Richiesta di divorzio

Di recente sono andato a trovare mia madre. Mi ha consegnato un plico di cose che ho scritto da ragazzo. Le ha raccolte e conservate con cura in una busta gialla. Tutta robaccia che non ricordavo nemmeno più di aver scritto. Questo, in particolare, è un breve sketch teatrale. Era il ’94 e avevo diciassette anni. Lo sketch non funziona per tanti motivi, è brutto e ci sono delle ingenuità palesi… avevo diciassette anni. Sarò un po’ nostalgico, ma ho deciso di proporvelo così com’è.

Commedia in atto unico

La scena si svolge nella portineria di un’azienda statale

Personaggi

Antonio Cariggi, portinaio cinquantenne

Saverio Rondinelli, portinaio trentenne

Direttore, ovvero Giuseppe Baldin, quarantenne

Marzia Corradini, amante del direttore (trent’anni)

Sabrina Lorenzetti, amica della Marzia

Giuliana Panzanini, moglie del direttore

Torino (o una qualsiasi città medio-grande italiana); oggi.


Racconti di Salvatore Anfuso

Afflizioni e Delizie

Pubblicare i propri racconti su una rivista, soprattutto se edita da un grande gruppo editoriale e a diffusione nazionale, è una gran bella botta per la propria autostima. Vedere i propri racconti stampati su carta; sapere che verranno letti da Catania a Venezia; andare in edicola, acquistarne una copia e giustificarsi con l’edicolante dicendo: «Sa, io ci scrivo…», sono tutte cose che ti fanno giustamente inorgoglire. «Ce l’ho fatta,» dici a te stesso, e intanto cominci a sbirciare oltre il prossimo orizzonte. Ma non sono solo rose; afflizioni e delizie fanno parte del gioco.


Alexej Ravski

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta scorsa abbiamo visto come si adopera l’articolo davanti ai nomi stranieri, alle sigle, ai titoli, ai nomi e ai cognomi; oggi ci dedichiamo al suo uso davanti ai toponimi, al possessivo e ai singenionimi.

Luoghi

«Con i nomi di luogo la presenza di articolo e di preposizione articolata è legata ad usi complessi e non sempre riducibili a norme generali».

Luca Serianni, Ivi p. 173

In genere esso manca:


Caffè Le Roy

È una domenica mattina. Me ne sto appollaiata su un tavolino del Café Le Roy, in via Verdi a Torino, a osservare dalla vetrina il via vai di gente sul marciapiede. Non c’è un gran via vai, e anche il caffè è piuttosto tranquillo. Manca un quarto alle undici quando dalla porta entrano un uomo e una donna, silenziosi e grevi come a un funerale. Nemmeno si sfiorano, ma si capisce che stanno insieme.

Si avvicinano, non dicono buongiorno, non dicono nulla, e mi si siedono accanto. Lui accende una sigaretta, Lei guarda fuori: entrambi tesi come corde di violino a una nenia funebre. Un attimo dopo arriva Carlo, con il suo buffo papillon rosso, la camicia bianca e le bretelle bordeaux. Il faccione giocondo, le guance accaldate la testa a sfera priva di capelli. Si avvicina e chiede:


Abluzioni quotidiane

Una giornata tipo

La vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta di rituali. Le mie giornate, settimana dopo settimana, si susseguono quasi immutevoli. L’unica variabile è una crescita costaste, fatta di febbrili accumuli. Accumulo letture, accumulo informazioni, accumulo sperimentazioni, accumulo pubblicazioni, accumulo esperienza, accumulo conoscenze… accumulo rinunce. Perché la vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta anche di rinunce.

Questo è il motivo per cui mi stupisco ogni volta che mi capita di parlare con un altro aspirante scrittore. Li osservo, li ascolto e non riesco a capacitarmi del perché vogliano fare gli scrittori. Se potessi, io vi rinuncerei immediatamente. Dopo l’esperienza alla Holden di Baricco, avvenuta tra il 2005 e 2006, ho smesso di scrivere per quasi un decennio. Stavo benissimo. All’epoca avevo scritto un racconto che s’intitolava Chi c’è al café Wha?, che aveva attirato l’attenzione dell’insegnante al punto da spingerlo a chiedermene altri. Non ne scrissi. Semplicemente non mi importava. E stavo da dio. Mi lasciai la Holden alle spalle convinto di avere definitivamente chiuso con la scrittura.

Nel periodo che seguì, mi capitarono due convivenze: la prima durata due anni, la seconda cinque: due donne splendide che certamente non meritavo. Ho fatto running, rafting, pugilato, paracadutismo… Ho lavorato, ho viaggiato, ho continuato a leggere perché l’amore per la lettura, fortunatamente, non si spegne mai. Ma di scrivere… niente, nessuna pulsione. E stavo meravigliosamente.

Il nove settembre 2013 qualcosa mi ha spinto a ricominciare. All’epoca avevo scritto alcuni articoli contro la tassazione delle sigarette elettroniche voluta dall’allora governo Letta, a sostegno dell’iniziativa di un’associazione di negozianti. Scrissi diversi articoli e uno slogan, che partecipò a una delle manifestazioni a Roma. Piacquero entrambe le cose, tanto che qualcuno mi chiese se ero un professionista. Le parole che usò furono: «Ma tu pubblichi?». Quel “pubblichi” fece scattare qualcosa. Ripresi a scrivere e d’allora non ho più smesso.