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Cosa fanno (davvero) gli agenti letterari in Italia

Agente letterario davanti a un manoscritto con la scritta “Romanzo ambizioso”

Alcune giornate nascono con una domanda. Mentre guidavo per andare a correre al parco, come faccio da anni in pausa pranzo, sotto il cielo plumbeo di Torino il mondo mi è sembrato improvvisamente più denso. Mi è parso di vedere per la prima volta cose a cui normalmente non do importanza. E tutto questo mi ha spinto a pormi la seguente domanda: vediamo davvero ciò che stiamo guardando o ci limitiamo pigramente a osservare la realtà mentre ci scorre davanti? Siamo tutti presi dai nostri microcosmi quotidiani per poterci davvero interessare alle vite degli altri. Non è una colpa; è una constatazione. Ora, può non sembrare, ma tutto questo ha molto a che fare con l’argomento del post di oggi, ovvero: che lavoro fanno DAVVERO le agenzie letterarie in Italia? Procediamo.

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Salone Internazionale del Libro 2017: il ruggito della Mole


È capitato a tutti almeno una volta nella vita di prendere una decisione d’impulso, istintiva, viscerale, magari con fare un po’ sborone, come direbbe qualcuno, pensando di essere dalla parte giusta della barricata, il lato forte di un’alleanza che non è più tale, per poi vedere le sorti esattamente ribaltate rispetto a come ce l’eravamo immaginate. È questo che deve aver pensato Federico Motta la mattina del 18 maggio 2017, quando le code davanti ai botteghini del Lingotto Fiere, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino (di Torino!), diventavano prima una serpaia disordinata, poi una fiumana indistinta, quindi un’oceano sconfinato di voci, volti, colori.