Da qualche anno si è diffusa la sensazione che qualcosa stia cambiando. Molte persone lamentano una crescente difficoltà a concentrarsi, a leggere testi lunghi, a seguire ragionamenti complessi o a mantenere l’attenzione per periodi di tempo prolungati. La spiegazione più immediata è anche la più pessimistica: ci staremmo progressivamente rincitrullendo. La ricerca, tuttavia, suggerisce una conclusione diversa: non stiamo diventando meno intelligenti; stiamo addestrando il nostro cervello a svolgere compiti diversi da quelli che per secoli hanno caratterizzato il nostro rapporto con la lettura. Il cervello è un organo straordinariamente adattabile. Rafforza le capacità che utilizziamo con maggiore frequenza e riduce l’efficienza di quelle che esercitiamo sempre meno. In altre parole, diventa bravo in ciò che gli chiediamo di fare ogni giorno e meno in tutto il resto.

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A tredici anni ero un idiota.
Lo so che non state faticando a immaginarlo, e siete davvero gentili a farlo notare nei commenti. Non che adesso la situazione sia migliorata in modo apprezzabile, ma a tredici anni almeno possedevo l’attenuante dell’età. Mi interessavano i videogiochi, i fumetti, le ragazze, i fumetti che mostravano ragazze… Insomma, un adolescente qualsiasi. Ulpia, invece, a tredici anni vive in un lupanare sul Celio. Conosce già abbastanza bene gli uomini da sapere cosa aspettarsi da loro e possiede un talento quasi sovrannaturale per infilarsi in situazioni dalle quali una persona ragionevole si terrebbe prudentemente alla larga. D’altra parte, se fosse stata una ragazzina ragionevole, non avrei avuto alcun romanzo da scrivere.

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Adoro gli oggetti vissuti.
Non perché abbiano personalità, non ce l’hanno; ma perché possiedono memoria. Gli oggetti usati hanno attraversato la vita, hanno una storia da raccontare, sono stati utili a qualcuno. Non è nostalgia da rigattiere. Non sono solito liberarmi di oggetti che mi sono stati utili solo perché nel frattempo sono invecchiati e appaiono logori. Possiedo un vecchio trabiccolo come automobile, e non mi sognerei mai di sostituirlo con uno nuovo fiammante. Ha 15 anni e mi ha portato ovunque; era presente quando ancora lavoravo nella mia vecchia azienda, mi osservava in mezzo al campo volo quando mi lanciavo col paracadute, mi ha scarrozzato in terra bulgara, mi ha riportato a casa quando sono rientrato in Italia, mi ha visto rimettermi in carreggiata con fertile fatica e, contro ogni pronostico, ha esultato per i risultati raggiunti. Cioè, non è che l’abbia proprio dato a vedere… ma io credo abbia esultato. C’è forse una correlazione molto profonda tra l’amare oggetti che hanno memoria e scrivere romanzi che vogliono lasciare memoria. E sia la memoria sia i romanzi hanno entrambi una correlazione molto stretta con le parole.

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Lo so, sono passati quasi otto anni dall’ultima volta.
Otto anni in cui mi sono capitate così tante cose da non aver avuto né il tempo né la voglia di appuntarle su questo blog. La vita è così: ti coglie giovane e ti restituisce vecchio. E infatti, rispetto a otto anni fa, ci vedo meno bene da entrambi gli occhi, sono mezzo sordo dall’orecchio sinistro e ho cominciato a perdere i capelli. Guardarmi allo specchio e scoprire, da un giorno all’altro, d’essere diventato più stempiato di quanto ricordassi è stato uno shock. Ho cominciato a perderli al centro, proprio sopra la fronte. La cosa buffa è che non sono spariti del tutto, ma si vede che sono più diradati di quanto lo fossero solo pochi anni fa. Datemi retta: questi otto anni hanno pesato come una vita intera, tracciando calanchi sulle mie speranze. Finché non sei arrivata tu: Ulpia.

Ma procediamo con calma.


In un articolo pubblicato su La Stampa on line il 10/01/2017, Mimmo Candito ci allarma circa la percentuale di analfabeti funzionali circolanti in Italia: il 70%, ma più probabilmente l’80.