L’interiezione

Interiezioni

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dopo le congiunzioni e i connettivi siamo giunti alle interiezioni. Il termine indica una parola invariabile per genere e numero che esprime una «reazione improvvisa dell’animo»[1] (gioia, rabbia, sorpresa, dolore, ecc.) o manifesta un’intenzione precisa (un ordine, un saluto, una preghiera, ecc.). Nel colloquio orale è spesso accompagnata da un gesto («Alt!», disse la guardia parando la mano); in quello scritto è spesso graficamente seguita da un punto esclamativo o interrogativo – quando si vuole indicare meraviglia, perplessità, incredulità («Eh?») – oppure da tre puntini, se si vuole indicare incertezza o esitazione: «Mah…».

Ogni parlante sa attribuire istintivamente a ciascuna interiezione la giusta intonazione; una diversa intonazione, infatti, cambia completamente il suo significato: «Eh!», «Eh?», Eh…». Questa variazione, nella scrittura la si rappresenta con la punteggiatura. Il fatto che ogni parlante abbia una certa dimestichezza orale con le interiezioni facilita l’interpretazione dei segni para-grafemici.

Le interiezioni si possono distinguere in primarie e secondarie: le prime hanno sempre valore interiettivo (ohibò, bah, eh, mah, beh, ahi, ecc.); le seconde, invece, sono parti autonome del discorso (verbi, aggettivi, avverbi, ecc.) che possono essere adoperate anche con questa funzione (bravo!, fuori!, guai!, guarda!, ecc.). La caratteristica comune di tutte le interiezioni è di riuscire sempre a realizzare da sole il significato di un’intera frase:

Da sopra gli occhialetti tondi pinzati sul naso, il maestro La Pica osservò Anna sussurrare qualcosa alla sua compagna di banco. La seconda rispose sghignazzando, e alla fine a ridere erano in molti. Dapprima La Pica tamburello le dita sul tavolo, lanciando occhiatacce nella loro direzione. Poi, irritato, esplose in un: «Beh?».

Quel Beh? potrebbe facilmente venire sostituito da un’altra interiezione: «Allora?!»; ma meno efficacemente da un’intera frase verbale: «Finitela con questo chiasso!».

Un secondo tratto distintivo riguarda l’uso delle interiezioni nel discorso diretto; in quello indiretto, invece, possono essere citate solo se precedute da un articolo e, nel caso dello scritto, vanno di norma messe tra virgolette (o scritte in corsivo): «Renzo arrivò tutto trionfante, fece il suo rapporto, e terminò con un ahn? interiezione che significa: sono o non sono un uomo io? si poteva trovar di meglio? vi sarebbe venuta in mente? e cento cose simili» [Manzoni].

A differenza delle secondarie, molte interiezioni primarie, quelle che riproducono espressioni elementari di sentimenti o di situazioni comuni, sono quasi universali in ogni lingua: è il caso di ah!, usato per esprimere sorpresa o dolore. In altri casi le differenze tra lingue anche geograficamente e storicamente vicine possono essere marcate. Ad esempio, il francese e l’italiano concordano sull’uso di bah, ma si differenziano nelle interiezioni di richiamo: hem!, hep!, hé!, che sono proprie del francese e mancano completamente nell’italiano (con l’esclusione forse di Ehi!).

Alcune interiezioni secondarie hanno un valore abbastanza stabile: zitto!, avanti!, puah!, uff!; altre si adattano a molte situazioni: ah, ad esempio, può indicare:

  • Rimprovero: «Ah figliuola! è una scappata grossa, me l’avete fatta» [Manzoni];
  • Ira: «Ah cane! – urlò Renzo» [Manzoni];
  • Sorpresa: «Ah! – esclamò, arrossendo e tremando, – fino a questo segno!» [Manzoni];
  • Desiderio: «Ah! se potessi, pensava il povero frate, se potessi tirar dalla mia i miei frati di qui, que’ di Milano!» [Manzoni];
  • Tristezza: «Ah! vedo che i miei ultimi anni ho da passarli male!» [Manzoni];
  • Soddisfazione: «Ah! è morto dunque! è proprio andato! – esclamò don Abbondio» [Manzoni];
  • Sorriso o riso, con interiezione ripetuta: «Ah ah! – disse Bortolo – l’hai scampata tu. Buon per te!». Se iterata più volte («Ah ah ah») indica una franca risata, ma anche derisoria: «Ah, Ah, Ah, Ah» [Pirandello, Così è (se vi pare)].

A questi esempi del Manzoni (e del Pirandello) possiamo aggiungerne uno nostro: «A-ah! beccato!», dove l’interiezione, ripetuta ma separata da un trattino, indica quel sentimento a metà tra la sorpresa e la soddisfazione di quando si coglie qualcuno… con le brache calate!

Conclusione

Per non spezzare gli argomenti, benché l’articolo sia breve, per ora ci fermiamo qui. Il prossimo lunedì approfondiremo il discorso sulle interiezioni primarie. State bene.

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Note

[1] Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET 2006

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4 Comments on “L’interiezione

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