Se qualcuno si può autodefinire scrittore, sostenendo che scrittori in fondo si nasce, cosa impedisce a qualcun altro di autodefinirsi chirurgo o igienista dentale? Andandosene poi in giro a tagliuzzare la gente o a sgangherare la dentatura delle persone? Se per fare il dentista o il chirurgo serve un lungo percorso fatto di studio, dedizione, pazienza… in una parola: di fatica; perché per fare lo scrittore tutto questo non serve?

Semmai si può parlare di indole, di propensione, di attitudine verso un certo mestiere o una certa disciplina. Se la vista del sangue ti fa svenire, è improbabile che quella del chirurgo sarà la tua strada. Se non ami giocare con le parole, se un libro di grammatica è per te solo un buon sonnifero, se leggere libri è un’attività che ritieni superflua, è improbabile che quella dello scrittore sarà la tua via. Non si nasce scrittori, lo si diventa attraverso un lungo percorso fatto di apprendimento, di tentativi, di confronti; quello stesso lungo percorso che molti aspiranti scrittori vorrebbero saltare piè pari cimentandosi subito nella stesura di un romanzo. Nulla di male nell’avere un romanzo nel cassetto, intendiamoci. Ma ritenere che scrittori si nasca crea un secondo ordine di problemi: ben più gravi del primo…