Preposizioni improprie

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori
Con lo scorso lunedì abbiamo terminato la lunga carrellata sulle preposizioni proprie o semplici, oggi portiamo a termine il nostro discorso occupandoci delle preposizioni improprie. Ricordo, per chi non avesse seguito i precedenti mini-ripassi, che la distinzione tra preposizioni proprie e improprie risiede nel fatto che queste ultime possono essere adoperate oltre che come preposizioni anche come avverbi, aggettivi, verbi. Quello degli avverbi adoperati con funzioni preposizionali, ad esempio, è un gruppo piuttosto consistente, come gli avverbi di luogo: sopra/sotto, davanti/dietro, dentro/fuori, vicino/lontano. Ma come facciamo a distinguere le due funzioni fra loro?
«La parola adoperata in maniera assoluta modifica semanticamente tutta la frase, e dunque esercita funzione avverbiale».[1]
Dove la parola, pur di natura avverbiale, mette invece in rapporto due componenti della frase, allora il suo valore è «sintatticamente vincolato» a una costruzione preposizionale. In questo caso la sua posizione sarà fissa: prima del determinatore e dopo il determinato; e la sua «autonomia semantica» sarà condizionata dal significato delle parole che mette in relazione. Ad esempio: «quando lo vidi in casa, entrai subito dentro» (funzione avverbiale); «quando lo vidi, entrai subito dentro la casa» (funzione preposizionale) [entrambi esempi del Serianni].






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