Due chiacchiere davanti a un caffè con Carolina Cutolo


Carolina Cutolo

“La scrittura esige virtù scoraggianti, sforzi, pazienza; è un’attività solitaria in cui il pubblico esiste solo come speranza.”

Simone De Beauvoir – Memorie d’una ragazza per bene

…dieci domande per conoscerla meglio

Alcune persone attirano la nostra attenzione. Succede. Può capitare nella quotidianità, sui rotocalchi, in televisione, oppure su internet come nel nostro caso. Sono persone come altre, ma diversamente da altre hanno qualcosa di speciale da dire. Glielo leggi negli occhi o nei post. Spesso la possibilità di conoscerle meglio non si presenta. Qualche volta, però, un caffè virtuale e qualche domanda amichevole possono essere di aiuto.

Per questo quinto appuntamento con la rubrica del lunedì: “Due chiacchiere davanti a un caffè con…”, ho invitato Carolina Cutolo, scrittrice e blogger di successo. I suoi libri, tra cui ricordiamo Pornoromantica, hanno attirato un discreto interesse di pubblico e critica. Ma non è solo questo Carolina, è soprattutto l’ideatrice di Scrittori in causa. Un blog che si occupa di ragguagliare i propri lettori sulle problematiche più tipiche che gli scrittori, emergenti o affermati, incontrano relazionandosi con le case editrici sulla strada della pubblicazione. Finora, Carolina e i suoi collaboratori, hanno svolto un lavoro esemplare, sensibilizzando il mondo dell’editoria riguardo a certi comportamenti non propriamente etici e sui contratti editoriali spesso troppo a vantaggio degli uni a scapito degli altri.

Vi lascio alle dieci domande dunque. Buona lettura.

Ciao Carolina, grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo. Ti va di parlarci un po’ di te? Chi sei e che aspirazioni hai?

Sono una che va completamente nel pallone di fronte a domande come “Ti va di parlarci un po’ di te?”. Aspiro a un equilibrio interiore che mi permetta un giorno di rispondere a questo tipo di domanda in modo sintetico e dignitoso, invece che con la solita, scamuffa exit strategy.

A me succede lo stesso. Nonostante questo vorremmo sapere qualcosa in più di te. Ti facilito il compito: quali problemi hai avuto con il tuo primo editore e su quale libro?

Quando firmai il mio primo contratto di edizione, per il libro Pornoromantica, non sapevo niente di editoria né di contrattualistica editoriale, non conoscevo praticamente nessuno e non sapevo che pesci pigliare, feci vedere il contratto all’unica persona che conoscevo che lavorava nell’editoria e mi disse che si trattava di un contratto “standard” per esordienti. Ho capito poi a mie spese che lo “standard” era stato costruito esclusivamente sulla base delle esigenze degli editori, che non esisteva un’associazione di categoria per gli scrittori (e non esiste neanche adesso) a tutelarne gli interessi, e che quel contratto non avrei mai dovuto firmarlo così com’era ma avrei dovuto avviare una trattativa prima della firma per cercare di migliorarlo a mio favore e a mia tutela. Non avendolo fatto, mi sono trovata incastrata in un’opzione di 5 anni che di fatto ha bloccato il mio secondo libro, per non parlare di altre clausole estremamente svantaggiose per me. Come se non fosse abbastanza, il mio editore tardò molti mesi nel pagarmi le royalty rispetto alle date stabilite dal contratto, creandomi moltissimi problemi e costringendomi a estenuanti solleciti. Potrei continuare ma mi fermo qui, ti basti sapere che dopo questa esperienza, per trasformare la mia frustrazione in qualcosa di utile, ho deciso di fondare Scrittori in Causa insieme a Simona, Alessandra e Sergio.

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Quando mi viene un’idea che mi appassiona mi ci butto dentro fino a esaurimento energie, il più delle volte poi scopro che l’idea non era niente di che e la abbandono, ma serenamente, perché so che per scrivere qualcosa di buono bisogna buttare giù tanta paccottiglia, tutto sta nella capacità di auto valutarsi e tenere le fesserie per sé, poi quando l’idea davvero buona arriva, cosa piuttosto rara almeno per me, allora è il momento di rimboccarsi seriamente le maniche per concretizzarla e darle la forma migliore.

Parliamo un po’ di Scrittori in causa, il blog che curi e hai fondato. Fornite consulenze legali sui contratti editoriali e lo fate gratuitamente. Soprattutto, informate i vostri lettori delle cattive “abitudini” di certi editori. Come nasce l’idea e perché?

L’idea è nata nel 2010 insieme ad altri tre scrittori (Simona Baldanzi, Alessandra Amitrano e Sergio Nazzaro) che come me avevano avuto problemi molto seri col loro primo editore. Visto il vuoto informativo assoluto che regnava anche in rete sulle questioni legali e contrattuali dell’editoria, e visto che gli avvocati costano una barca di soldi, ci siamo messi a studiare e, anche grazie all’aiuto di colleghi e addetti ai lavori dell’editoria, questo riferimento informativo e legale gratuito lo abbiamo costruito noi.

In tanti anni, grazie anche al tuo blog, hai avuto modo di conoscere tanti scrittori emergenti. Che idea ti sei fatta di questa categoria?

Purtroppo c’è ancora una marea di scrittori che considera l’editore una specie di mecenate, che prova una sorta di timore reverenziale nei confronti di chi li pubblica o potrebbe pubblicarli, e questo chiaramente li mette in una condizione di vulnerabilità e svantaggio di cui moltissimi editori approfittano biecamente. Ma come è vero che ci sono anche molti editori, anche piccoli, ma estremamente seri e professionali, ci sono anche molti autori che anche se non conoscono i propri diritti sono consapevoli di non conoscerli, e si rivolgono a noi proprio per l’assistenza necessaria a chi fa i primi passi nel mestiere di scrivere. Per esempio, mentre i primi anni di Scrittori in Causa ci scrivevano solo autori che lamentavano le scorrettezze dei propri editori e ci chiedevano di aiutarli a liberarsi da contratti capestro firmati nella più completa incoscienza, negli ultimi due anni in molti (finalmente!) hanno cominciato a contattarci prima di firmare i contratti, per ricevere assistenza nella trattativa prima della firma in modo da migliorare il più possibile gli accordi a loro favore e tutela. Questo credo sia un ottimo segnale.

Sempre attraverso Scrittori in causa ti sei imbattuta in tanti casi poco edificanti di “certa editoria”. Mi sembra scontato chiederti chi sono questi editori (nel senso di categoria) e che idea ti sei fatta di loro?

Le malefatte peggiori le ho riscontrate tra quei piccoli editori che campano grazie ai soldi spillati agli autori e che li incastrano con contratti veramente indecenti di cui gli autori non si rendono conto, spesso perché accecati da false lusinghe sul loro (presunto) talento. Ma non si pensi che basti evitare i piccoli editori per stare tranquilli, innanzitutto perché ci sono piccoli editori che fanno il proprio lavoro con grande professionalità e rispetto per gli autori, e che magari sopravvivono a stento ma preferirebbero chiudere i battenti piuttosto che mettere il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori; e poi perché anche tra i medi e i grandi editori mi è capitato di riscontrare non solo trappole contrattuali decisamente subdole, ma anche atteggiamenti ricattatori e scorrettissimi, come per esempio non pagare le royalty e costringere gli autori a infiniti ed estenuanti solleciti solo per vedersi liquidati i legittimi compensi.

Quello dell’editoria è un mondo strano: trovi gente veramente appassionata, che fa tanto senza aspettarsi nulla in cambio, e trovi anche la solita volpe. Solo che la volpe ha la squisita capacità di minacciare e, alcune volte, anche il potenziale per mettere in pratica le proprie promesse. Quando avete aperto Scrittori in causa avete valutato questo rischio? Vi è mai capitato di ricevere “promesse” di questo tipo?

Nonostante il rischio costante, visto che spesso denunciamo pratiche editoriali scorrette a volte anche facendo i nomi degli editori, è successo solo una volta: ho ricevuto personalmente una querela per diffamazione da un editore che non solo aveva chiesto soldi a un’autrice per pubblicare il libro vincitore a un suo concorso (il premio era la pubblicazione e poi attraverso il contratto di edizione che le hanno sottoposto le hanno chiesto una barca di soldi per pubblicare), ma aveva anche millantato patrocini istituzionali mai concessi, che ho sventato scrivendo direttamente agli enti pubblici che mi hanno risposto smentendo il patrocinio. Ebbene, questo editore, pur avendo torto marcio, mi ha querelata per diffamazione. La causa è ancora in corso ma sono serena perché ho scritto solo la verità e non ho mai utilizzato termini offensivi, ma solo descritto i fatti, e perché l’autrice è al mio fianco e pronta a testimoniare la verità in tribunale se sarà necessario. Ti farò sapere poi come andrà a finire. E comunque facendo un lavoro come il nostro la querela la metti in conto, certo, quando arriva è una gran seccatura, ma non può e non deve fermarci.

Conoscendo ormai un po’ il mondo dell’editoria, cosa c’è che non va in questo settore nel nostro paese? Che speranze ha l’aspirante scrittore per emergere e trasformare la sua passione in una professione?

Nel nostro paese l’editoria è un ambito talmente zeppo di problemi e di contraddizioni che ci si potrebbe scrivere un libro, ne accenno solo alcuni: una legge sul diritto d’autore inadeguata e obsoleta (è del 1941…); la diffusione capillare negli ultimi anni degli editori a pagamento (anche iscritti all’AIE, che invece dovrebbe opporsi fermamente); la tendenza sempre più smaccata degli editori, nello scegliere cosa pubblicare, a dare la priorità alle motivazioni commerciali piuttosto che alla qualità; il vizio pessimo della stragrande maggioranza degli editori a non rispettare i termini dei pagamenti non solo nei confronti degli autori ma di tutte le maestranze dell’editoria (redazione, traduttori, grafici, ecc.); il senso di sudditanza di moltissimi autori nei confronti degli editori, ma potrei continuare all’infinito perciò mi fermo qui. Quindi oggi più che mai trasformare la scrittura in una professione è talmente difficile da sfiorare l’utopia, quello che consiglio agli autori che si rivolgono a noi è di non considerare la scrittura come un potenziale futuro lavoro, ma di campare con altre attività e portare avanti la scrittura sì con passione e determinazione, sì cercando di farsi rispettare e cercando di ottenere contratti di edizione il più vantaggiosi e tutelanti possibile, ma senza mai caricare la scrittura di aspettative di sopravvivenza economica. In Italia gli scrittori che campano solo di scrittura si contano sulle dita delle mani, gli altri o hanno un altro lavoro oppure possono permettersi di scrivere e basta perché vivono una condizione di ricchezza a monte.

Andiamo un po’ sul personale. Hai progetti per il futuro? Quali?

La maggior parte delle persone che scrivono e che hanno un minimo di buonsenso, non potendo campare con la sola pubblicazione di libri, trovano altri modi di lavorare con la scrittura: scrivendo articoli culturali e/o rubriche per i giornali, diventando autori di altri media (teatro, televisione, cinema, ecc.), lavorando direttamente per gli editori come consulenti o editor, mettendo insieme insomma tutte le possibili declinazioni del mestiere di scrivere per tirare su uno stipendio dignitoso. Non è facile neanche questo, ma è sicuramente meno utopico che campare di soli libri, ecco, ora sto lavorando in questa direzione, non è detto che mi riesca, ma nel frattempo lavoro felicemente come barman per essere sicura dell’indipendenza economica e per non cadere nella disperazione da sopravvivenza mentre cerco di costruirmi una professionalità con la scrittura.

Hai qualche ultimo consiglio, raccomandazione o pensiero con cui salutare i nostri lettori, che siano aspiranti scrittori o semplici lettori?

Non guardate all’editoria e al mondo della scrittura come a un Olimpo di pochi eletti sognando di farne parte, ma come a un’opportunità di crescita. Scrivere deve essere innanzitutto un grande amore, da trattare con devozione, rispetto, autentica passione, se poi ne esce qualcosa di concreto ben venga, ma non bisogna mai considerare la scrittura come un mezzo, la scrittura deve essere un fine. Per quanto riguarda i lettori il mio consiglio di lettrice è di leggere il più possibile, perché la lettura è come un muscolo: più la si allena, più sarà in grado di sostenere pesi maggiori, e maggiore sarà la soddisfazione nel poter godere dei grandi capolavori della letteratura che senza allenamento ci stancherebbero dopo poche pagine, impedendoci di appassionarci agli inestimabili tesori che la letteratura di tutti i tempi ci ha regalato, e che sono tutti lì, immortali, in attesa di essere scoperti.

Un grazie a Carolina Cutolo per essere intervenuta permettendoci di conoscerla un po’ meglio. È stato interessante e istruttivo. Per quanto riguarda voi, cari lettori, se avete qualche altra domanda da porre alla nostra Carolina, i commenti sono lo spazio e l’occasione per farlo. Sono sicuro che avrà piacere lei stessa a rispondere a ciascuno di voi.

Note

Carolina Cutolo ha scritto:

4 Comments on “Due chiacchiere davanti a un caffè con Carolina Cutolo

  1. Non conoscevo il blog scrittori in causa ma conosco il libro pornoromantica. Credo di aver letto un paio di recensioni al riguardo. Complimenti davvero per l’iniziativa che penso possa risultare veramente utile per noi esordienti. È sempre bello ricevere disponibilità all’aiuto ed al confronto. 🙂 in bocca al lupo e… spero di passare presto a trovarvi perché vorrà dire che avrò un contratto 😉

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  2. Pingback: Due chiacchiere davanti a un caffè con Grazia Gironella | Salvatore Anfuso

  3. Intanto è redattrice della Dandini. Poi le avrei chiesto se il blog era parte del progetto editoriale fin da subito, La singnora dice che non conosceva nessuno….bah !

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