…quando la libertà di satira è ipocrisia
Alla satira volgare e spesso sessualmente esplicita, io, ho sempre preferito una riflessione più intima e pacata. Non sono mussulmano, ma neanche ebreo. Non sono ateo, ma neanche religioso. Non approvo chi impugna un fucile per sottolineare le proprie ragioni, ma neanche chi fa della satira un’arma. Diciamolo: la satira, come espressione dell’intelligenza umana e come veicolo di protesta, non mi è mai piaciuta.
Certo, c’è satira e satira. Quella dei fratelli Guzzanti, ad esempio, mi è sempre andata a genio. Sa essere irriverente, ma anche divertente. Quella del settimanale Chalie Hebdo, invece, è solo volgare. Brutta. Così avrei risposto, se me lo avessero chiesto, prima che un pugno di dementi falciasse a suon di proiettili la loro redazione.
Dopo i fatti di Parigi, tutti si sono alzati urlando in coro: “Io sono Charlie – Je suis Chalie!”. Io, invece, più che Chalie Hebdo, mi sento un po’ Chalie Brown. Ecco, è quello il livello di satira che va a genio a me. Chi pensa che non ci sia satira nei Peanuts, non li ha mai letti con attenzione. La satira c’è, verso il genere umano, mostrandone le peculiarità e le debolezze. Debolezze che si manifestano fin da piccoli.





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