Storie brevi

Perché scrivere un racconto al posto di un romanzo?

Mi trovavo al solito bar, quello sotto l’ufficio. Era uscito da poco su Confidenze La grande nevicata. Servendomi il pranzo e approfittando della familiarità, la cameriera che lavora lì mi si fece vicina e sottovoce mi disse: «Ieri sono andata su internet per cercare il tuo racconto, ma ho trovato un romanzo scritto da qualcun altro…» Gliene avevo accennato distrattamente la settimana prima. Con lei non corro il pericolo d’apparire vanesio. Per qualche istante la fissai immobile, senza riuscire davvero a comprendere quello che mi stava dicendo. Poi… poi ho capito.


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Il sostantivo è stato l’argomento dello scorso mini-ripasso. Abbiamo visto cos’è e come si forma un nome; abbiamo visto che il sostantivo è un elemento grammaticale variabile, perché il suffisso può flettersi per accordarsi al numero e al genere, operazione necessaria per la coerenza sintattica della frase. Il discorso è lungo e non può essere esaurito in un solo articolo. Oggi parleremo della distinzione di genere.


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Il gusto della composizione geometrica

Io possiedo una mente limitata, e quindi razionale. Diversamente da Leopardi, non riesco a cogliere l’infinito ma solo piccole porzioni finite di esso. E di queste, ciò che davvero amo è il dettaglio, o meglio: la sua precisione.

La predilezione per le forme geometriche, per le simmetrie, per le serie e, potrei aggiungere, per l’ordine, l’esattezza, la precisione, la concretezza si scontra con il limite della misura.

«Alle volte cerco di concentrarmi sulla storia che vorrei scrivere,» scriveva Calvino, «e m’accorgo che quello che m’interessa è un’altra cosa». Ciò che metteva a disagio Calvino, e anche me, è il rapporto tra un argomento definito e la vastità quasi infinita di possibili variabili e alternative: «È un’ossessione divorante, distruttrice, che basta a bloccarmi. Per combatterla, cerco di limitare il campo di quel che devo dire, poi a dividerlo in campi ancor più limitati, poi a suddividerli ancora, e così via. E allora mi prede un’altra vertigine, quella del dettaglio».