Alexei Ravski

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta scorsa abbiamo cominciato a introdurre l’articolo: quali sono, come si usano e che differenza ci sia tra un articolo determinativo e un articolo indeterminativo. Oggi approfondiamo il discorso osservando come si adoperano davanti ai nomi stranieri, alle sigle, ai titoli e via dicendo.

Davanti ai nomi stranieri

«Con i forestierismi si usa, in generale, l’articolo che si troverebbe in una parola italiana iniziante con lo stesso suono: il jazzman, il chador (come il giallo, il ciambellano), ma lo champagne, lo smoking (come lo sciame, lo smottamento)».

Luca Serianni, Ivi p. 165

Tutto facile, no? Magari non immediato, ma con l’orecchio allenato di cui ogni parlante madrelingua è dotato non dovrebbero sorgere dubbi. Semmai i dubbi potrebbero nascere davanti alla h, che in italiano è muta ma in altre lingue può essere aspirata (inglese, tedesco, dialetto toscano, ecc.). Se la h è muta: come si fa in italiano davanti a parole che iniziano per vocale, si usano l’ e un; Se la h è aspirata: per analogia con il comportamento che si tiene davanti a gruppi di consonanti esotici, si usano lo e uno. Tuttavia in questo campo l’incertezza è motivata dall’ignoranza che si può avere riguardo il comportamento della h in un termine straniero.

Un’altra incertezza può sorgere davanti a w, che in alcuni casi può suonare come la u semiconsonantica e in altri come la v: windsurf nel primo, Wagner nel secondo. Nel secondo caso, dice il Serianni, è costante l’uso di il, un, ecc. Invece della forma elisa che ci aspetteremmo, nel primo caso è piuttosto frequente l’articolo il: il week-end.

Davanti alle sigle

Quale tipo di articolo si utilizzi davanti a una sigla dipende dal tipo di sigla. Vediamone alcune:

  • Se la sigla inizia con una vocale, al di là della pronuncia, si usano gli articoli «prevocalici»: l’, gli, un naturalmente in coerenza con il numero e il genere richiesto: un UFO, gli USA, l’ASL, ecc.
  • Se le sigle iniziano con una consonante si distinguono due possibilità:
    • Se la sigla si pronuncia come una sola parola (in questo caso normalmente la sigla non è puntata) si usa il «preconsonantico» usualmente richiesto in accordo con il genere e il numero: la Fiat, lo SME, il PCI, ecc.
    • Se la sigla viene pronunciata scandendo le singole lettere che la compongono (in questo caso normalmente si scrive puntata) si usano il e un, se la prima lettera è una consonante: il CNR, un BR. «Con le lettere il cui nome abbia iniziale vocalica, l’uso è molto incerto» [Serianni].

Naturalmente, nel caso di sigle puntate, molto dipende da come si pronuncia la prima consonante. Jacqueline Brunet, citata nella propria grammatica dal Serianni, fa l’esempio dell’FBI. In alcuni casi questa sigla può anche essere accompagnata dall’articolo il: l’FBI o il FBI. Nel caso in cui venga richiesto un articolo femminile: è possibile eliderlo.

Davanti ai nomi di persone

In linea di massima davanti al «prenome» l’articolo non si mette: «Giorgio è uscito». Si inserisce quando il nome è specificato (da un aggettivo): «il buon Michele s’è visto oggi?»; e nella formula cristallizzata nome + articolo + attributo: «Federico II il bellicoso» (ci si riferisce al duca d’Austria e Stiria, 1211-1246 d.C.).

Benché nel settentrione d’Italia sia un’abitudine (soprattutto in Lombardia), l’articolo davanti ai nomi maschili non si mette: «il Silvio». Invece si inserisce per i soprannomi (il Bello); per gli etnici (il Veronese, il Perugino); per le metonimie (il Dante di Foligno).

Ai nomi femminili è consentito invece appoggiarsi a un articolo se ci si trova in un contesto famigliare/affettivo: «Mamma, la Piera è già rientrata dal lavoro?» (il fratellino si riferisce alla sorella maggiore); anche in riferimento a se stesse: «Ricorditi di me che son la Pia» [Dante, Purgatorio].

«Nel toscano l’uso dei femminili articolati è molto antico […]. Il tipo “la Maria” è popolare solo in area toscana e settentrionale, ma è ben rappresentato anche in scrittori meridionali: per esempio, Verga (“lascia star la Nena”, Novelle, 1370; il racconto è d’ambiente siciliano) o Croce (con sequenza nome-cognome: “la Faustina Maratti”)».

Luca Serianni, Ivi p. 170

 Con i cognomi

Davanti ai cognomi femminili la norma tradizionale – «cui è bene continuare ad attenersi» dice il Serianni – prescrive l’obbligo dell’articolo. Tuttavia la tendenza attuale (me escluso: che l’ho introdotto anche davanti ai cognomi maschili) è quella di eliminarlo del tutto; tendenza accreditata, per esigenze di rapidità o di omogeneità, anche nell’uso giornalistico (ma anche per la minore importanza a cui ormai si attribuisce al genere di una persona rispetto alla sua professione).

«Più complesso l’uso dell’articolo con i cognomi maschili, a proposito del quale le indicazioni delle grammatiche sono spesso contrastanti» [il Serianni]:

  • Davanti a cognomi di persone non illustri l’italiano è restio a concedere l’articolo (anche se si hanno invece degli esempi in campo narrativo: «il Matti» in Buzzati);
  • Davanti ai cognomi di personalità illustri «l’articolo conferisce un tono più distaccato, neutro, obiettivo» [il Serianni].

Tuttavia l’uso dell’articolo oscilla e non ci sono prescrizioni normative precise in merito.

Stabile l’uso dell’articolo al plurale per designare i membri di famiglie sia storiche sia comuni. Stabile, lo abbiamo già detto, davanti al cognome quando si indica una donna. Manca, invece, quando il cognome è preceduto dai sostantivi casa o famiglia.

Con i titoli

«Con i tioli onorifici o professionali accompagnati da un nome proprio l’articolo può essere obbligatorio, facoltativo o assente».

Luca Serianni, Ivi. p. 172

  • È obbligatorio quando si usa in combinazione con signora, signore (notare che ho messo prima il femminile), dottore, professore, avvocato, ingegnere, e via dicendo, sia al maschile sia al femminile. È obbligatorio anche davanti ai titoli nobiliari: dall’imperatore in giù.
  • È facoltativo con papa (papa Francesco), re e padre «usato come appellativo di un religioso». In questi casi è per lo più assente. Davanti a maestro si usa metterlo quando il titolo viene adoperato per indicare una qualifica professionale; manca quando ci si riferisce al maestro di scuola o indica un semplice artigiano. Davanti a Cristo l’uso oscilla: «anticamente l’articolo non era comune […] oggi sembra abbastanza frequente» [il Serianni]
  • È assente con San, Santo e Santa, don e donna, fra e suora, compare e comare, monsignore, ser, madonna e madama. Davanti a Dio, in riferimento alle divinità di religioni monoteistiche, non si adopera l’articolo, a meno che non sia combinato con un aggettivo qualificativo: «il buon Dio».

Conclusioni

Mi piacerebbe dirvi che con l’articolo abbiamo terminato ma sapreste che mento. Dobbiamo ancora vedere come si usa nella toponimia, davanti ai possessivi e con i singenionimi (nomi di parentela). State bene.

______________

Note

Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET 1989

In calce: un quadro di Alexej Ravski.

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9 Comments on “L’articolo (parte II)

      • Anni fa quando l’uso del termine era ancora poco comune molti lo pronunciavano “sciador” dunque il “lo” ci stava… poi si è diffusa la pronuncia corretta “ciador” e tutto si è aggiustato. Anche io molti anni fa dicevo “lo sciador”, poi ho letto la Fallaci (vedi? Ho messo l’articolo “la” 🙂 ) e già vent’anni fa scriveva e diceva “il chador”, e ho capito che sbagliavamo la pronuncia.

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    • A me sembra chiaro: «il dottor Guidi…» vuole obbligatoriamente l’articolo; «il papa Francesco» ha l’articolo facoltativo, anche se si tende a non metterlo: «papa Francesco».

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