Il genio inosservato

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“Siete tutti così bravi, siete tutti così fighi, siete tutti così giusti eppure là fuori il mondo è ancora pieno di gente di merda”

— Charles Bukowski

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Il cigno nero vola postumo

C’è una quantità di indizi a dir poco sconcertanti che ci indicano un fatto incontrovertibile: se in Africa nasce un genio e nessuno se ne accorge, il mondo non smetterà di ruotare. Dico, Africa. Ma avrei potuto dire Europa, America, Asia, Pizzo Calabro… Forse aveva ragione Umberto Eco a scrivere: «E se il vicino di casa di Proust fosse stato tanto più bravo di lui e nessuno se ne fosse accorto, per lui sarebbe tristissimo, per l’umanità basta Proust e avanza». Che è come ammettere la fallibilità umana, ma anche un certo disinteresse individualistico di cui noi tutti, soprattutto nella contemporaneità, siamo un po’ vittime e un po’ carnefici.


L’interiezione

Interiezioni

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dopo le congiunzioni e i connettivi siamo giunti alle interiezioni. Il termine indica una parola invariabile per genere e numero che esprime una «reazione improvvisa dell’animo»[1] (gioia, rabbia, sorpresa, dolore, ecc.) o manifesta un’intenzione precisa (un ordine, un saluto, una preghiera, ecc.). Nel colloquio orale è spesso accompagnata da un gesto («Alt!», disse la guardia parando la mano); in quello scritto è spesso graficamente seguita da un punto esclamativo o interrogativo – quando si vuole indicare meraviglia, perplessità, incredulità («Eh?») – oppure da tre puntini, se si vuole indicare incertezza o esitazione: «Mah…».


I “classici” di oggi

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“Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.”
— Italo Calvino

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Analisi e classificazione di un genere letterario

La memoria, diceva Umberto Eco, ha due funzioni principali. La prima è contenere, ovvero fare da contenitore a ricordi non solo propri ma anche appartenenti alla propria famiglia, alla cerchia di amicizie e conoscenze, e alla comunità più in generale. La memoria, come contenitore, ci permette di avere un’identità. Senza identità saremmo come lo smemorato di Collegno: conteso da due mogli e incapace di scegliere quale vita vivere. La storia, in questo senso, è uno strumento della memoria collettiva.

La seconda funzione è quella di filtrare. Sarebbe infatti impossibile contenere tutti i ricordi e tutte le informazioni, nostre e altrui, che andiamo via via accumulando nel corso della vita. Finiremmo per somigliare a quei soggetti affetti dalla sindrome di Asperger: capaci di memorizzare nei minimi particolari le molte sfaccettature di un soggetto, ma incapaci di legarsi da soli le scarpe. Filtrare le informazioni, selezionarne alcune e scartare le altre, è quindi una funzione indispensabile per poter vivere pienamente. I classici, propriamente intesi, sono il risultato di entrambe queste operazioni.