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Intellighenzia e pregiudizi
Nei primi decenni dell’Ottocento un medico e antropologo americano, Samuel George Morton, è interessato a indagare una teoria definita: poligenetica. Egli cioè si domanda se l’umanità possa essere considerata parte di un’unica specie, o sia invece costituita da più “atti creativi”. Per farlo decide di riempire centinai di crani di diversa provenienza – caucasici, mongoli, etiopi, nativi americani, eccetera – con dei semini, così da misurarne scientificamente il volume. I dati raccolti parrebbero avvalorare la tesi iniziale, cioè che ci siano delle differenze anatomiche legate alla provenienza del cranio. Morton e buona parte dell’intellighenzia del suo tempo concordano quindi nell’interpretare questi dati in chiave, come oggi la definiremmo, razziale.
Silenzio dalla Repubblica delle Lettere
Tesi a scrivere qualcosa che piaccia, che venda, che susciti plausi e stima, ammirazione ed elargizioni spesso dimentichiamo la vera funzione della scrittura. Ci parliamo addosso senza avere nulla da dire, e passiamo il tempo che avremmo dovuto dedicare a una silenziosa riflessione, a invidiarci reciprocamente i miseri successi personali. L’idea che piano piano mi sono costruito è che, esclusi gli usi professionali, la scrittura letteraria non possa essere intesa come un mestiere vero e proprio, quello del romanziere o del poeta nell’immaginario popolare, ma piuttosto un richiamo proteso a incontrare uomini e donne dotati di una sensibilità e di un immaginario simili ai nostri. Arroccati nei confini individuali, lanciamo sordi richiami nella speranza che raggiungano un’ombra gemella. È così che mi è giunto questo libro.
L’intellighenzia
Razzolamerda a parte, sono convinto che tanto gli influencer quanto i sodali siano convinti della propria onestà intellettuale. Ritengano cioè, di stare dalla parte della ragione; di possedere una visione sulle cose e sul mondo più giusta, più vera rispetto a tutti gli altri. Anche Hitler, per citarne uno, probabilmente era convinto di essere nel giusto. Forse il fatto che in Italia ci siano molti centri di potere non è del tutto negativo: la chiamano democrazia… Io la chiamo ipocrisia di merda.


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