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Il sessismo della lingua italiana


«La constatazione di partenza è innegabile: parlare di fratellanza delle nazioni, chiedere a qualcuno quanti fratelli (s’intende dei due sessi) abbia, invocare il buonsenso dell’uomo della strada, scegliere di vivere in una città a misura d’uomo sono modi che rimandano a una visione del mondo concepita secondo un’ottica maschile».

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A chiunque scriva, anche tra i professionisti della penna, può capitare di avere dei dubbi sull’uso corretto dell’interpunzione; sulla scelta cioè di un segno al posto di un altro, o di nessuno in particolare.

Sostantivo: le professioni femminili


Dagli anni cinquanta in avanti i ranghi di alcune professioni maschili si sono progressivamente aperti alle donne e questo ha comportato oscillazioni che non sempre la lingua è stata in grado di governare. È vero in particolar modo per i titoli, le cariche e le professioni.

Il Genere del sostantivo


Il nome può essere maschile o femminile; il genere indica questa appartenenza. La scorsa volta abbiamo visto che nel passaggio dal latino all’italiano – ma già nel latino tardo – il genere neutro è andato scomparendo per lasciare spazio ai due generi sopravvissuti. Tuttavia è necessario distinguere tra genere reale e genere grammaticale.

Il Sostantivo


Il sostantivo (o nome) è una parola che ha la funzione di indicare, nominandole, le cose che ci circondano: persone, animali, oggetti, concetti, fenomeni. Non stiamo parlando quindi del nome proprio di una persona, non solo; ma di tutti i nomi del mondo: bambino, pulcino, martello, giustizia, fulmine, cattedrale, e via dicendo.