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Profezie condivise

Bisogna essere pacifici eremiti
che dalle loro celle si lanciano messaggi
per annodare le proprie solitudini

Andrea Temporelli

Quando non si ha nulla da dire si sta zitti, è così che sono stato educato. Poi c’è chi parla, e tanto, anche e soprattutto quando qualcosa da dire non ce l’ha. Non è il caso di Andrea Temporelli, alias Marco Merlin, che in un’intervista curata da Davide Brullo e apparsa su La voce di Romagna il 18 giugno scorso, dichiara: «la poesia italiana è morta […]. La poesia italiana non esiste più. So che agli altri la mia affermazione sembrerà un proclama pretestuoso e riciclato, mentre per me è un’evidenza, una considerazione ovvia».


lui_e_lei

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Riprendiamo il nostro viaggio attraverso i pronomi: oggi osserviamo la terza persona…

3a persona

Le forme tra cui poter scegliere per individuare il pronome di terza persona più adatto a funzionare come soggetto sono addirittura tre: egli / ella, lui / lei, esso / essa.

Come ci ricorda Luca Serianni nel suo fondamentale saggio Prima lezione di grammatica, la coppia egli /ella, per molto tempo caldeggiata e preferita dall’intellighenzia tradizionale in riferimento a persona, è oggi in forte declino; ad essa si contrappone con crescente fortuna, per la stessa funzione, la coppia lui / lei.


cultural-evolution

Diario di un romanzo

*** Questo articolo è tratto dai miei appunti di “viaggio” sul romanzo in stesura. ***

Il concetto di viaggio, ci tengo a sottolinearlo, se associato alla figura del romanziere e alla stesura di un romanzo solo raramente riguarda una vera e propria escursione. In quel caso, di norma, si tratta di libri che hanno la forma dei diari di viaggio o guide turistiche. In tutti gli altri casi il viaggio è un volo pindarico alla scoperta del nucleo fondamentale di una storia, della sua vera essenza. Gli appunti che seguono sono molliche lungo il percorso.

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«Al momento della nascita gli esseri umani sono dotati di generali potenzialità, che li rendono capaci di vivere una esperienza culturale, ma sicuramente non nascono già pronti per vivere in una cultura particolare».

Ralph L. Beals e Harry Hoijer, Introduzione all’antropologia culturale, il Mulino – 1987


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Prospettive fluide

Ci sono un paio di cose che da quando ho aperto questo blog credo di aver capito. Entrambe hanno a che fare con la conoscenza. Cioè con il meccanismo di apprendere qualcosa o su di sé o sugli altri. E infatti una delle due cose riguarda me, l’altra riguarda gli altri. La cosa che ho capito su di me, ed è una cosa che non avrei mai sospettato, è che non sono un opportunista. Una delle cose che ho capito sugli altri, e questa un po’ me l’aspettavo, è che molti, non tutti, neanche la maggior parte, ma comunque molti sono invece degli opportunisti. Ma qual è l’accezione con cui uso questa parola: opportunista? Sono costretto a fare un giro largo. Spero avrete la pazienza di passeggiare un po’ con me mentre cerco di spiegarmi.


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dopo una panoramica generale sul mondo dei pronomi, radiografata lo scorso lunedì, vediamo adesso come si adoperano. Per questo mini-ripasso ci soffermeremo sulla prima e seconda persona; forse anche sulla terza, se c’è tempo. Buona lettura.

Io e tu

Io e tu si usano sempre come soggetti. Mentre per io non ci sono dubbi su chi sia il soggetto, con tu ci si può riferire anche a un interlocutore generico: «in tal caso il costrutto corrisponde a una frase col si impersonale o passivante» [Serianni]. Esempio: «dalle tre finestre e dalla ringhiera si guardava in un cortile stretto e profondo come una torre, di cui non vedevi la fine» [De Marchi, Demetrio Pianelli]. In questa frase di De Marchi, «non vedevi» riassume la locuzione: “di cui non si vedeva”.