Ricominciare a scrivere


il piacere di scrivere

…quando la vita cambia la scrittura

Sembra la prima cosa che scrivo da anni. È una sensazione stranissima, fatta di curiosa scoperta e di indignato fastidio. Eppure sapevo scrivere… Lo ricordo benissimo. Le dita scorrevano veloci sui tasti, battendo a ritmi serrati, senza mai un dubbio, una titubanza. Adesso, invece, rifletto. Leggo fra le righe prima di scriverle. Non so bene cosa dire… forse, non so bene il perché dirlo. Sì, credo sia questo. Oggi parlerò di motivazioni, ma lo farò in maniera diversa dal solito.

Quando stavo ancora con la mia ex, vale a dire fino a un paio di settimane fa, il motivo per cui scrivevo era per me chiarissimo: una chance di crescita per la mia famiglia. Potevo negarlo, a me stesso per primo, ma la ragione che mi spingeva a svegliarmi ogni mattina alle 4, per scrivere prima di andare in ufficio, era la possibilità, per quanto surreale, di guadagnare soldi extra con la scrittura. Di fare un salto qualitativo di vita. L’argomento di oggi, quindi, è: nuove motivazioni.

Perché scrivevo?

Una domanda pertinente, ve la siete mai posta? Io sì, tante volte, e ogni volta rispondevo: perché scrivere mi piace; perché è un’ossessione; perché non saprei farne a meno. Certo, dicevo anche: scrivo per essere letto; scrivo per essere pubblicato… e così via. Ma anche queste sterili ammissioni, non erano altro che lo spunto poetico di uno scrittore solitario che crede in se stesso e nella sua passione; vale a dire qualcosa di molto distane dalla realtà.

Oggi, alla domanda: perché scrivevi?, rispondo in maniera diversa. Scrivevo per noi, me e la mia ex, cioè per la mia famiglia. Per dare a essa una chance migliore per il futuro. Una idea stupida? Una motivazione ingenua, soprattutto vista la difficoltà di realizzarla davvero? Certo, ma non cambiava la sostanza. Era una motivazione forte. Mi ergevo solitario nel cuore della notte, combattendo con la pagina bianca, per creare un’opportunità. Solo questo.

Oggi la mia famiglia, quel piccolo nucleo composto da me e la mia ex, non esiste più. Sono tornato al mio stato naturale di lupo solitario. Non sto male, è semplicemente diverso. Le motivazioni che mi hanno spinto finora, quindi, anch’esse non esistono più. Ne servono di nuove…

Cambiamenti

Sembra assurdo, ma finché vivevo assieme a lei, la mia ex, non avevamo mai un soldo in tasca. Nonostante lavorassi, e bene anche, arrivavamo a stento a fine mese. Adesso, invece, a sole due settimane di distanza, ho il portafoglio pieno. Sono perfino uscito a fare compere… una cosa che non accadeva da anni. Sono entrato in un negozio, ho visto una giacca che mi piaceva, l’ho provata e, infine, acquistata. Il prezzo l’ho guardato, ma distrattamente, come se non fosse importante. E non lo era. Lo era stato per molto tempo, ma non lo è più. Oggi, il vile denaro, è una motivazione che è venuta meno.

Lei non lavorava. Torino non le ha mai dato nessuna chance. Il peso di tutte le spese, – affitto, bollette, spesa settimanale, ecc. – ricadeva sulle mie spalle. Adesso, l’unico peso che preme sul mio conto corrente, riguarda le tonnellate di libri che sto compulsivamente acquistando. Tutti digitali, intendiamoci. In questi giorni di trasloco, il peso della letteratura, l’ho avvertito tutto sulle mie braccia. E dire che ho sempre pensato di leggere poco… Mi sono ricreduto solo quando ho visto le centinaia di volumi accumulate nel giro di cinque anni. Assurdo, anche solo da immaginare.

Un altro cambiamento riguarda la scrittura. In questi giorni l’ho evitata. Le ho girato attorno, ma a distanza. Guardavo il computer quasi aspettandomi che mi dicesse: «Ehi, amico, quand’è che ti decidi ad accendermi?». Ma non ha detto nulla. Se n’è stato lì, spento, in silenzio e io mi sono guardato bene dal rivolgergli la parola. Non ho fatto altro che spostare libri e impacchettare cose. Lei, prima di andare via, lo ha anche spolverato. Mi ha lasciato perfino un messaggio sulla tastiera: “Buona vita, Tesoro mio…”.

Grazie, lo sarà. Ma sarà anche diversa. Come diverso è scrivere. Sembra quasi che debba prendere di nuovo confidenza con le parole. Non sgorgano più corpose e inarrestabili come prima. Si affacciano timide, a sinistra del cursore, una lettera alla volta, e sembrano guardare il mondo come se lo vedessero per la prima volta. Io le invito, augurando loro ogni bene possibile, ma non reagiscono come mi aspetto.

Nuove motivazioni…

Perché scrivo?

Un tempo lo sapevo. Oggi lo devo scoprire nuovamente. Ho impiegato giorni a sedermi su questa sedia, ad accendere il computer, a impugnare la tastiera… Oggi è il primo giorno che mi sveglio alle quattro del mattino per scrivere. Non l’ho più fatto. Nei giorni passati ho dormito come un ghiro fino a che la sveglia non mi ha buttato giù dal letto. Ma sto evitando la domanda, lo so.

Il motivo che mi ha spinto a svegliarmi a quest’ora. A sedermi su questa sedia. Ad accendere il computer e impugnare la tastiera… siete voi. La mia nuova famiglia. I lettori, anche solo di un blog stupido come questo, possono essere considerati – in senso lato, certo – la famiglia di uno scrittore? Sì, io credo di sì. Soprattutto se consideriamo che lo scrittore, spesso, è un solitario. Un emarginato.

Oggi scrivo per voi. Non per dare alla mia nuova famiglia una chance, ve la caverete bene da soli in questo senso, ne sono certo. Ma per il piacere di farmi leggere da voi e di leggere i vostri commenti. Si può dire la stessa cosa anche nella narrativa? Non lo so ancora. Può darsi… presumo di sì.

Quindi, alla domanda: perché scrivo?, oggi rispondo in modo diverso. Scrivo per voi. Scrivo perché mi piace essere letto e commentato. Bene o male, importa poco. È la vostra opinione ad essere importante per me, e molto anche. Mi piacciono queste lettere che si affacciano sul mondo animate da nuova vita. Adesso sgorgano in maniera più fluida. Non come prima, ma più fluida. Sono parole più sincere. Forse oggi sono più sincero anch’io, quando dico che: scrivo perché mi piace farlo.

47 Comments on “Ricominciare a scrivere

  1. Dubito che un libro ti faccia fare un miglioramento qualitativo di vita. O perfino guadagnare soldi extra.
    Non è un’idea stupida, ma è un’idea che non sta in piedi. Stiamo parlando di libri, quindi un prodotto che non porta a nessuna possibilità per il futuro.

    Scrivi solo perché ti piace farlo. Io scrivo per quello e perché mi vengono in mente le storie.

    Ho imparato dalla vita che affidare la tua vita o parte di essa, come la scrittura nel tuo caso, a una donna – o comunque a un’altra persona – è un grosso errore, perché il rischio, enorme e reale, è ritrovarti senza niente.

    Io scrivo per me e la mia scrittura è slegata dalla mia famiglia, come lo sarà se un giorno dovessi formare una coppia con una donna.

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    • Be’ ci sono scrittori che comunque con la scrittura vivono, guadagnando anche un mucchio di soldi in alcuni casi. Certo, difficile, improbabile forse, ma non impossibile. Semmai mi si può accusare di possedere un ego fuori dal normale… 😉
      Comunque capisco cosa intendi dire e, sì, la penso come te. Con tutte le sfumature del caso però. La vita non è bianca e nera, ma in technicolor. 🙂

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    • Io penso che non ci sia niente di male nel voler guadagnare qualcosa dalla propria opera, però penso che questo non debba diventare un fine, perché rischierebbe di penalizzare la creatività.

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        • Assolutamente, guadagnare dal proprio lavoro è un diritto. Io credo che bisognerebbe fare ciò che appassiona davvero, se si può; il guadagno sarà poi una conseguenza (forse non in Italia, ma nel resto del mondo civilizzato sì). Tuttavia, Daniele, bisogna aspirare a essere quell’uno su un milione. Non per il guadagno, ma per la capacità di saper far bene il proprio lavoro e essere apprezzati per questo.

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  2. È un inizio. Ogni cambiamento porta con sé delle conseguenze. Per questo motivo non mi piacciono i cambiamenti.
    Se non ti va di scrivere non farlo, forse non è il momento.
    Vorrei dirti stringi i denti e scrivi, ma non lo farò. Non voglio darti un consiglio che io stessa non seguo. Sono emotiva e ogni cambiamento stupido, ogni litigio, ogni cosa che mi scuote, mi blocca. Mi congela.
    Scrivi per te stesso, tutto il resto arriverà.
    Se non hai voglia non farlo. Batti sulla tastiera, trova un posto diverso per farlo. Cambia anche solo stanza, potrebbe essere utile. Perché scrivi? Non cercare risposte e non scavare. Scrivi perché ti piace.
    Un abbraccio virtuale!

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    • Mi piace scrivere. Oggi mi piace anche di più, perché non lo faccio più per le motivazioni sbagliate, ma per l’unica giusta: me stesso. Non smetterò di scrivere, ma la mia scrittura è già diversa rispetto a prima. Migliore? Non lo so… Ma per il momento mi piace. 🙂

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  3. Io ho ripreso a scrivere perché quando scrivo sono vera.
    Sul blog sono vera, sono io.
    Quando sono in ufficio, non dico che recito una parte, però esco a metà, sempre condizionata dal giudizio, dalla necessità di essere riservata perché tutto ciò che dico potrà essere usato contro di me, di nascondere le mie emozioni per non rendermi vulnerabili.
    Scrivere è ciò che so fare bene. Rinunciare alla scrittura significherebbe vivere un’esistenza dimezzata.

    La comunità che si è creata, intorno ai nostri blog, è meravigliosa. Penso che tu e Maria Teresa sappiate molte più cose di me di quante ne sappiano alcuni miei colleghi, o alcune persone che vedo ogni giorno.

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      • Certo, però come ho detto più volte il movente economico in questo momento è secondario. Ciò non mi impedisce di fare un buon lavoro, anzi: non pensare ai soldi mi aiuta a finalizzare il risultato. 🙂
        A proposito di soldi ho riscontrato una certa somiglianza, ma ne parleremo in privato.

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  4. Ma Salvatore, ma anche prima le motivazioni erano giuste, fare qualche soldo con la scrittura. Il mondo è cambiato, il modo di pubblicare anche, e se prima agli scrittori erano riservate come royalty delle miserie, adesso col self le percentuali sono enormi. Per riuscire occorre solo scrivere storie coinvolgenti, non capolavori. Il modelli di business in tal senso si sprecano.

    Ciò non toglie che il cambiamento di cui parli è importante. Scrivere per i lettori, scrivere per se stessi, fanno parte della stessa radice madre della scrittura. Veniamo sospinti a scrivere da logiche umane quasi sempre incomprensibili, che di volta in volta adattiamo alla nostra visione. Quel che importa è l’impulso di dentro.

    Tieni duro, e so a cosa mi riferisco. Come ti ho detto altre volte, tra i tanti blogger di quest’epoca storica, tu hai la scintilla giusta per riuscire. In questo commentatore anonimo che sono, credo di racchiudere una lotta col destino e con la vita di titanica difficoltà. E proprio quando l’impossibile diventa il nostro velo oscuro, proprio in quel momento occorre concentrare tutte le proprie forze, nessuna esclusa per ribaltare l’ordine delle cose. Puoi farcela Salvatore, credi in te.

    P.s Visto che come commentatore faccio parte della famiglia posso chiamarti cugino? Ahah 😉

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    • Grazie Marco, sei un buon coach. 😉 Tengo duro, ma, ti dirò, non ce n’è neanche bisogno. In questo momento sto facendo quello che mi piace fare, con i miei tempi, i miei modi e per motivazioni che liberano le mie spalle da pesi che spesso possono essere controproducenti. Adesso scrivo perché mi va di farlo, di raccontare, di essere letto, e non per avere una chance migliore di vita. Mi sento leggerissimo! 😀

      P.S. certo che puoi, siamo pure siciliani entrambi. 😉

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  5. Di scrittori che vivono di scritturo o attività correlate ne conosco di persona solo due: Franco Forte, con decine di romanzi all’attivo ed editor di Mondadori (e in fin dei conti, forse, guadagna di più come editor e quindi potremmo anche escluderlo) e Antonio Ferrara, che scrive letteratura per ragazzi e solo da pochi mesi, dopo oltre una decina di romanzi, ha deciso di abbandonare la sua precedente attività per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Tutti gli altri (e sono tanti) o sono di famiglia ricca (ti dirò che lo scrittore ricco, che dice di vivere di scrittura, ma in realtà campa di rendita, è piuttosto comune) o hanno un’altra attività (magari collegata alla scrittura, di tipo redazionale, ma che comunque porta a un’entrata più o meno fissa non derivante dai diritti d’autore) o sono casalinghe che sì, arrotondano il bilancio famigliare, ma non potrebbero mai vivere di scrittura. Quindi i soldi non sono una gran buona motivazione. O, almeno, in Italia non è una motivazione realistica.
    Il cambio di prospettiva, quindi, secondo me era proprio necessario!

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    • Però, credo, come obbiettivo bisogna porsi quello di entrare nella rosa dei venti scrittori più letti. E non per una questione di soldi, il guadagno semmai è una conseguenza, ma perché bisogna aspirare a essere i migliori. Ora, so che stai per dirmi che non per forza i venti scrittori più letti (d’Italia) sono i migliori scrittori italiani, concordo. Ad ogni modo non c’è una vera soluzione a questo dilemma. Mi spiego meglio: se i venti più letti sono i venti più letti qualche capacità – non per forza nella scrittura – debbono avercela. In un certo senso è sempre una questione di merito. Certo, visto con molto distacco. Ma, lasciando questo discorso da parte, sono consapevole che la maggior parte degli scrittori italiani fanno la fame, così come la maggior parte degli attori, musicisti, ecc., tranne però i venti “migliori” nel loro campo. Bisogna assolutamente aspirare a entrare fra quei venti. Poi, si fa quel che si può…

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      • Io sono affezionata al concetto di “obiettivo prendibile” e “volare basso”. Poi se si sfonda, meglio, ma voglio godermi quel che riesco a ottenere, senza troppe ansie.

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        • Tesoro, “obbiettivo prendibile” dici? E come andare a letto e aspettarsi una sveltina, invece di una sana e appagante… hai capito, insomma. Oppure andare al ristorante e chiedere un brodino…! Bisogna mirare più in alto di così, che sia o no nelle proprie possibilità. Stephen sta per andare in pensione e qualcuno il suo posto lo dovrà pur prendere, no? Non vorresti essere tu?

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  6. Rimango sempre molto affezionata alla scrittura intimistica, dunque ti dico subito che questo tuo post mi è piaciuto moltissimo. La scrittura serve anche a questo: a lasciare che i pensieri scivolino sulla tastiera di un computer liberi di andare nella direzione che vogliono. Il tuo blog è un luogo, seppure virtuale, comodo dove accomodarsi per fare una chiacchierata fra amici: hai scelto un buon posto da cui ricominciare! 😉

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    • Marina, sei uno spettacolo di donna. 🙂
      Sono felice che il mio blog sia un posto comodo per chiacchierare e confrontarsi, è proprio così che volevo che fosse. 🙂

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  7. Non tutto il male arriva per nuocere, a quanto pare. La consapevolezza è un grande dono, anche se pagato a caro prezzo. Mi verrebbe da dirti: batti il ferro finché è caldo, cioè scrivi più che puoi, perché puoi tirare fuori una passione che nei momenti di tranquillità non avrai più.
    Che tenero il messaggio sulla tastiera… la parte romantica di me si è emozionata 🙂

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    • Già, tenerezze di questo tipo ce le siamo sempre scambiate a vicenda. Ci siamo lasciati benissimo, nonostante tutto. Certo, cinque anni… non sono pochi, ma tutto è ciclico e io sono fatalista, mi conosci. Quando finisce qualcosa, io non guardo indietro con rimpianto, guardo avanti con curiosità. 😉

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  8. Adesso che io sono la tua famiglia comincerai a pagare anche le mie, di spese? Era anche ora, dove ti mando il conto? 😛
    L’hai fatto apposta di ripetere cento volte “la mia ex” oppure è il tuo inconscio che si sforza di elaborare le nuove disposizioni in ingresso?
    Scherzi a parte, sei bravo, Salvatore, sei forte. A parlarne, a lasciar andare, a lottare, a scrivere. Sono molto fiera di te.
    Continua così.

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  9. Ho letto il tuo post incuriosita dal titolo. “Perché scrivo?” ė la domanda che mi sto ponendo anche io, ultimamente. Ho vent’anni e da quando ne avevo 12 ho sempre voluto farlo. Per passione, per divertimento, per condividere con me stessa e con i lettori … Qualcosa. Qualcosa di mio. Per poter crescere e imparare esattamente come si fa a scuola, ma in maniera più divertente. Poi è arrivata l’adolescenza e ho iniziato a scrivere per amore, e quando questo è finito -come purtroppo (o per fortuna) è successo anche e te-, ho ricominciato farlo per me, per sentirmi viva. Ma all’improvviso mi sono accorta che il semplice atto di scrivere non bastava più, che mi sentivo sola e ignorata e non riuscivo a più a metterci la stessa passione di prima. Ho provato e sto provando a pubblicare qualcosa di mio, ma più fallisco più mi sento male. Così mi chiedo: Scrivere è rimasto magico è meraviglioso come la prima volta in cui provai a farlo, ma … Perché lo faccio? Perché non riesco a smettere, nonostante tutto. Perché c’è sempre qualcosa che non ho ancora scritto, qualche storia nuova che non ho ancora raccontato, o qualche lezione che ancora non ho imparato … Credo che queste domande facciano parte dell’esistenza di uno scrittore e di un artista in generale, perché l’arte è vita e come tale è attraversata anche da momento di crescita, cambiamento e riflessione come questi.
    Buona fortuna per tutto, e ti auguro di trovare al più presto una risposta alle tue domande che possa fortificarti e migliorarti ancora e sempre di più. Finché c’è vita, c’è scrittura e passione 😉

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    • Per fortuna, direi nel mio caso. Io la risposta l’ho già trovata. Non ho dovuto nemmeno cercare, è arrivata da sola. Quando ho capito che il motivo per cui stavo scrivendo non esisteva più, perché non esistono più i presupposti che l’avevano fatto sorgere, ho dovuto guardarmi dentro. Sai cosa ho visto? Ho visto che l’unica vera ragione di vita, l’unico obbiettivo giusto per cui vale la pena alzarsi ogni giorno e vivere, è di essere felici. Scrivere mi rende felice. Essere letto mi rende felice. A te, cos’è che ti rende felice?

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      • Io? Io amo raccontare, e vedere l’effetto che fanno le mie storie. Ricordo che un paio di anni fa ero in piena crisi da pagina bianca proprio per colpa di questa fatidica domanda, e durante le vacanze estive incontrai una ragazza che purtroppo aveva perso entrambi i genitori. La sua storia mi colpì molto, anche perché avevo da poco iniziato un romanzo che raccontava di un ragazzo che aveva avuto la stessa esperienza, ma mi ero fermata perché mancavano idee e ispirazione. Ebbene, glielo feci leggere, e lei si mise a piangere commossa … Mi disse che quei pochi capitoli che avevano scritto l’avevano toccata e commossa, e quelle lacrime mi diedi lo sprono. Ecco cosa mi rende felice. Sapere di aver colto il segno.
        Purtroppo ultimamente i lettori scarseggiano, e questo confronto che mi spronava ad andare avanti mi manca. Mi sembra di parlare da sola al vento

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          • Semplicemente, non sono molto brava a pubblicizzare le mie opere. Al momento solo un paio di esse (e sono fanfiction e non storie originali con personaggi creati da me) sono lette e commentate con interesse e frequenza. Questo vuol dire che il problema non è che non sono brava (in molti mi hanno detto che avrei un futuro in questo campo). Ma allora qual’è? È questo il punto. Come faccio a capirlo, se continua a parlare solo con me stessa? È per questo che sono approdata qui su wordpress, nell’ultima speranza che le mie opere abbiano l’attenzione che vorrei avessero.

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            • Credo sia un problema comune a tutti gli scrittori, sai? Forse sarebbe strano il contrario. La notorietà non ha nulla a che fare con il talento. Ha più a che fare con la tenacia semmai. Hai ventuno anni, datti tempo e non mollare. Se è destino, i risultati arriveranno. Pian piano inizieranno a leggerti e, senza che tu te ne accorga, saranno sempre di più.

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  10. I cambiamenti obbligano a rinegoziare i dettagli e/o le basi della nostra vita. Fanno bene, spesso, ma non sono mai facili. Le motivazioni per cui si scrive, secondo me, sono mutevoli e sfuggenti. Dietro la prima risposta ce n’è un’altra, che ne nasconde un’altra ancora, e così via. Al momento non mi pongo nemmeno la domanda, ma mi accontento di sfruttare gli appigli che trovo per non lasciarmi trascinare via. Può sembrare poco, ma in certi momenti deve bastare!
    Peccato abitare lontani. Un caffè e due chiacchiere – e non per malintesa compassione, ci mancherebbe! – ci starebbero bene. 🙂

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  11. E io, che sono una rimestapopoli per vocazione, già immagino un megaraduno di blogger. Un megapranzo in un megaristorante fusion, così sono tutti contenti, o un megapicnic in un prato attorno ad una coperta da un chilometro quadrato. A raccontarci quando, perché e come siamo cambiati, perché scriviamo e quanto ci piace farlo.
    Quando leggo e scrivo faccio associazioni mentali che sorprendono anche me. Leggevo il tuo racconto e mi è venuto in mente mio figlio, quando era piccolissimo, quando è nato, in una certa foto in bianco e nero dove lui è un bozzolo bianco con le manine che sbucano di fuori e io lo guardo tipo “E adesso che ne faccio di te?”
    Nelle foto in bianco e nero terrore ed amore sono spietati.
    Tu della tua nuova vita fanne cose belle.
    Scrivi tanto.
    Ti abbraccio.

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    • Prontissimo a partecipare a qualsiasi raduno. Se posso scegliere, preferirei il ristorante al picnic… Sai, per la schiena. 😛
      Mi piacciono molto le foto in bianco e nero, condivido il tuo pensiero.
      Grazie, ricambio! 🙂

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  12. Pingback: La prima regola del marketing | Salvatore Anfuso

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