Je_suis_Charlie

…quando la libertà di satira è ipocrisia

Alla satira volgare e spesso sessualmente esplicita, io, ho sempre preferito una riflessione più intima e pacata. Non sono mussulmano, ma neanche ebreo. Non sono ateo, ma neanche religioso. Non approvo chi impugna un fucile per sottolineare le proprie ragioni, ma neanche chi fa della satira un’arma. Diciamolo: la satira, come espressione dell’intelligenza umana e come veicolo di protesta, non mi è mai piaciuta.

Certo, c’è satira e satira. Quella dei fratelli Guzzanti, ad esempio, mi è sempre andata a genio. Sa essere irriverente, ma anche divertente. Quella del settimanale Chalie Hebdo, invece, è solo volgare. Brutta. Così avrei risposto, se me lo avessero chiesto, prima che un pugno di dementi falciasse a suon di proiettili la loro redazione.

Dopo i fatti di Parigi, tutti si sono alzati urlando in coro: “Io sono Charlie – Je suis Chalie!”. Io, invece, più che Chalie Hebdo, mi sento un po’ Chalie Brown. Ecco, è quello il livello di satira che va a genio a me. Chi pensa che non ci sia satira nei Peanuts, non li ha mai letti con attenzione. La satira c’è, verso il genere umano, mostrandone le peculiarità e le debolezze. Debolezze che si manifestano fin da piccoli.


terza persona narrante

… quando non servono strade giuste,

ma il giusto narratore

Cari follower, so che aspettavate questo momento. Vi siete trascinati per tutta la settimana in un’ansia asmatica, da prestazione post-mestruale, solo per la tensione di poter leggere il seguente articolo. Ebbene, il tempo è giunto. Adesso potete tirare un sospiro di sollievo, strappare il testamento redatto malamente in presenza del vostro labrador, e voltare finalmente pagina. Oppure…

Potreste continuare a leggere, dandovi l’opportunità di: scoprire regni utopici in cui la fantasia è normalità; galleggiare su oceani di pensieri percorsi da ondate di parole deliranti; immergervi in sostrati di avverbi, di modo (leggi: lentamente), o di tempo (leggi: immediatamente), cozzanti con aggettivi qualificanti (leggi: romboidale); regnare su consonati sibilanti e virgole punteggianti; poiché l’argomento di questo post è: narrare, sì, ma in terza persona.

Incipit numero 2

Capisco, preferite la normalità di un linguaggio armato di senso. Bene, concordo. Dunque, la volta precedente abbiamo parlato di scrittura in prima persona, sia al presente, sia al passato. Oggi, se riuscirò a essere serio ancora per qualche riga, potremmo parlare della scrittura in terza persona.

«Ragazzo, ti vedo un po’ affaticato».

«Tranquillo, vecchio mio, sto bene. Solo, non avevo mai scritto “mestruale” prima d’ora».

«Ti capisco. Ma alla tua età saprai che capita, no? Almeno una volta al mese. Vieni, ti spiego un po’ di cose».