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Prospettive fluide

Ci sono un paio di cose che da quando ho aperto questo blog credo di aver capito. Entrambe hanno a che fare con la conoscenza. Cioè con il meccanismo di apprendere qualcosa o su di sé o sugli altri. E infatti una delle due cose riguarda me, l’altra riguarda gli altri. La cosa che ho capito su di me, ed è una cosa che non avrei mai sospettato, è che non sono un opportunista. Una delle cose che ho capito sugli altri, e questa un po’ me l’aspettavo, è che molti, non tutti, neanche la maggior parte, ma comunque molti sono invece degli opportunisti. Ma qual è l’accezione con cui uso questa parola: opportunista? Sono costretto a fare un giro largo. Spero avrete la pazienza di passeggiare un po’ con me mentre cerco di spiegarmi.


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dopo una panoramica generale sul mondo dei pronomi, radiografata lo scorso lunedì, vediamo adesso come si adoperano. Per questo mini-ripasso ci soffermeremo sulla prima e seconda persona; forse anche sulla terza, se c’è tempo. Buona lettura.

Io e tu

Io e tu si usano sempre come soggetti. Mentre per io non ci sono dubbi su chi sia il soggetto, con tu ci si può riferire anche a un interlocutore generico: «in tal caso il costrutto corrisponde a una frase col si impersonale o passivante» [Serianni]. Esempio: «dalle tre finestre e dalla ringhiera si guardava in un cortile stretto e profondo come una torre, di cui non vedevi la fine» [De Marchi, Demetrio Pianelli]. In questa frase di De Marchi, «non vedevi» riassume la locuzione: “di cui non si vedeva”.


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Diario di un romanzo

*** Questo articolo è tratto dai miei appunti di “viaggio” sul romanzo in stesura. ***

Il concetto di viaggio, ci tengo a sottolinearlo, se associato alla figura del romanziere e alla stesura di un romanzo solo raramente riguarda una vera e propria escursione. In quel caso, di norma, si tratta di libri che hanno la forma dei diari di viaggio o guide turistiche. In tutti gli altri casi il viaggio è un volo pindarico alla scoperta del nucleo fondamentale di una storia, della sua vera essenza. Gli appunti che seguono sono molliche lungo il percorso.

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Affronto in questo articolo la questione legata alla formazione della famiglia, e il concetto di famiglia tradizionale messo ultimamente in discussione da una rivisitazione dei legami di parentela. Partirei dalle parole di due antropologi:


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Storie di dei e di nazioni

Figlia di Agenore, re di Tiro, per la propria bellezza Europa si guadagnò l’attenzione di Zeus, il quale, assunte le sembianze di un toro, la condusse sulla propria groppa fino all’isola di Creta. Lì, il signore dell’Olimpo, ripreso il suo aspetto di uomo dichiarò il suo amore a Europa, e assieme generarono tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse, divenuto re di Creta, diede vita alla civiltà cretese: culla della civiltà europea. Da quel momento, tutte le terre poste a nord del Mediterraneo presero il nome di Europa.

Benché abitata da popoli anche molto diversi tra loro – per lingua, costumi, origine –, l’Europa ha un’indiscutibile tradizione culturale comune che nasce dalle menti dei filosofi greci, passa attraverso l’organizzazione militare e legislativa Romana, si esalta fluendo nel misticismo Cattolico, prosegue con l’Illuminismo francese e il Romanticismo tedesco, e sfocia nella cultura scientifica britannica: il mondo, senza l’Europa, non sarebbe come lo conosciamo oggi. E come la trattiamo noi, figli di quei miti, di quei pensatori, di quelle idee che ci hanno generato, noi, questa Europa?


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dal latino pronōmen [parte del discorso], che si colloca al posto di un nome, nella sintassi della frase il pronome fa le veci del sostantivo, eguagliandolo in genere e numero. Esso è una parte importante del discorso; se ben giostrato, è uno di quei coesivi che permettono di articolare frasi complesse in modo semplice e chiaro. Essere bravi a gestire i coesivi significa saper padroneggiare pienamente, da professionisti la propria lingua. Quindi su di loro mi dilungherò un po’ di più.