Stupirsi, stupire, stupendo

Hu-Man Bar-Code

Quando stupire non è più un’opzione

Negli anni sessanta dello scorso secolo il più famoso rappresentante americano della Pop art,  Andy Warhol, stupiva il mondo affermando che: «Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti». La sua era una radiografia perfetta della società occidentale dell’epoca. Oggi non è più vero. Televisione, internet, reality show, social media, video-tube, blog: nel mucchio, non conta più un cazzo nessuno.

Siamo una generazione di individui omologati. Per uscire dal gruppo perfino Jack Frusciante ha dovuto adeguarsi. Oggi ci tatuiamo, foriamo, bruciamo, dilatiamo, facciamo iniezioni di botox, gonfiamo i muscoli e, naturalmente, apriamo blog in cui mettere in mostra la nostra stupefacente personalità. L’unica cosa che non facciamo è accorgerci di quanto tutte queste cose ci rendano identici.

«Sentite, balordi, non siete speciali, non siete un pezzo bello, unico e raro. Siete materia organica che si decompone come ogni altra cosa. Siamo la canticchiante e danzante merda del mondo. Facciamo tutti parte dello stesso mucchio di letame», scriveva Chuck Palahniuk in Fight Club ormai nel ’96. Anche la sua è una perfetta radiografia della società. Non me la sento di dargli torto.

Siamo davvero fiocchi di neve unici e irripetibili? Forse sì, lo siamo. Lo voglio credere, perché io mi sento diverso da tutti voi e non ve ne farei una colpa se per voi fosse lo stesso. Nonostante questo ci comportiamo come se lo dovessimo dimostrare in continuazione. Come se l’essere nati così, come siamo, non bastasse. Nello sforzo di distinguerci, ci assomigliamo.

Cos’è che facciamo per distinguerci l’uno dall’altro? Gareggiamo a chi riesce a stupire di più. È come cercare l’originalità a tutti i costi in una storia che vogliamo raccontare. Originalità è la parola d’ordine, stupire è lo scopo: l’obbiettivo unico e ultimo verso cui protendere.

Innalziamo templi all’originalità e li chiamiamo individualità.

Tutto questo però non fa di noi pezzi unici e rari, non fa di noi individui irripetibili, ma solo una canticchiante cacofonia di suoni banali in un sottofondo rumoroso. Un brulicare perpetuo che non riesce a distinguersi né a stupirsi. Nessuna sinfonia nel mezzo del mare di suoni tutti identici. Solo omologazione senza scopo. Non stupitevi quindi se un giorno, guardandovi allo specchio, noterete sulla vostra fronte un codice a barre. Chiamatela originalità, poiché ogni codice sarà diverso dagli altri.

Ecco cosa voglio fare allora, voglio distinguermi rimanendo me stesso. Niente originalità per il sottoscritto, nessun tentativo di distinguermi a ogni costo, né alcuno sforzo di provocare stupore per stupire. Sono quello che sono. Come mi hanno fatto e come sono diventato. E, in fondo, mi va bene così. C’è in effetti qualcuno a cui voglio assomigliare: a me stesso. Stupendo!

Buona Pasqua, balordi.

32 Comments on “Stupirsi, stupire, stupendo

  1. Pingback: Stupirsi, stupire, stupendo – Onda Lucana

  2. io credo che per essere se stessi prima sia necessario ritrovarsi. spesso si ha la convinzione di essere se stessi senza conoscerci davvero. infatti io per prima per anni mi sono chiesta cosa volevo che gli altri vedessero di me…poi ho capito che forse dovevo capire prima cosa vedevo io di me stessa..è un lavoro continuo in cui si cerca di capire sempre se stai agendo per te stesso o per gli altri, se cerchi l’approvazione di qualcuno o solo la tua..perchè alla fine siamo esseri sociali, degli altri abbiamo bisogno (per fortuna) e quindi è sempre precario l’equilibrio che mi spinge a dire: per chi lo sto facendo? 🙂

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    • E’ un pensiero molto raffinato il tuo, Claudia, e non posso ahimè darti torto. Tuttavia sono convinto che se stai bene con te stesso, se quello che vedi di te ti piace, anche gli altri staranno bene. Ma io non faccio testo, sono solo un lupo solitario.

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      • assolutamente d’accordo sul fatto che gli altri vedono il riflesso di quello che noi mostriamo di noi stessi…è un lavoro che dura una vita cercare di somigliare a se stessi 😉

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  3. Perché è Pasqua?
    Ne sei certo?
    Perché io ad esempio non ho mai capito come possa resuscitare il terzo giorno uno che muore il venerdì sera e resuscita la domenica mattina. Fanno un giorno e mezzo, fatti il conto con le dita se non ci credi (uomo di poca fede!). E non sono riusciti a spiegarmelo nemmeno i preti e una volta ho avuto la fortuna di beccare pure un teologo. Ovviamente me lo hanno spiegano aggrappandosi sugli specchi, poveracci. E’ sempre una sfiga chiacchierare con me di religione.
    Vedi, a volte per essere originali basta far riflettere sulle cose che ci hanno insegnato, che tutti prendono per vere senza porsi domande.
    Quindi dato che sono originale negando la Pasqua, ti dico, anzi no.
    Buona Pasqua anche a te, balordo. 😀

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  4. Be’, io non mi tatuo, foro, brucio, dilato, inietto botox né gonfio muscoli 😀
    Hai ragione, infatti penso che oggi non avere un tatuaggio sia un elemento distintivo.
    L’omologazione, che va tanto di moda oggi, mi disgusta.
    Io anche sono me stesso, coi miei pregiudizi e i miei valori, i miei difetti (tantissimi) e i miei sogni. E mi tengo stretto tutto quanto, perché è mio e perché sono io.
    Riguardo alle storie concordo allo stesso modo: l’originalità non va cercata a tutti i costi. O sei originale o non lo sei. Per me bisogna scrivere ciò che abbiamo dentro.

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  5. Hai tanta voglia di rompere le uova, vedo. 😀
    Ma cosa commento a fare? Sono solo nel mucchio.

    Buona Pascua, balordo.

    (Perdona la “c” al posto della “q”: era solo un puerile modo (fallito) di emergere dal mucchio. Sarò l’unico a farti gli auguri con l’errore grammaticale? 😛 In verità, in verità ti dico: prima che il gallo canti… bah, lasciamo perdere. Anche questa storia l’hanno già scritta. E omologata.)

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  6. A furia di distinguersi ci si omologa, a furia di omologarsi ci si somiglia, a furia di dirlo ci si complica la vita. Chi necessita di buchi, tatoo o altro è alla ricerca di una voce o un coraggio che non trova dentro, non si piace, non si comprende, non si sopporta. Al di là della moda, del piacere di fare cose appariscenti o di cercare la propria identità. Nella normalità sta il pressapochismo, il disinteresse, l’anonimato, il vuoto.
    Ci sono tantissimi luoghi comuni, come dici bene tu “Come se l’essere nati così, come siamo, non bastasse. Nello sforzo di distinguerci, ci assomigliamo.”
    Alle volte mi pare che si urli tutti indistintamente per farsi udire ma il rumore della vita copra le voci e lo faccia diventare inutile. Eppure come diceva Povia in una canzone “I bambini fanno oh!” e ogni tanto anche i grandi quando abbandonano tutto e si trovano alle prese con le emozioni quelle vere, quelle che muovono tutto e si stupiscono della semplicità.

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  7. Non mi trucco, non mi coloro le unghie, figuriamoci se mi ritocco e non seguo le mode. Parlo di omicidi o di buchi neri come altri parlano di moda e programmi televisivi. La cosa sorprendente è che da quando ho deciso di essere solo me stessa, nella mia ormai lontana adolescenza, la cosa ha subito smesso di essere un problema. Ho avuto spasimanti e detrattore, amici e cordiali (neppure troppo) nemici come tutti portandomi alla convinzione che quella dell’omologazione sia un falso problema. Quando si decide di seguire le proprie inclinazioni senza il problema di essere originali a tutti i costi o omologati a tutti i costi ci si toglie solo un sacco di pippe mentali e si incontrano altre persone che la pensano così.

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  8. E bravo Salvatore! Mi sono reso conto che condivido praticamente tutti i commenti e non ho per il momento niente di originale da aggiungere. Penso che con la tua originalità hai attratto nel tuo blog un bel gruppo di persone originali, neh! 🙂

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  9. Sono andata a controllare: ho anch’io il codice a barre sulla fronte! Ah, no sono solo delle rughe di espressione quando corrugo la fronte…meno male!
    Questo però non vuol dire che io sia originale o unica, forse non lo sono, ma sono semplicemente me stessa con pregi e difetti. Buona Pasqua Salvatore!

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  10. Arrivo tardi sia per augurarti buona Pasqua si per il picnik di Pasquetta, se non sono originale così…
    (per la cronaca qui pioveva)

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