The Incipit, come tutto ebbe inizio


incipit

…quando la stretta dev’essere calda e forte

La prima impressione, quella sbagliata, è l’unica che conta. Se da bambini vi hanno detto il contrario, be’, si sbagliavano oppure mentivano. L’inizio del vostro romanzo, racconto, curriculum vitae, relazione, saggio o qualunque cosa stiate scrivendo, è fondamentale. È il vostro bigliettino da visita; lo date in mano all’interlocutore nella speranza che abbia interesse ad approfondire la conoscenza. Dareste un bigliettino logoro, vuoto o privo di personalità? Sì, certo che lo fareste. Ecco perché dovete continuare a leggere.

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Il punto di vista in narrativa


Il punto di vista in narrativa

…quando il narratore è una scelta

Vi siete mai soffermati a domandarvi il perché? Comprendo che posta in questo modo la questione possa trarre in inganno, ma concedetemi il beneficio del dubbio. Dunque, il perché è la domanda più importante che potete farvi quando decidete di scrivere una storia. Esso è lo strumento più potente che avete a disposizione; lo utilizzate mai?

No, immagino di no. Per utilizzarlo bisogna prima comprenderlo. Io stesso non posso dire di averlo compreso; l’ho solo intravisto, eppure sono qui a parlarvene. Ma procediamo per gradi. Per prima cosa bisogna capire cosa si intende per perché? e vi assicuro che non è così scontato.

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Il buono dei cliché, in narrativa


Il cliché in narrativa

…quando lo stereotipo è una buona idea

Gesti ripetuti, personaggi già visti, soluzioni facili, espressioni ben note, modi, gesti, parole, azioni, nomi, il mondo della narrativa è di seconda mano, quando giunge a noi è già vecchio e logoro: un prodotto vintage di epoche passate. La sola lettura dei ben noti cliché ci fa storcere il naso come poche altre cose al mondo. Eppure ne abusiamo. Ma cos’è un cliché e come nasce?

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Culo grasso


Culo grasso - racconto

Cu-lo grasso! Cu-lo grasso! Cu-lo grasso!

Erano più o meno queste le parole che si sentiva ripetere da sempre, fin da piccola. Le sentiva ancora, anche se di anni ormai ne aveva trenta. Non più però urlate da ragazzini che la rincorrevano nel cortile della scuola o lungo la strada polverosa verso casa. No. Le udiva nella testa, rimbombando contro le pareti del cranio. Le udiva ogni volta che si guardava allo specchio. Le udiva la domenica mattina, giornata dedicata alla pesa, quando saliva su quella dannata bilancia. Le udiva infine, a ogni nuovo dietologo.

Ne cambiava molti in effetti. Lo faceva perché i tanto sospirati risultati tardavano a venire. Non voleva aspettare in eterno per poter sfoggiare in spiaggia un costume a due pezzi o entrare in un negozio di vestiario che non vendesse solo taglie forti. Voleva poter andare al cinema senza sentirsi addosso le solite occhiate, quelle di chi pensa che di biglietti ne avrebbe dovuti acquistare due, anziché uno. Voleva potersi concedere una serata di hamburger e patatine fritte senza sentirsi in colpa come una peccatrice lussuriosa. Soprattutto, desiderava stare bene con se stessa e voleva farlo prima che la vecchiaia lo rendesse inutile.

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Chi dorme non scrive libri


scrivere libri

…quando il tempo è un sogno

Mercoledì scorso mi è capitato di leggere il post di Carlo, il quale si chiedeva come facciamo a trovare il tempo per scrivere, e visto che di volta in volta la domanda ce la siamo posta un po’ tutti e sicuramente ognuno ha trovato la propria soluzione personalizzata, volevo approfondire meglio l’argomento. Il punto, però, non è come facciamo a trovare il tempo, quello si trova se si vuole, ma quanto decidiamo di dedicarne.

Il tempo che dedichiamo alla scrittura riflette in modo proporzionale la convinzione che ognuno di noi coltiva verso questa “professione”. Non posso certo stabilire io quanto sia il tempo opportuno da riservarvi, non credo che esista una regola generale, le mie quattro ore infruttuose potrebbero diventare una mezz’oretta molto proficua per qualcuno dotato di maggiore talento e freschezza.

Tuttavia la quantità di tempo riflette indubbiamente la nostra convinzione, o testardaggine se credete, palesando una buona dose di follia, ma rappresentando anche un investimento per il futuro. Se questo investimento porti poi a risultati positivi non è il tema di questo post, come tutti gli investimenti può andare bene o male. La fortuna, il destino, la casualità e il talento (che pur sempre di caso si tratta, avercelo o meno non è certo stata una nostra scelta) giocano un ruolo fondamentale e imponderabile.

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