5 categorie di serial-killer


Serial-killer

Il mostro allo specchio

Cari follower, ve l’avevo promesso ed eccoci qui: il primo articolo della nuova rubrica Umane Deviazioni. È doveroso fare una premessa e anche ripetere, per i nuovi lettori, il programma di questa rassegna. La premessa è semplice: non sono un esperto. Chiunque approdi qui lo faccia con lo spirito del curioso, poiché questa rubrica nasce proprio dalla curiosità del sottoscritto e dalla voglia di scrivere storie attinenti al genere.

Tuttavia non dubitiate che abbia fatto i compitini per benino, cari lettori assetati di sangue umano, avvalendomi di numerosi tomi dal peso non indifferente. Non sempre i grammi di un libro sono indice di qualità, certo, ma potete credermi sulla parola: quelli che ho consultato lo sono.

Per quanto riguarda la programmazione, Umane Deviazioni uscirà sempre, senza eccezioni, tutti i lunedì. È Natale? Bene, un po’ di sangue non può far male. È Pasqua? Meglio, seviziamo l’agnellino prima di papparcelo. È il Vostro compleanno? Chissà allora chi suonerà alla vostra porta questa sera?! La rubrica, inoltre, è stata divisa in tre sotto-categorie: Serial Killer, Stupratori Seriali & Psicopatici, Tecniche & Indagini. Più una quarta: Psicologia Criminale; ancora da programmare per bene.

Ora, caro follower, è arrivato il momento di lasciare le chiacchiere alle nostre spalle e di addentrarci in questo pazzo, pazzo mondo.

Classificazioni e categorie

L’uomo, da sempre, ha cercato un modo per classificare il mondo attorno a sé. Non è sempre facile farlo e spesso si finisce per creare categorie che raggruppano cose molto diverse fra loro, almeno nelle peculiarità, scontentando un po’ tutti. C’è da dire, però, che una classificazione è necessaria, per almeno due buone ragioni: cercare di rende l’immenso materiale a disposizione più facilmente fruibile; aiutare le indagini.

Mi soffermo un attimo sulla seconda. Se due casi, uno già risolto e uno ancora in corso, riportano caratteristiche così simili da poter rientrare nella stessa categoria, allora forse le informazioni riguardanti il primo caso, quello già concluso, possono aiutare gli investigatori a risolvere anche il secondo. Ma cosa significa risolvere? Significa: acciuffare il killer prima che uccida ancora.

Bene, rifacendoci allo studio di Mastronardi e Palermo (1995), i quali a loro volta si riferiscono allo studio di Holmes e De Burger (1988) – ampliandolo di una categoria –, possiamo cercare di far rientrare il serial killer di turno in una delle cinque categorie rappresentative, diciamo, della loro personalità, suddividendoli in base all’impulso che li spinge ad agire. Vediamole:

01 Quella voce nella notte – il Visionario

«Li senti questi sussurri, ragazzo?».

«No… a dire la verità, non sento nulla. Sto cercando di scrivere quest’articolo però, quindi, se non ti spiace, vorrei…».

«Sono voci, voci di alieni, voci maledettamente insistenti che mi stanno dicendo… no, no… mi stanno ordinando di…».

«Ok, stiamo calmi. So cosa ti stanno dicendo e…».

«Le senti anche tu?».

«No, non intendevo dire questo. Intendevo dire che presumo, presumo cosa ti stiano ordinando. Ma ipotizziamo, solo per un secondo, che non ci sia nessuna cazzo di voce e che sia tu, sì, TU invece a essere completamente pazzo. Allora, in questo caso, se l’ipotesi fosse corretta, suggerirei di mantenere la calma e di NON dare retta ad alcuna voce all’infuori della mia. Che ne pensi, vecchio mio? Vecchio? Ehi, vecchio? Ma dov’è finito…?».

Il visionario è un serial-killer che sente delle voci, voci che gli ordinano di fare delle cose. Di chi siano queste voci però, nessuno lo sa. Potrebbero appartenere a Dio, Satana, agli alieni o al Presidente degli Stati Uniti. Molto probabilmente, però, non appartengono a nessuno.

Oltre a sentire le voci, il visionario, potrebbe anche avere, appunto, delle visioni. Esserini verdi che gli ordinano di rapire e mutilare qualche sfortunata vittima per i loro esperimenti, ad esempio, oppure Dio che gli comanda di annientare tutti i drogati e gli spacciatori del quartiere.

Dalle mie parti si chiama: schizofrenia. Ma loro, i ragazzi dell’FBI, non hanno remore al riguardo: per loro sono dannatissimi serial killer. O meglio, lo diventano nel momento in cui decidono di dare retta a quelle voci. Quindi, cari follower, se sentite delle voci, siete soli in casa, e non indossate auricolari… be’, fate finta di niente.

02 Davanti all’altare ci si inginocchia – il Missionario

Questa è una categoria che conosciamo bene, grazie a tanti film e tanti libri, tuttavia vale la pena di rispolverarla, anche solo rapidamente. Il missionario crede fermamente di avere una missione. Non come Il giustiziere della notte, anche se il passo potrebbe essere breve, ma qualcosa più in stile:

«Sei un drogato, ragazzo? E io ti stermino tutta la famiglia!».

«Per la precisione io non sono un drogato. Certo… qualche cannetta ai tempi del liceo l’ho anche fumata, ma questo non fa di me un drogato. E poi cosa centra la mia famiglia?».

«Lo sanno tutti che tuo padre è un debosciato e tua madre una prostituta».

«Girano così tanto le voci?».

«Vieni qui, ragazzo, prega con me prima che ti spedisca dal nostro creatore. Preghiamo insieme».

«Certo, perché no? È da parecchio comunque che volevo farlo. Solo che… se mi puoi scusare un attimo, soffro di incontinenza e proprio in questo momento ho un piccolo bisognino da fare. Ma tu resta pure lì, io… torno subito».

L’assassino seriale di questa categoria è spesso convinto di avere una “missione”. Lui ripulirà il mondo da una certa categoria di persone: le prostitute, ad esempio. Spesso non è frutto di una psicosi, non solo almeno. Solitamente, il missionario, è condizionato da convincimenti personali e da sostrati culturali che hanno preso, diciamo, una strada sbagliata.

03 La bellezza di uno sguardo spento – l’Edonista

Lui ci gode proprio a uccidere. Gli piace come poche altre cose al mondo. Anzi, di più: verso l’omicidio prova quel brivido emozionale di chi gioca d’azzardo e, scommettendo pesantemente, attende con trepidazione e timore il risultato. Ogni volta che uccide, l’edonista, ha un orgasmo emotivo:

«Ssh, non aver paura tesoro mio, vedrai che ci divertiremo assieme. Ci divertiremo un mondo».

«Io… io voglio la mia mamma».

«Oh, tesoro, mi dispiace. La tua mamma è già volata in Paradiso… ma tu, presto, la raggiungerai. Vieni adesso, vieni qui».

04 “Se sei vivo è perché io te lo permetto.” – il Padrone

Il suo obbiettivo è il controllo, il controllo assoluto. Questo killer seriale è assetato di potere, ma per ottenerlo non si candida alle elezioni comunali, no. Lui ama dominare le sue vittime. Potrebbe arrivare anche ad abusarne sessualmente, ma non per sfogo, piuttosto per ribadire la propria onnipotenza. Lo stupro, le sevizie, le mutilazioni… sono solo lo strumento per esercitare il controllo sulla propria vittima:

«Dillo. Avanti, dillo!».

«Sei tu… sei tu il mio padrone».

«Sì, corretto. Hai proprio ragione, sai? Adesso inginocchiati e implora».

05 Ombre in camera da letto – il Lussurioso

A lui, di esercitare il potere, non frega proprio nulla. Quello che vuole, invece, è infilare il suo coso fra le cosce di quella bambina laggiù, femminuccia o maschietto che sia.

«Ti va di fare un bel gioco con lo zio?».

Dicono che la castrazione chimica faccia miracoli. Tuttavia, questo serial-killer, uccide solo come conseguenza. Inizialmente molti di loro, prima di diventare serial killer, vengono classificati come stupratori seriali.

Hanno un loro feticcio ben preciso, un oggetto dei desideri che ricercano con ossessione. Anche il modus operandi segue determinate fantasie, precedentemente sviluppate. Possono essere attratti da un certo tipo di persone, come: giovani donne (teenager), bambine, bambini, anziane signore, omosessuali, ecc. E le loro fantasie possono comportare il feticismo, il sadismo, il bisogno di mutilare o squartare la vittima e di collezionarne alcune… parti anatomiche.

Critiche e conclusioni

Abbiamo detto, inizialmente, che classificare non è mai un’operazione facile. Le categorie, per definizione, sono spesso troppo rigide. Uno stesso soggetto potrebbe rientrare in più di una categoria. Il lussurioso potrebbe anche essere assetato di potere, ad esempio. Inoltre, la categoria del visionario e quella del missionario, spesso coincidono.

Ci sono altre classificazioni, più recenti e aggiornate di questa, che oggi vengono utilizzate dagli investigatori. Ho voluto esporre questa perché, nonostante sia datata, non lo è poi così tanto e il viaggio che abbiamo intrapreso oggi aveva comunque bisogno di una base di partenza da cui evolversi.

Soprattutto, per quanto mi riguarda, c’è una critica che può venir mossa a questa classificazione più di ogni altra, cioè la mancanza di una categoria divenuta ormai famigerata: il cannibale.

Caro follower, vieni a cena da me questa sera?

______________

Bibliografia
  • Ronald Holmes, James De Burger, Serial Murder, Newbury Park, Sage, 1988;
  • Vincenzo Mastronardi, Manuale per operatori criminologi e psicopatologi forensi, Milano, Giuffré Editore, 2001;
  • Vincenzo Mastronardi, Ruben De Luca, I Serial Killer, Roma, Newton Compton editori, 2009.

P.S. I dialoghi in calce sono frutto della mia fantasia.

22 Comments on “5 categorie di serial-killer

  1. La rubrica si fa interessante. Non pensavo ti interessare i thriller e i polizieschi. La classificazione credo sia importante per creare il profilo del serial killer, come da profiler della serie Criminal Minds.

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    • Grazie, ci sto lavorando parecchio.
      Più che i thriller o i polizieschi, mi interessano loro: i serial killer, gli stupratori seriali, gli psicopatici; calati nella propria realtà, nella propria psicosi… forse sono anch’io uno di loro. 😉

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  2. Eccezionali i tuoi dialoghi, sai? Mi piacciono da morire! E finalmente leggo qualcosa di tuo che parla (moltissimo) di te. Articolo interessante. Avevo affrontato (quando avevo aperto un blog su Medium temporaneo) l’argomento serial killer, ma sotto tutt’altro aspetto. Tuttavia avevo comunque trovato le fonti che hai analizzato anche tu, e il quadro dei serial killer che hai dipinto è sostanzialmente perfetto. Costruire un serial killer credibile è davvero difficile. Ci provai tempo fa, ma poi accantonai l’idea di scrivere un thriller insieme a un’amica e mi dedicai a ciò a cui sto lavorando ora. Credo che sia fondamentale una cosa, quanto mai semplice (ed era ciò che scrissi nel famoso post): dobbiamo guardarci attorno. La realtà troppo spesso supera l’immaginazione, per cui… leggi tanta cronaca nera (estera soprattutto) e troverai spunti per realizzare serial killer perfetti. La settimana scorsa ho letto di un serial killer che uccideva… chi si faceva selfie. Vogliamo parlarne? C’è materiale in abbondanza per scriverci su (^.-)
    E se vorrai leggere quel famoso post, fammi un fischio che lo ri-uppo sul mio blog attuale (^^)

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    • Grazie Alessia, ma… trovi ci sia tanto di me perché pensi che abbia parecchia familiarità con l’argomento, o per cos’altro? 😛
      Hai perfettamente ragione, la realtà supera la fantasia. È una gara impossibile da vincere e il mondo, nella profondità delle sue manie, mi regala sempre molti stimoli nuovi al riguardo. Se c’è, però, una cosa che ho imparato sull’argomento – creare personaggi realistici (serial killer compresi) – è che ogni cosa, anche la più piccola e insignificante, scaturisce da qualcos’altro che sta a monte. Scopri il passato e avrai il futuro. Almeno, quello più probabile.
      Ri-uppa l’articolo, lo leggerò con interesse. 😉

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      • Sarà fatto, lo metto in coda (^^)
        No, credo ci sia molto di tuo e del tuo stile, non certo perché ti considero un pazzo potenzialmente psicotico! La rubrica si fa interessante e non vedo l’ora di leggere il resto. Come dici tu, tutto sta a monte. L’importante è non far passare il cattivo per una vittima di terzi, ma renderlo concreto e forte. D’altra parte, di Male è pieno il mondo: perché indorare la pillola sostenendo che un cattivo lo è diventato perché gli hanno rubato la merendina a scuola?

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        • Fai male a non considerarmi un pazzo potenzialmente psicotico. 😉
          Io non vedo l’ora di scriverlo il resto. 🙂
          Condivido: niente relativismo per i miei serial killer. Senza dimenticare che, secondo le statistiche, una cospicua percentuale di serial killer hanno avuto un’infanzia perfettamente normale.

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  3. Ma lo sai che mi dispiace non averci pensato io per prima? Una rubrica del genere… sguazzare tra i lati oscuri dell’animo umano, e tra gli schizzi di sangue… 😀
    Scherzi a parte, l’argomento è interessante e lo hai inquadrato bene, con quel tocco di umorismo che ci sta bene. Mi sa che stai facendo un buon lavoro di approfondimento, perciò grazie di condividerlo con noi!

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    • Grazie, Grazia. Fa sempre un po’ effetto dirlo, sembra uno scioglilingua. Tornando all’argomento… è un anno che ci lavoro a dirti la verità. Inoltre mi sono accorto che con questi temi mi trovo parecchio a mio agio. Forse, un po’ troppo a mio agio. 😛

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  4. Molto bello il post e complimenti per la rubrica!

    Hai affrontato il tema in maniera sapiente e non vedo l’ora di leggerne gli sviluppi.

    Interessante come questo sia il mio primo post dopo le vacanze natalizie XP

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    • Ti ringrazio allora per l’esclusiva. Io non vedo l’ora di scrivere il secondo… forse dovrei pubblicare più di una volta a settimana, ma è ancora troppo presto per cambiare già i piani. 😉

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