Anch’io sono Charlie, Charlie Brown!


Je_suis_Charlie

…quando la libertà di satira è ipocrisia

Alla satira volgare e spesso sessualmente esplicita, io, ho sempre preferito una riflessione più intima e pacata. Non sono mussulmano, ma neanche ebreo. Non sono ateo, ma neanche religioso. Non approvo chi impugna un fucile per sottolineare le proprie ragioni, ma neanche chi fa della satira un’arma. Diciamolo: la satira, come espressione dell’intelligenza umana e come veicolo di protesta, non mi è mai piaciuta.

Certo, c’è satira e satira. Quella dei fratelli Guzzanti, ad esempio, mi è sempre andata a genio. Sa essere irriverente, ma anche divertente. Quella del settimanale Chalie Hebdo, invece, è solo volgare. Brutta. Così avrei risposto, se me lo avessero chiesto, prima che un pugno di dementi falciasse a suon di proiettili la loro redazione.

Dopo i fatti di Parigi, tutti si sono alzati urlando in coro: “Io sono Charlie – Je suis Chalie!”. Io, invece, più che Chalie Hebdo, mi sento un po’ Chalie Brown. Ecco, è quello il livello di satira che va a genio a me. Chi pensa che non ci sia satira nei Peanuts, non li ha mai letti con attenzione. La satira c’è, verso il genere umano, mostrandone le peculiarità e le debolezze. Debolezze che si manifestano fin da piccoli.

L’ipocrisia come stile di vita

Invidio chi riesce a eliminare qualsiasi tentativo di satira dal nostro Paese, per poi andare a marciare in Francia urlando: “Je suis Charlie”! Sono individui eccezionali, dei caterpillar in grado di asfaltare ogni cosa, senza remore, senza mai alcun dubbio, senza la necessità di guardarsi allo specchio e porsi delle domande. Come ci riescano, per me rimane un mistero. Immagino che ogni mestiere, e ogni mestierante, abbia i propri trucchi. Io non potrei.

Quello che posso fare, però, è scrivere. Comunicare attraverso la scrittura e dire, senza ipocrisia, che Charlie Hebdo era, è, un pessimo settimanale. I loro contenuti sono volgari, denigratori, e credo che si possa fare meglio di così pur mantenendo un atteggiamento di forte criticità verso la società, le istituzioni e le religioni. Non ho mai letto e non leggerò mai, volentieri, Charlie Hebdo.

Certo, non andrei neanche in giro a mitragliare vignettisti o giornalisti se è per questo. Se dovessi proprio farlo, però, non partirei certo da un giornaletto satirico, della cui esistenza il mondo non era per nulla informato, e inizierei dalle tante redazioni di giornali italiani che, non fanno satira, ma riescono benissimo a dire ugualmente un mare di cazzate.

Libertà di espressione

Allo stesso tempo, in questi giorni, si leggono opinioni contrastanti in giro per il web. Chi sostiene di aver sempre letto Charlie Hebdo, ma siete seri?, e di trovarlo semplicemente la quinta essenza della democrazia e della libertà di espressione, e chi afferma che Charlie Hebdo è una merda e che la libertà di espressione non può cozzare contro le libertà degli altri. Mi sembra giusto, dunque, dedicare poche righe a questo argomento.

Con libertà di espressione si intende che, all’interno di un atteggiamento legale (vale a dire non denigratorio verso il singolo), si può dire e affermare di tutto, anche nei modi più biechi che riusciamo a immaginare. La libertà degli altri, i lettori, non è quella di impugnare un fucile quando si sentono piccati, ma smettere di leggere o rispondere per tono. Tutto il resto, tutto quello che sta al di fuori di questa dinamica, non ha alcun senso.

Non solo, io posso benissimo difendere il diritto di satira ad ogni costo e, allo stesso tempo, affermare che Charlie Hebdo era ben altro che la massima espressione di libertà. Per fortuna, a essere Charlie Hebdo veramente, sono in pochi. Non credo che riuscirei a sopportare un’altra di quelle vignette brutte da vedere e volgari da leggere. Le due cose, tuttavia, non cozzano. Non sono in contrasto fra loro. Si può essere critici verso un tipo di satira, ma difenderne ugualmente la libertà di espressione.

Concoglianze

 Mi unisco, senza ipocrisie del momento, alle condoglianze sia per i vignettisti, sia per i poliziotti, senza fare alcuna distinzione fra loro, come invece in qualche caso ho letto fare. Il mio limite, invece, è non riuscire a essere neutro verso i para-terroristi, quei deviati mentali che hanno freddato il poliziotto come ci hanno mostrato tante volte, in questi giorni, le immagini televisive. Ho anch’io i miei limiti.

In questo, la redazione di Charlie Hebdo, oggi ha dimostrato di essere molto più matura di me, titolando: “Tutto è perdonato – Anch’io sono Charlie Hebdo”; mostrando la caricatura di un fondamentalista su sfondo verde. Ecco, in questo caso mi sento di fare i complimenti al settimanale.

Conclusioni

Charlie_Brown

Articolo breve questa volta e non perché non abbia cose da dire al riguardo, ma perché le ipocrisie della classe politica e l’atteggiamento da gregge della popolazione, suscita sempre in me una silenziosa repulsione.

Questo articolo poteva essere molto più cattivo, e satirico, le capacità per far girare i coglioni le ho anch’io. Tuttavia, in questo caso, più che Charlie Hebdo, ho scelto di essere Charlie Brown.

E tu, caro follower, che tipo di Charlie sei?

29 Comments on “Anch’io sono Charlie, Charlie Brown!

  1. In Italia Forattini è stato denunciato per una vignetta, se ti ricordi, e a marciare a Parigi c’erano anche gli stessi amici di quella specie di capo del governo che abbiamo avuto.
    Ma il nostro paese si regge sull’ipocrisia.
    Non conosco le vignette di quel giornale, perché, lo confesso, non ho davvero mai sentito parlare di quella rivista. Il francese poi non lo capisco e mi risulta persino cacofonico come lingua.
    Sono d’accordo con te, comunque, se la loro satira è stata davvero offensiva, allora non è satira. Il fatto è che sanno con chi hanno a che fare, quella è gente violenta e fanatica e non ci pensa due volte ad ammazzarti. A questo aggiungi che nei nostri paesi si può circolare senza problemi, da qualsiasi paese provieni, e poi fai 2+2.
    In Italia secondo me non abbiamo una vera libertà di espressione. Se provi a criticare con rispetto qualche personalità politica, rischi, come è già successo (leggi del disoccupato con madre inferma a casa che ha scritto sulla pagina Facebook di una certa tizia del governo).
    Concordo anche sull’atteggiamento da gregge, è una cosa che a me ha sempre dato il voltastomaco. Io non ho partecipato alla campagna su Twitter, perché odio queste cose.
    C’è però da dire che i musulmani ne hanno combinate parecchie da noi, tipo sgozzare le figlie che avevano il ragazzo italiano o murare la statua della Madonna perché a loro dava fastidio. Il rispetto non può essere a senso unico.
    Io non sono nessun Charlie, dico solo che abbiamo fatto entrare di tutto nei nostri paesi, senza preoccuparci minimamente di chi fosse quella gente. Uno stato ha l’obbligo di mantenere la sicurezza dei cittadini, il resto viene dopo.

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    • Non ho partecipato neanch’io, e concordo che la sicurezza dei cittadini venga prima rispetto a ogni altro discorso. Le vignette di Charlie Hebdo si posso trovare su internet, se ne hai la curiosità, e sono sicuro che ti disturberanno come hanno disturbato me. Tuttavia, il fatto che siano offensive, pesantemente offensive, non significa che sia lecito sparare loro addosso.
      Per quanto riguarda i mussulmani, come in tutte le civiltà, alcuni sono individui meritevoli, altri no. La difficoltà, ma anche il dovere di uno Stato, sta nel riconoscere e scartare i “no”.

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  2. Voci come la tua mi confortano! Quando si alzano le bandiere, sembra che ogni buonsenso vada a ramengo. La violenza si condanna, è talmente ovvio. Detto questo no, non sono Charlie, perché tifo per la libertà che si accompagna alla responsabilità. Un conto è dire che nessuno deve imbavagliare la stampa, un altro è far passare automaticamente le vittime dalla parte degli eroi. Cosa penseremmo di una persona adulta e vaccinata che esce di casa e va sul sagrato di una chiesa strappando pagine della Bibbia? Che è un imbecille, se va bene. Ci sembrerebbe ovvio che ognuno possa professare le proprie idee senza mancare di rispetto a quelle altrui. Come mai a questa regola di normale convivenza possiamo così facilmente derogare nell’informazione, che ha ben maggiori responsabilità nei suoi atti? Non fa nessunissima differenza se quelli che stanno uscendo dalla Messa si sentono disturbati e basta (perché sono civili) oppure s’incazzano e imbracciano un fucile (perché civili non lo sono). L’assurdità è a monte, e dovrebbe essere l’intelligenza delle persone, e non un’imposizione esterna, a impedire queste cose. Se vivessimo un po’ più di valori e un po’ meno di simboli ci guadagneremmo tutti.

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    • Grazie, Grazia. Più valori e meno simboli mi piace molto, come slogan. 😉
      La libertà di informazione e di espressione vanno difese, ma anche la buona educazione e il rispetto.

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  3. Bisogna rispondere con le giuste armi a ogni cosa. Se mi feriscono col pugnale vado di pugnale, se mi feriscono con la penna, vado di penna. Grazie a Dio ho la capacità di capire e poter rispondere di conseguenza.
    Non conoscevo quel giornale e quella redazione, né tanto meno le loro vignette (brutte e offensive), ma erano vignette solo questo e non meritavano di morire.
    Purtroppo in Italia e in Europa qualcosa ha smesso di funzionare da molto tempo. Mi domando del perché quelle persone si trovavano su suolo francese, pur essendo note a tutte le nazioni come terroristi. Per dirne una: non potevano salire sugli aerei americani e allora perché?
    Perché permettiamo a tutti di girare liberi come l’aria senza controlli?

    Siamo entrati in guerra, solo che ancora non lo sappiamo… o sono gli stati a volerci far credere che sia tutto ok?

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    • Credo, ma naturalmente non ho le informazioni per poterlo affermare, che non siano stati fermati prima, nonostante i sospetti, perché non avevano ancora commesso alcun crimine. Mi spiego meglio: se tu progetti un attentato, ma poi non lo metti in pratica, io posso tenerti d’occhio come sospetto, ma non posso arrestarti, perché non hai nell’effettivo fatto nulla.
      Anch’io credo che in Europa qualcosa abbia smesso di funzionare, ma vivere e agire nel terrore non è la risposta giusta. Per lo stesso motivo condivido quello che dici: si risponde nel modo giusto. L’ISIS – visto che si afferma fossero al servizio dello stato islamico – poteva fare un bel giornaletto satirico sull’occidente, ad esempio. Ne hanno già fatto uno in cui mostrano San Pietro invasa dai loro stivali, no?

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      • Non sono d’accordo. Se progetti un attentato, devi essere fermato e basta. Se in casa ti trovano 100 kg di droga, ti arrestano. Idem se ti trovano una bomba. Sei comunque un pericolo per la popolazione.

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        • Se li trovano sì, ma se progetti di acquistare droga o di realizzare una bomba, no. Non ci sono elementi, solo un’intenzionalità non realizzata. Avere la coca in casa è già un crimine, così come avere una bomba, anche se ancora non è esplosa. Progettarla, invece, no. Per nulla.

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      • esatto… Si ma se queste persone prima di commettere l’attentato hanno soggiornato nello stato islamico e sicuramente non sono andati a prendere la tintarella, perché permettergli di rientrare in casa nostra?

        L’america (che ci piaccia o no) dopo l’11 settembre è chiara. Cittadino americano finché resti qui bene, ma se vai a farti una vacanza in “ISIS”, beh figliolo il caro e vecchio zio Sam ti dice ciao! Restatene lì… e per me fanno bene.
        Certo saranno sospettati, ma l’Europa deve farsi passare così tanto per scema?

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          • Ovviamente… 😀 non dico mica di metterli al rogo, ma se rientrano pieni di armi… e con un addestramento militare, marciando con in bocca: morte all’occidente, mi sembra un po’ assurdo 😀

            è anche vero che nel nostro paese occidentale e nella nostra Italia, dove la libertà di stampa è molto vicina allo zero, tutto è il contrario di tutto. Solo chi sta in alto conosce la realtà e pochi altri. In fondo il vero padrone del mondo tira i fili. 😉

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  4. Io sono completamente d’accordo con quanto scrive Daniele.

    Viviamo in un paese in cui la coscienza collettiva è ridotta ai minimi storici. Emerge solo quando ci sono i mondiali di calcio, o quando accadono tragedie come quella di Parigi. In questi casi, tutti a sbandierare il diritto alla libertà di espressione, la volontà di essere se stessi.
    in un paese che ha bisogno di fare del simbolismo gratuito. La gente si accoda al pensiero dei più, e pochi hanno il coraggio per discostarsi dalla massa.

    Peccato che poi, nella vita quotidiana, questi “Charlie” italioti sono pronti a calpestarti in nome di categorie arbitrarie, come se essere donna o giovane fosse un handicap.

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  5. Questo perché noi siamo portati per natura ad interrogarci in profondità, cosa che i pecoroni non fanno. A loro basta prendere per buoni gli insegnamenti altrui.

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  6. Io non sono Charlie, semplicemente perché non riconosco, nell’attività svolta dal giornale francese, forme di eroismo per le quali valesse la pena sacrificare la vita. Condanno senza prova d’appello il terrorismo fondamentalista islamico, ma nutro solo una sentita compassione cristiana per chi non meritava di morire solo perché esercitava a modo suo un diritto riconosciuto, come ogni vittima di violenza ingiustificata altrui. Per me i redattori di Charlie Hebdo non rappresentano un ideale di libertà da emulare, nè un sistema di valori da difendere a spada tratta, sfoggiando un nome su una maglietta!

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    • Condivido, neanche per me rappresentano un ideale da emulare. Tuttavia, come dici bene, il terrorismo e il fondamentalismo vanno condannati, sempre, che ci si trovi di fronte a degli eroi o meno.

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  7. Che tipo di Charlie sono? Nessuno.
    Non è vero che siamo tutti Charlie, nous ne sommes pas Charlie.
    Tuttavia non sono rimasta indifferente a ciò che è successo, come si potrebbe? Ho perfino seguito il notiziario in francese…(un vantaggio di studiare lingue..ihih) e devo dire che trovo esagerate enrambe le….”parti”
    Da una parte Charlie hebdo perchè esagera, non ha il senso della misura, e anche perchè (per come la vedo io) la religione è forse l’unica cosa che nessuno dovrebbe offendere. Ok, parlo da cristiana ma mi riferisco anche a tutte le altre religioni…d’altronde è una cosa personale..sbaglio?
    Dall’altra parte abbiamo degli assassini…che non ci sono andati leggeri, anzi….ma a questo punto mi chiedo…tutto ciò che è successo nei giorni seguenti, tutti quegli attentati….saranno davvero una conseguenza dopo la pubblicazione di Charlie hebdo? Ho qualche dubbio a riguardo…
    Comunque, tornando alla tua domanda: non sono stata, non sono e non sarò mai Charlie
    🙂

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    • Anche secondo me Charlie Hebdo non ha il senso della misura e le religioni, tutte, non andrebbero offese. Tuttavia, mettendo sulla bilancia una vignetta offensiva e una strage, il peso è comunque diverso. Come dici tu, secondo me gli attentati con le vignette centrano poco…

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      • Sì certo il peso non può essere uguale, delle vignette contro una strage di persone…non c’è nulla di uguale….
        Staremo a vedere come proseguirà la cosa…

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  8. È brutto da dire, ma ormai dopo tutto quel che è accaduto, mi pare chiaro che nessuno abbia neanche provato a fermare i terroristi in Francia. Hollande ha bisogno di una guerra, altrimenti i Francesi non si lasceranno rovinare la vita dalla versione transalpina del “Jobs Act”…

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