Tag: Racconti

Alice


Che tipo di lavoro mi caratterizza come persona? – pensò Alice Russo.

Se lo andava chiedendo da quasi due settimane. Ovvero da quando era rientrata al Collegio Universitario Russo-Milani di Torino. Il motivo non era la mancanza di volontà nello studio. In quello andava bene. Nemmeno i dubbi per le sue prospettive future. Al riguardo non aveva alcuna idea e non le importava nemmeno. No. Le sue esigenze erano molto più prosaiche e urgenti: doveva andare via di casa: ora!

In un senso più generale, era già “via di casa”. Occupava un’alloggio al quarto piano nel dormitorio dell’Università. Un edificio in mattoni scuri rimodernato di recente tanto da sembrare un vero e proprio albergo; con molte stanze, alcune singole e altre doppie, bagni privati in ogni camera, una cucina a ogni piano, palestra, biblioteca e sale lettura. Il luogo ideale per concentrarsi nello studio. Questo le garantiva tutta la tranquillità e l’indipendenza che voleva; tutta la tranquillità e l’indipendenza che avrebbe potuto desiderare un qualsiasi altro studente.

Solo che… quella stanza non sarebbe dovuta toccare a lei. Quei posti erano riservati a chi veniva da fuori città. Magari pure da un’altra nazione, come nel caso della ragazza con cui era costretta a dividere gli spazi. Lei invece era una sorta di “abusiva” autorizzata. E questo non per meriti accademici, che pure c’erano, ma per…

Svantaggi della notorietà


Alcune volte mi chiedo perché tanta gente voglia essere famosa. Cosa c’è di bello nell’essere noti? Non credo che mi ci abituerò mai. Non che mi consideri “persona nota”, non sono egocentrico fino a questo punto e, anzi, il mio ego negli ultimi anni si è ridimensionato parecchio; ma in effetti tra il blog e la decina di racconti pubblicati su un settimanale cartaceo non posso considerarmi un perfetto sconosciuto come, felicemente, sono sempre stato fino a un paio di anni fa.

‘na serata tra amici


«U canùsci a Giacomo Valente?» Alfredo Carfi’ si versò una doppia dose di Bourbon liscio. Il panciotto gli tirava un poco i bottoni in prossimità del ventre.

«U furnaio supra ‘u stratuni pi Paternò?» rispose Mario Venuti. Era appena tornato dal bagno. Nelle mani rovinate stringeva tre sette.

«Iddu».

«’nstu» fece Mario, schioccando la lingua sul palato e alzando il mento.

Alfredo si voltò a guardarlo. Il bicchiere fermo a mezza altezza, a un passo dalle labbra. «Ma come ‘ntsu? Prima dici U furnaio supra ‘u stratuni e poi fai ‘nstu?»

«Nun àiu avùtu ‘u piaciri» si giustificò lui.

Una buona storia, ben raccontata


… questo è quanto.

Editoriale 2017


Editoriale 2017 Un nuovo anno davanti Comincia per questo blog il terzo anno di vita. Se il primo in genere presenta delle difficoltà per via dell’esordio e il secondo ancora di più perché dopo un buon inizio ci si aspetta sempre grandi… Continua a leggere